Dalla Catalogna ad Albenga sulle tracce di San Martiriano: il gemellaggio con Banyoles torna sul tavolo e potrebbe ripartire dopo oltre vent’anni

Dalle radici comuni legate al "Vescovo sconosciuto" allo stop per le tensioni politiche in Spagna: ora il progetto potrebbe ripartire tra documenti inediti, il ruolo di Nino Lamboglia e il mistero delle reliquie trafugate dalla Gallinara.

foto di gruppo nella sala del comune

Attualità | di Mary Caridi. C’è una cittadina della Catalogna che da oltre vent’anni guarda ad Albenga con l’obiettivo di costruire un legame istituzionale e culturale stabile. Si tratta di Banyoles, una realtà unita alla città ingauna da un filo storico e identitario profondo che affonda le radici nella figura misteriosa e carismatica di San Martiriano. Secondo la tradizione, il Santo fu vescovo di Albenga tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, prima di diventare il venerato patrono della cittadina catalana, dove il suo culto è ancora oggi talmente sentito che, alla fine dell’Ottocento, quasi ogni abitante portava il suo nome.

Su queste basi si è sviluppata, nel tempo, la volontà di costruire un gemellaggio ufficiale. I primi contatti risalgono agli anni Ottanta, seguiti da un momento significativo nel 2017, quando una delegazione catalana visitò  il comune di Albenga governato dal sindaco Giorgio Cangiano e con una delibera praticamente già pronta per ufficializzare il gemellaggio. Ma il percorso subì una brusca frenata per ragioni di opportunità politica e prudenza diplomatica, legate alle tensioni tra la Catalogna e il governo centrale spagnolo. Solo nell’agosto del 2022, con un quadro politico più disteso, da Banyoles è ripartita ufficialmente la richiesta di riprendere il dialogo, trovando oggi una rinnovata attenzione anche ad Albenga, finendo sul tavolo del Sindaco Tomatis e del presidente del consiglio comunale Alberto Passino, che già nel 2017 aveva seguito la pratica da assessore al turismo. Questo potrebbe essere il momento giusto per ripartire.

Ma dietro la diplomazia si nasconde un “giallo” storico affascinante. Sebbene la Chiesa di Albenga annoveri Martiriano tra i suoi santi, non possiede i documenti ufficiali del suo episcopato. Queste carte preziose esistono invece e sono custodite nel Monastero di Santo Stefano a Banyoles, pronte a essere mostrate a chiesa e comune non appena il gemellaggio sarà formalizzato. A riscoprire questo legame fu, negli anni ’70, il celebre archeologo Nino Lamboglia, che nella Rivista Ingauna e Intemelia pubblicò uno studio sul “Vescovo sconosciuto”, svelando come Martiriano avesse vissuto sull’Isola Gallinara insieme ai monaci benedettini.

Proprio il legame con Lamboglia è riemerso durante l’incontro del 2017 : un cittadino di Banyoles ha raccontato con emozione ad Alberto Passino e a Don Giorgio Brancaleone che suo nonno fu grande amico dell’archeologo. La storia che lega i due territori narra che il Vescovo di Albenga Iuncio, scoraggiato per essere riuscito a convertire solo cinque persone in cinque anni, chiamò in soccorso Martiriano. Il monaco, con gesta prodigiose e miracoli, fece immediatamente breccia nel cuore degli albenganesi, riuscendo dove il suo predecessore aveva fallito.

Le sue reliquie, trafugate in epoca antica dall’Isola Gallinara, riposano oggi nel Monastero di Banyoles. Per Don Giorgio Brancaleone, la conferma dell’esistenza di documenti inediti in Catalogna rappresentò una notizia straordinaria, che potrebbe riaprire la strada a nuovi studi per comprendere come il corpo del Santo sia giunto fino in Spagna. Il sogno dei cittadini di Banyoles di trasformare questo antico mosaico di fede e mistero in una relazione moderna e concreta, fatta di scambi culturali tra due comunità che si scoprono, dopo secoli, sorprendentemente vicine, non è ancora finito.

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