Regione: approvata la relazione annuale della Commissione antimafia

Tra i punti, la relazione evidenzia la presenza della ’ndrangheta in Liguria, il ruolo dei porti nel narcotraffico e le iniziative per il recupero dei beni confiscati.

Consiglio Regione Liguria

Attualità | Il Consiglio regionale ligure ha preso atto all’unanimità della Relazione annuale sulle attività svolte dalla VI Commissione nel 2025. La relazione era stata approvata all’unanimità dalla commissione stessa nella seduta del 7 aprile scorso. La relazione è stata illustrata dal presidente della VI Commissione Andrea Orlando (Pd). [Leggi: Mafie, Orlando (PD): “Liguria snodo strategico delle organizzazioni criminali, servono più controlli su appalti, porti e fondi pubblici”].

Jan Casella (Avs) ha osservato che la relazione avrebbe meritato più attenzione da parte della Giunta e ha poi ringraziato il presidente della Commissione Antimafia Andrea Orlando per il lavoro svolto “che permette una conoscenza più approfondita del fenomeno mafioso in Liguria”. Casella ha, inoltre, ringraziato il prof. Umberto Centi, consigliere e presidente della Commissione Antimafia nella precedente legislatura, per la legge sui beni confiscati e ha ricordato come sia fondamentale continuare a finanziare la legge.

Veronica Russo (FdI), vicepresidente della VI Commissione, ha dichiarato che la relazione è un vero e proprio excursus sul fenomeno in Liguria e ha ringraziato il lavoro fatto anche dal presidente della VI Commissione nella precedente legislatura, Roberto Centi. La consigliera ha sottolineato che il contrasto alla criminalità organizzata richiede sempre nuovi strumenti e che deve essere portato avanti in modo compatto da tutte le forze politiche perché solo con l’impegno di tutti si possono raggiungere risultati importanti.

Armando Biasi (Lega Liguria-Salvini) si è unito ai ringraziamenti e ha sottolineato la grande qualità del lavoro svolto e il coinvolgimento del territorio, citando il fatto che i membri della Commissione si sono recati nelle Prefetture per raccogliere informazioni e testimonianze. Biasi ha posto l’accento sul fatto che i comuni medio-piccoli spesso non hanno le risorse e le conoscenze dei pericoli derivanti dalle nuove mafie e ha concluso con un plauso allo spirito di trasparenza della Commissione in quanto la lotta alle mafie non deve avere un colore politico, ma una sensibilità culturale.

Chiara Cerri (FI Berlusconi) ha rilevato che questo lavoro ha visto unite tutte le forze politiche e ha sottolineato l’importanza di coinvolgere le scuole nella conoscenza e diffusione di queste informazioni. Cerri si è complimentata e ha ringraziato il presidente Orlando e il vicepresidente Russo per il lavoro svolto.

Alessandro Bozzano (Noi Moderati) ha aggiunto che la Commissione Antimafia tratta temi delicati che riguardano da vicino gli amministratori locali. Il consigliere ha auspicato che l’atteggiamento trasparente e approfondito che c’è stato nella Commissione Antimafia sia assunto in tutti gli ambiti che riguardano il Consiglio. 

Le “fonti” della Commissione antimafia

Nell’avvio dei lavori la Commissione ha svolto, per ciascuna provincia ligure, un ciclo di audizioni con i Prefetti, il Procuratore distrettuale antimafia, i Questori, i Comandanti provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e con il Capo centro della Direzione investigativa antimafia. E per la prima parte del 2026, la VI Commissione ha convenuto di proseguire e consolidare l’attività conoscitiva secondo due principali direttrici: il confronto diretto con le autorità giudiziarie, impegnate nel contrasto alle organizzazioni criminali nei territori di origine dei sodalizi mafiosi, e le audizioni con rappresentanti della società civile e delle associazioni attive nella promozione della cultura della legalità e nel contrasto alla criminalità organizzata.

Struttura e gerarchia della criminalità calabrese

Dalle audizioni è emerso come la forma di criminalità organizzata maggiormente significativa e strutturata sul territorio ligure sia quella di matrice calabrese, riconducibile alla ’ndrangheta, che costituisce una macroarea denominata Liguria, alla quale fanno riferimento altre unità periferiche, i cd. locali, collocate in alcune aree del territorio ligure, sia nel Levante che nel Ponente. Secondo alcune ricostruzioni investigative, il locale di Genova assumerebbe anche il ruolo di Camera di controllo regionale, denominata Liguria con la funzione di raccordo tra il crimine reggino e le unità periferiche liguri. Il locale di Ventimiglia, invece, svolgerebbe la funzione di Camera di passaggio, a garanzia di una sorta di “continuità” operativa con le analoghe proiezioni ultra nazionali presenti in Costa Azzurra (Francia).

La “mafia silente”

È stato rilevato come la ’ndrangheta, al pari delle altre organizzazioni criminali presenti, tenda oggi ad agire in forma sempre più discreta e mimetica, dando luogo a quella che viene definita “mafia silente” perché ha una spiccata capacità di occultamento delle attività illecite e assume crescente rilievo il ruolo imprenditoriale delle organizzazioni mafiose, orientato in particolare al riciclaggio di capitali di provenienza illecita, con il concreto rischio di acquisizione diaziende in difficoltà economica da destinare a tali finalità.

I “nuovi reati”

È, conseguentemente, emerso come l’attenzione investigativa si sia concentrata anche sui reati contro la pubblica amministrazione e le frodi tributarie che possono costituire significativi “reati spia”. La strategia mafiosa appare, infatti, in evoluzione e, con essa, anche l’approccio investigativo, sempre più orientato all’analisi degli indicatori economico-finanziari, quali l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la turbativa d’asta, l’indebita percezione di fondi pubblici – con particolare riferimento alle risorse del PNRR – e altre condotte analoghe.

I porti liguri nodi del traffico internazionale di stupefacenti

I porti di Genova, La Spezia, Savona e Vado Ligure sono individuati come nodi nevralgici del traffico internazionale di stupefacenti, in particolare della cocaina proveniente dal Sud America, per la rapidità dei collegamenti con il Nord Italia e il Nord Europa, e spesso sono utilizzate specifiche tipologie di strutture (magazzini refrigerati) e di merci (deperibili) per occultare le sostanze stupefacenti. La Liguria rappresenta il 18,2% degli eventi portuali di sequestro a livello nazionale, il dato più alto del Nord Italia.

Nuove tecniche criminali: rip-ogg e drop off

I soggetti deputati ai controlli portuali si confrontano con tecniche criminali sempre più sofisticate, che includono il cosiddetto rip-off, cioè il recupero dei carichi dai container tramite operatori portuali infedeli, l’impiego di sommozzatori per il prelievo di partite di droga fissate alle chiglie delle navi, e la tecnica del drop-off, cioè i carichi vengono abbandonati in mare e poi recuperati attraverso sistemi di localizzazione satellitare.

Arriva la mafia albanese

Con riferimento alla logistica del narcotraffico, è stato evidenziato come, accanto al ruolo ancora centrale della ’ndrangheta, emerge una collaborazione ormai paritetica con la criminalità organizzata albanese, che ha, progressivamente, abbandonato funzioni di mera manovalanza per specializzarsi nei servizi logistici, occupandosi del recupero, dello stoccaggio e della distribuzione delle sostanze stupefacenti.

Repressione penale e prevenzione amministrativa e white list

La repressione penale costituisce uno strumento imprescindibile, ma non esclusivo, dovendo essere affiancata da misure di prevenzione amministrativa che hanno conosciuto, negli ultimi anni, un significativo sviluppo: l’informazione antimafia interdittiva, l’accesso nei cantieri e i protocolli di legalità. A questi si affiancano le white list, cioè gli elenchi prefettizi la cui iscrizione è obbligatoria per tutte le società che intendano acquisire appalti pubblici relativi alle attività economiche maggiormente a rischio di infiltrazione mafiosa. E l’efficacia di tali strumenti è supportata dalle informazioni delle Banche Dati Nazionali Antimafia. La prevenzione collaborativa consente un approccio graduale e proporzionato al caso concreto, evitando l’automatica applicazione di misure interdittive che precluderebbero l’accesso ai contratti con la pubblica amministrazione favorendo, invece, percorsi di affiancamento e monitoraggio rafforzato delle imprese da parte del Gruppo interforze, con l’obiettivo di ripristinare condizioni di piena legalità, salvaguardando al contempo l’occupazione e la continuità aziendale.

Protocolli di Legalità

La Liguria ha visto in questi anni una adozione diffusa di questi strumenti che consentono, con l’accesso alla Banca Dati Nazionale Antimafia e alle altre banche dati, di tracciare i flussi finanziari di appaltatori e dell’intera filiera, il controllo degli accessi ai cantieri e la regolarità della manodopera, per evitare anche fenomeni di sfruttamento e vessazioni delle maestranze. In particolare, sono stati attivati sia Protocolli di Legalità per la ricostruzione del Ponte Morandi, per realizzare il Terzo Valico, la Nuova Diga Foranea, il Cantiere portuale di Sestri Ponente e il Tunnel Subportuale, del 2024.

I minori stranieri a rischio di sfruttamento

Queste condizioni possono favorire forme di sfruttamento da parte della criminalità organizzata, soprattutto nell’ambito del micro-spaccio e di piccole attività illecite.

I rapporti tra criminalità organizzata e istituzioni

Le audizioni hanno evidenziato come il rischio principale non sia oggi rappresentato tanto da forme di infiltrazione diretta negli enti locali quanto dalla corruzione elettorale e da modalità più sofisticate di condizionamento dei processi decisionali pubblici. Si tratta di dinamiche meno visibili, ma potenzialmente altrettanto incisive, che richiedono un costante presidio sul piano della prevenzione e della trasparenza amministrativa.

La geografia delle mafie in Liguria

Relativamente alla provincia di Genova, l’elemento caratterizzante è rappresentato dal radicamento storico della ’ndrangheta, attiva in particolare nel traffico di sostanze stupefacenti attraverso lo scalo portuale. L’approccio adottato è quello di una cosiddetta “mafia silente”. Il territorio della provincia di La Spezia è caratterizzato da una spiccata continuità criminale con Massa e con l’area toscana. Tra le criminalità di matrice straniera maggiormente presenti si segnalano quelle provenienti dall’Ecuador, da Santo Domingo e, più in generale, dall’area sudamericana. È, inoltre, da ricordare che una nuova caserma della Guardia di Finanza è stata realizzata su un terreno confiscato alla criminalità organizzata. Nella provincia di Savona, l’egemonia criminale è esercitata prevalentemente da famiglie di origine calabrese, in particolare dell’area reggina, attive anche in reati di turbativa d’asta e intimidazione. Tale egemonia risulta tuttavia, allo stato, oggetto di una progressiva messa in discussione da parte della criminalità organizzata. Nella provincia di Imperia, la contiguità con il confine francese ne determina l’utilizzo, da parte dei clan, sia come via di fuga per la latitanza sia come base per attività di riciclaggio in raccordo con la criminalità marsigliese, e c’è il crescente interesse della criminalità organizzata per lo sfruttamento dei flussi migratori clandestini, a fronte del quale va evidenziato il progressivo rafforzamento della cooperazione transfrontaliera.

Recupero dei beni confiscati alle mafie

La nostra regione detiene il primato della confisca “unitaria” più rilevante del Nord Italia con il sequestro Canfarotta (100 immobili nel centro storico di Genova). Secondo l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati il totale dei beni confiscati, tra immobili e aziende, è stato di 457 al 2024 (erano 444 nel 2023). I beni oggetto di recupero secondo la legge apposita sono stati 206 per il 2024 (erano 169 nel 2023). Il recupero dei beni confiscati è un tema complesso, con difficoltà oggettive, e ci sono stati spesso tentativi di riacquisizione illecita dei beni, che in taluni casi hanno dato luogo a procedimenti penali e ad arresti per turbativa d’asta.

I fondi per il recupero dei beni confiscati

Nel 2018 il Consiglio regionale ha impegnato la Giunta a destinare i primi 500 mila euro del Fondo Strategico per favorire il recupero dei beni confiscati nel Comune di Genova.

Il primo finanziamento, reso operativo nel 2020 e completato nel 2022, ha consentito il recupero a fini sociali di 44 beni. Il secondo finanziamento da parte del Fondo Strategico, nel 2022, ha consentito il finanziamento di altri 8 interventi. Questo impegno, che nelle prime due edizioni ha visto impegnate risorse per circa 700 mila euro, si è poi trasformato in una legge regionale, la legge numero 2/ del 2024, che ha consentito l’emissione di un bando da 600 mila euro diffuso sul territorio regionale per l’anno 2024 e l’avvio di strumenti di programmazione per la gestione dei beni confiscati. Nel 2025 il bando non è stato emesso. L’assessore alla sicurezza Paolo Ripamonti si è impegnato, in sede dell’ultima sessione di bilancio, a garantire la continuità dei finanziamenti per i beni confiscati nei prossimi esercizi.

La relazione si conclude con un auspicio: in considerazione dell’anniversario dei 30 anni dalla legge istitutiva sui beni confiscati, sarebbe un segnale di grande rilevanza, come richiesto da diversi soggetti audìti, il fatto che vi sia per il 2026 un impegno anche economico straordinario rispetto all’ordinaria dotazione.

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