di Alfredo Sgarlato – La serata finale di Su La Testa 2026 è preceduta da un concerto itinerante nelle piazze di Albenga, con il folk accorato e trascinante di Beatrice Campisi, la tradizione d’autore tra impegno e ironia di Lorenzo Santangelo, le atmosfere sospese e jazzate della talentuosa Frey, il pop scanzonato di Mano Manita, il cantautorato venato di America e psichedelia di Gianmaria Simon, musicisti molto interessanti che vi invito a seguire per ricredervi se pensate che la musica oggi sia agonizzante.

La terza serata è un evento veramente speciale: cinquant’anni fa usciva “Desire”, uno dei dischi più belli di Bob Dylan, cui faceva seguito un tour diventato leggenda che si chiamò “Rolling Thunder revue”. Chi ama quel disco sicuramente lo fa anche per i bellissimi fraseggi della violinista Scarlett Rivera, e proprio lei è protagonista di questa nuova tournée evento, insieme allo straordinario bassista Rob Stoner, che della tournée originale era anche il direttore artistico. Andrea Parodi, cantautore innamorato della musica americana più volte ospite a Su La Testa ha coinvolto vari musicisti di grande talento, che si aggiungono a loro, tra cui James Maddock, Michelle Stodart, David Ford, il nostro Riccardo Maccabruni.

Apre la serata Graham Weber, dalla vocalità molto dylaniana. Canta un’intensa versione di “Like a rolling stone”, ridotta all’osso, voce e chitarra, a mostrare come quella canzone, che cambiò la storia della musica con le sue sonorità elettriche, sia stupenda di per sé. I vari protagonisti si alternano nelle varie canzoni sia del disco celebrato, che con altri classici dylaniani, non possono mancare “I shall be released” o “Simple twist of fate”. Si narra che sia stato proprio un gioco del caso ad aver fatto incontrare Dylan e Scarlett Rivera, che oltre che bravissima violinista è anche un’ottima cantante dalla voce piena di soul, e lei, che dell’Italia ha fatto una seconda patria, omaggia anche De Andrè con un’intensa cover di “Hotel Supramonte”, indossando una splendida maglietta “fuck ICE”.

All’affiatato e funambolico gruppo di musicisti si aggiunge Vinicio Capossela, folletto fuori dal tempo e dallo spazio, che canta Dylan in italiano, recita Dylan Thomas che a Bob ispirò il nome d’arte, e omaggia Matteo Salvatore, il cantore pugliese dei poveri e degli sfruttati. Quindi saluta con una versione strappalacrime di una delle sue canzoni più belle, “Ovunque proteggi”. La musica fluisce ritmata ed emozionante, i vari musicisti si alternano nel cantare la celeberrima “Hurricane”, che tratta di uno dei più orribili casi di razzismo, spesso è nelle interpretazioni di altri musicisti che la grandezza dell’autore Dylan emerge, e così avviene stasera, con questi formidabili interpreti che sanno rendere al meglio la grandezza dell’autore, uno dei giganti del ‘900 e del 2000 (pochi premi Nobel furono così sensati) attraverso la propria, enorme, sensibilità, e la loro classe allo strumento.

Una serata che resterà a lungo nei ricordi dei presenti, che ha chiuso splendidamente un’ottima edizione, e che è proseguita nel dopo festival con gli amici americani che ci hanno deliziato con classici del rock’n’roll e della canzone. Un grazie sentito all’Associazione Zoo e a tutti coloro che hanno collaborato, come i fonici guidati da Alessandro Mazzitelli, e appuntamento al prossimo anno.










*Foto di Roberto Ruaro
