Savona, Flash mob nazionale di sanitari contro il “bando” israeliano alle ONG

Il 26 febbraio a Savona e in oltre 60 ospedali italiani; centinaia di operatori sanitari manifesteranno contro le restrizioni israeliane alle ONG in Gaza e Cisgiordania.

Attualità | In Italia si prepara un flash mob nazionale promosso dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, previsto per il 26 febbraio, che coinvolgerà centinaia di operatori sanitari in oltre sessanta ospedali distribuiti sul territorio. L’iniziativa vuole esprimere una netta opposizione alle misure adottate dal governo israeliano nei confronti delle organizzazioni non governative (ONG) attive in Gaza e Cisgiordania.

Dal 28 febbraio, 37 ONG, tra cui Medici Senza Frontiere e Oxfam, saranno obbligate a lasciare le due aree palestinesi dopo il rifiuto di fornire alle autorità israeliane i nominativi del personale palestinese impiegato nei loro progetti. Questa richiesta, giudicata “inaccettabile e senza precedenti” dagli organizzatori della mobilitazione, ha suscitato preoccupazioni per la sicurezza di chi opera sul campo e per il rispetto del diritto internazionale umanitario.

Il flash mob, con presìdi simbolici davanti agli ingressi degli ospedali, si svolgerà anche a Savona, dove è prevista una manifestazione alle ore 12 davanti all’Ospedale San Paolo. L’iniziativa intende contrastare quella che viene definita “schedatura” e “targettizzazione” del personale umanitario, rivendicando l’autonomia professionale degli operatori sanitari e il rispetto delle norme internazionali che tutelano il loro lavoro.

Le reti promotrici invitano non solo il personale sanitario ma anche cittadini, associazioni e comitati a partecipare per manifestare contro il bando imposto da Israele alle ONG che non accettano di consegnare i dati del proprio personale palestinese. Inoltre, chiedono di difendere in Italia il diritto alla cura, la libertà di espressione e il dissenso, sottolineando la necessità che il governo italiano e la Commissione Europea intervengano affinché Israele riveda la propria decisione.

Tra i firmatari della petizione “No liste, no bersagli. Stiamo con le ONG, stiamo con Gaza”, che ha raccolto oltre 5.300 adesioni, figurano numerose associazioni impegnate per la pace e i diritti del popolo palestinese, oltre alla FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri). Quest’ultima ha sottolineato che “la protezione del personale sanitario non è una questione politica, ma un principio deontologico e giuridico fondamentale sancito dalle Convenzioni di Ginevra”.

Gli organizzatori denunciano inoltre i rischi di criminalizzazione nei confronti del personale sanitario in Palestina e ribadiscono che “antisionismo non è antisemitismo”, opponendosi a provvedimenti legislativi che definiscono “DDL antisemitismo” e a norme sulla sicurezza ritenute lesive dei diritti costituzionali.

La mobilitazione del 26 febbraio rappresenta dunque un momento di protesta collettiva finalizzata a richiamare l’attenzione sull’impatto delle restrizioni israeliane sulle attività umanitarie e sanitarie, con un appello a mantenere la tutela e la sicurezza di chi opera in contesti di conflitto.

(Red. Corsara)

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