di Alfredo Sgarlato – Seconda serata per la diciottesima edizione di Su La Testa, con anteprima pomeridiana con la presentazione del progetto “Incollocabili. Sulle tracce di Giorgio Olmoti”, in cui l’opera e il pensiero dell’eclettico scrittore e narratore sarà portata avanti dando spazio ai giovani, con laboratori nelle scuole e un concorso letterario. Hanno partecipato i docenti e romanzieri Patrizia Petruccione e Riccardo Aicardi e i musicisti Davide Geddo, Ginez, Federico Sirianni, Gianmaria Simon e Lorenzo Santangelo.

Quindi il concerto serale, che si apre con gli imperiesi Roommates, una band che suona una musica tra hard rock e grunge ma anche con un forte afflato melodico; potremmo citare come riferimento i Queens of the stone age, e infatti Nick Oliveri è uno dei molti artisti stranieri che hanno collaborato con loro. Tecnicamente impeccabili, precisi, gran voce quella del cantante, chitarristi mai sopra le righe, ottimo batterista, sanno coinvolgere il pubblico con una musica potente ma mai eccessiva. Personalmente non vado matto per questo genere, ma ascoltandoli non potevo non pensare che un gruppo così, se fosse americano, avrebbe già avuto varie copertine sulle riviste specializzate.

Secondo set con Nicole Coceancig, cantautrice friulana, che nel suo primo disco “Zohra” racconta la storia di una ragazza pakistana che si finge uomo per fuggire dal suo paese e raggiungere l’Occidente. Sola sul palco, senza usare loop o effetti, con solo la voce – splendida – e la chitarra Nicole dà vita a una performance veramente emozionante. L’uso della lingua friulana non è di inciampo per l’ascoltatore ma anzi fornisce ulteriore fascino alle canzoni, dando mistero e aumentando l’impatto emotivo, già comunque fortissimo grazie alla bravura dell’artista e alla potenza dei contenuti. Su La Testa spesso è il trampolino di lancio per musicisti poco noti al di fuori dalla nicchia: immaginiamo che lo sarà anche per questa musicista dal talento cristallino, la vera rivelazione di questa edizione.
Un’altra cantautrice, la siciliana Magma, accompagnata dal bravo Rino Candela alla chitarra elettrica, apre la seconda parte. Un talento ancora acerbo ma promettente, che esegue una ricerca intimista su testi e melodie, con canzoni personali, ben arricchite dai suoni effettati, stile “shoegazing” del chitarrista Candela.

Gran finale con Mauro Ermanno Giovanardi, che accompagnato da Eugene, molto più che una spalla, alle tastiere, presenta il nuovo album “E poi scegliere con cura le parole”. Un monito che in questi tempi bui andrebbe rivolto a chiunque, ma pochi hanno il talento e la classe di Giovanardi, il più bravo musicista della nostra generazione (ovviamente insieme al compianto, indimenticabile, Paolo Benvegnù). Le canzoni nuove sono belle e gli arrangiamenti elettronici curati da Eugene funzionano, il timbro vocale caldo e suadente di Giovanardi è sempre quello degli esordi. Hanno spazio anche classici dell’artista come “Io confesso”, “Nel centro di Milano”, la stupenda “Come ogni volta”, “Dentro me”, cover degli sconosciuti Negazione che dava il titolo al secondo album dei La Crus. Riuscite anche le cover di “Garofano nero”, oscura hit del beat italiana trasformata in canzone new wave e di un classico assoluto della new wave, “Love will tear us apart”, in una versione intima e commovente che ha dato i brividi ai fan.

Una bellissima serata che ha avuto una degna continuazione del dopo festival, in cui tutti gli artisti che si sono esibiti nel pomeriggio e nel concerto serale hanno cantato da par loro classici della canzone italiana e del rock deliziando i presenti. Appuntamento a oggi pomeriggio nelle piazze e stasera all’Ambra con ancora tanta grande musica.

*Foto di Andrea Bertallot e dalla pagine Facebook di Su La Testa
