Attualità | (effe) — La truffa comincia quasi sempre prima della porta di casa. Prima del volto dello sconosciuto, prima della richiesta di gioielli, prima del bonifico. Comincia con una telefonata. Dall’altra parte della linea c’è qualcuno che si presenta come carabiniere, maresciallo, avvocato, operatore bancario. Non chiede subito denaro: costruisce una scena. Un incidente stradale, una rapina, un’indagine, un conto corrente da mettere al sicuro. Poi stringe il tempo, isola la vittima, la tiene al telefono e le fa credere che l’unico modo per aiutare un familiare sia consegnare oro, contanti o disporre un trasferimento di denaro.
Nel Savonese questo schema è tornato più volte negli ultimi mesi, con varianti diverse ma una struttura comune. A Vado Ligure, una donna di 85 anni è stata contattata con il falso racconto di un incidente causato dal marito: avrebbe dovuto consegnare i preziosi a un presunto carabiniere per coprire inesistenti spese risarcitorie. Il marito, insospettito, si è rivolto alla Stazione dei Carabinieri; i militari sono intervenuti nell’abitazione e hanno trovato l’uomo già in possesso dei monili appena consegnati. L’arresto è stato poi convalidato e nei confronti dell’indagato è stato disposto il divieto di dimora nella provincia di Savona.
Poche settimane prima, ad Albisola Superiore, il meccanismo era stato ancora più articolato. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri di Savona riportata da AlbengaCorsara, una donna di 73 anni era stata chiamata da un finto maresciallo: la targa dell’auto del marito sarebbe risultata collegata a una rapina in gioielleria a Savona. Il marito era stato invitato a recarsi in caserma, mentre la donna veniva trattenuta al telefono. In quel caso i Carabinieri hanno arrestato due uomini originari della Campania e recuperato gioielli per circa 5 mila euro.
A Cairo Montenotte, invece, la truffa ha assunto una forma più vicina alla frode bancaria. Un’anziana è stata contattata prima da un falso operatore Nexi e poi da un interlocutore qualificatosi come carabiniere. Con il pretesto di bloccare un presunto tentativo di svuotamento del conto, la donna è stata convinta a trasferire oltre 26 mila euro su un conto indicato dai truffatori.I Carabinieri sono poi riusciti a ricostruire il flusso del denaro e a sequestrare circa 12.700 euro, somma ritenuta residuo del profitto illecito.
Il dato locale pesa ancora di più in un territorio tra i più anziani del Paese. I dati consolidati di struttura demografica al 1° gennaio 2025 indicano, in provincia di Savona, 80.779 residenti con almeno 65 anni su 267.064 abitanti complessivi: gli anziani rappresentano così circa il 30,2% della popolazione. L’indice di vecchiaia arriva a 308,1, cioè oltre tre residenti con almeno 65 anni ogni giovane sotto i 15 anni. Gli aggiornamenti più recenti disponibili nel 2026 confermano un quadro sostanzialmente stabile: al 30 novembre 2025, secondo elaborazioni della Camera di Commercio Riviere di Liguria su dati ISTAT, i residenti in provincia risultano 267.030. Non è un dettaglio statistico: in un territorio con una quota così alta di popolazione anziana, le truffe telefoniche non sono solo reati contro il patrimonio, ma un problema di sicurezza sociale, familiare e comunitaria.
Il “finto carabiniere” funziona perché sfrutta tre leve insieme: l’autorità, la paura e l’urgenza. L’autorità serve a disarmare la diffidenza: chi chiama usa gradi, caserme, procedure, nomi di uffici o presunti magistrati. La paura riguarda quasi sempre un familiare: un figlio, un nipote, il marito, una persona cara. L’urgenza impedisce alla vittima di ragionare, verificare, richiamare un parente o comporre il 112. Il tempo della truffa è breve, ma intensissimo: pochi minuti bastano per trasformare l’ansia in obbedienza.
La telefonata non è quasi mai un episodio improvvisato. In molte indagini emerge una divisione dei ruoli: chi telefona, chi mantiene la vittima in linea, chi passa a ritirare denaro o gioielli, chi organizza spostamenti e fuga. Una maxi operazione dei Carabinieri in Liguria, coordinata dalla Procura di Genova, ha recentemente ricostruito 54 episodi di truffe pluriaggravate, consumate o tentate, per un profitto illecito complessivo superiore a 700 mila euro; secondo gli investigatori, il copione prevedeva sedicenti marescialli o avvocati, incidenti inesistenti, richiesta di cauzioni e un “corriere” inviato a casa per il ritiro di contanti e preziosi.
Il passaggio decisivo, quasi sempre, è l’isolamento. Il truffatore tiene la persona al telefono per impedirle di chiamare il figlio, il coniuge, un vicino, il 112. La vittima non deve avere tempo né silenzio. Per questo la risposta più efficace è anche la più semplice: interrompere la conversazione. Chiudere la chiamata non è maleducazione, è prevenzione. Le vere forze dell’ordine non chiedono denaro, oro, bonifici o gioielli per evitare arresti, chiudere pratiche, bloccare indagini o risarcire incidenti.
I Carabinieri, nelle proprie indicazioni di prevenzione, invitano a diffidare delle apparenze, a non aprire la porta agli sconosciuti, a non fidarsi del solo tesserino di riconoscimento e, in caso di telefonate sospette con richieste di denaro, a prendere tempo e chiamare il numero unico di emergenza 112 o un parente. (Leggi i consigli dei Carabinieri)
La prevenzione, però, non può essere lasciata solo alla vittima. Deve diventare una piccola rete quotidiana: famiglie, vicini, amministratori di condominio, sportelli bancari, farmacie, parrocchie, associazioni. In molti casi basta una domanda in più — “Hai verificato con tuo figlio?”, “Hai chiamato il 112?”, “Aspettiamo insieme prima di consegnare qualcosa?” — per spezzare il circuito della paura.
C’è infine un altro nodo: la vergogna. Chi subisce una truffa spesso teme di essere giudicato, di apparire fragile, ingenuo, incapace di badare a sé. È proprio questa vergogna che aiuta i truffatori, perché ritarda la denuncia e rende più difficile recuperare denaro e beni. Nel caso di Cairo Montenotte, il recupero è stato solo parziale anche per il tempo trascorso prima dell’avvio delle indagini; in altri episodi, invece, l’intervento rapido ha consentito di recuperare integralmente la refurtiva.
La regola da ripetere, senza giri di parole, è questa: quando una telefonata collega un familiare in pericolo a una richiesta di soldi, oro, bonifici o consegne immediate, bisogna fermarsi. Non aprire. Non consegnare. Non trasferire denaro. Chiudere la chiamata e chiamare il 112. Nel tempo breve della truffa, anche pochi secondi di dubbio possono salvare i risparmi di una vita.
effe
