Birra e socialità: stabile il consumo nei locali italiani

Studio AssoBirra rileva preferenze geografiche e attenzione crescente all’abbinamento col cibo

Attualità | La birra mantiene un ruolo centrale nella socialità fuori casa, ma con segnali di cambiamento nelle preferenze e nelle pratiche di consumo. Una ricerca promossa da AssoBirra e realizzata con Ipsos Doxa ha analizzato il consumo di birra nel canale HoReCa (hotel, ristoranti, bar) in Italia, fornendo un quadro aggiornato delle abitudini e delle dinamiche che caratterizzano questo settore. Lo studio, presentato in occasione del Beer&Food Attraction 2026, si basa su un’indagine condotta tra dicembre 2025 e gennaio 2026 su un campione di 210 gestori rappresentativi per tipologia di locale e area geografica.

Secondo i dati raccolti, la birra continua a essere riconosciuta come un elemento fondamentale della convivialità all’interno dei locali. Il 62% dei gestori intervistati la considera molto o abbastanza importante per la socialità, con valori più elevati negli hotel (66%) e nei bar o locali serali (64%). La rilevanza attribuita alla birra varia anche sul piano geografico, raggiungendo il 69% nel Centro Italia, mentre si attesta intorno al 58% nel Nord e al 61% nel Sud e nelle isole.

La birra accompagna prevalentemente i momenti serali, soprattutto la cena (59%), ma è presente anche durante l’aperitivo e il pranzo (entrambe al 41%), mentre il consumo nel dopocena è più frequente in hotel e locali serali (19%). Un aspetto che emerge è l’attenzione crescente verso l’abbinamento con il cibo: il 63% dei gestori segnala la presenza di clienti che scelgono consapevolmente la birra in relazione alle pietanze, una quota che sale al 73% nei ristoranti.

Dal punto di vista dell’offerta, la tipologia più richiesta rimane la lager/pils (56%), con una presenza particolarmente marcata nei bar e locali serali (69%). Tuttavia, si registra una diffusione significativa delle birre artigianali locali, scelte dal 36% dei gestori, percentuale che raggiunge il 49% negli hotel. Le birre a bassa o senza gradazione alcolica occupano una quota più contenuta, pari al 10%, con una maggiore incidenza al Nord (14%).

I fattori che influenzano la scelta della birra sono principalmente il gusto (52%), seguito dal marchio (24%) e dal prezzo (14%). Nel dettaglio, il prezzo assume maggiore rilevanza nei ristoranti, mentre nei locali serali prevalgono gusto e riconoscibilità del brand. La domanda complessiva di birra nel fuori casa è considerata stabile dal 75% degli operatori, che segnalano anche una clientela prevalentemente conservatrice: solo il 26% dei gestori la definisce aperta alle novità e appena il 9,5% ha introdotto nuove referenze o formati nell’ultimo anno, in gran parte per iniziativa propria.

Sul tema della sostenibilità, la ricerca indica che questa dimensione è ancora marginale nelle scelte di assortimento. Tra le pratiche più diffuse vi sono la raccolta differenziata e l’uso di confezioni riciclabili, mentre una quota significativa di locali non ha adottato azioni strutturate in materia. I clienti associano la sostenibilità soprattutto alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione delle produzioni locali, con un’attenzione più marcata al packaging nelle regioni meridionali.

Un elemento di rilievo riguarda la birra alla spina, che il 52% dei gestori ritiene contribuisca a migliorare l’esperienza nel locale. Inoltre, il 44% degli operatori vede un valore nel supporto offerto da produttori e distributori, soprattutto in termini di formazione e materiali promozionali, quota che sale al 56% nei locali serali.

Luciano Sbraga, Vice Direttore Generale e Direttore Ufficio Studi di FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), ha sottolineato il ruolo centrale dei pubblici esercizi nella costruzione dell’esperienza legata alla birra. “La dimensione sociale e conviviale dei pubblici esercizi è il vero motore del consumo fuori casa e, di conseguenza, anche della birra: è nei locali che il prodotto smette di essere una semplice bevanda e diventa parte di un’esperienza, costruita su servizio, competenze e qualità dell’offerta”, ha affermato. Ha inoltre evidenziato come rafforzare la proposta della birra, soprattutto alla spina, e integrare prodotti locali siano elementi fondamentali per evitare che la birra venga percepita come una commodity.

Secondo Sbraga, la creazione di valore nel fuori casa passa anche attraverso la capacità di costruire esperienze coerenti con il contesto, con un’attenzione particolare all’ambiente e all’assortimento, nonché all’innovazione e alla sostenibilità come leve strategiche. “Investire nella professionalità dell’imprenditore e del personale, nella qualità del servizio e in una gestione consapevole dell’offerta è la condizione necessaria per rafforzare il modello del fuori casa”, ha concluso.

La ricerca completa è disponibile sul sito di AssoBirra.

(Red. Corsara)

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