La Commissione Europea approva un prestito da 390 milioni per Acciaierie d’Italia – ex Ilva

La Commissione autorizza un prestito temporaneo per sostenere Acciaierie d’Italia in insolvenza e evitare impatti occupazionali.

Politica / Economia | La Commissione Europea ha autorizzato un prestito di salvataggio di 390 milioni di euro a favore di Acciaierie d’Italia (AdI), principale produttore integrato di acciaio in Italia, con l’obiettivo di garantire la copertura dei costi operativi nei mesi che precedono il trasferimento dell’azienda a un nuovo gestore acquirente. La misura rientra nell’ambito delle norme europee sugli aiuti di Stato e si colloca in un contesto di difficoltà finanziaria per AdI, che da febbraio 2024 è sottoposta a una procedura di insolvenza e attualmente in fase di cessione tramite gara.

AdI, con circa 10.000 dipendenti distribuiti su otto stabilimenti, tra cui quello importante di Genova, e ha nella sua unità produttiva di Taranto il sito di maggior rilievo: un impianto di 15 milioni di metri quadrati, capace di produrre fino a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio grezzo al carbonio e che impiega circa 8.000 lavoratori. Questo stabilimento fornisce acciaio a diversi settori, tra cui automotive, elettrodomestici, costruzioni, packaging e ingegneria meccanica.

La Commissione ha valutato il prestito nel quadro dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), una norma che consente agli Stati membri di sostenere alcune attività economiche in condizioni specifiche. Poiché il settore dell’acciaio è escluso dalle linee guida comunitarie del 2014 relative agli aiuti per salvataggio e ristrutturazione, l’intervento è stato esaminato con criteri ad hoc, tenendo conto di un progetto di revisione delle linee guida che prevede di includere il comparto siderurgico.

Secondo la Commissione, il finanziamento è giustificato dalla necessità di evitare un impatto sociale rilevante, in particolare nella regione Puglia, dove il tasso di disoccupazione supera la media europea. La chiusura improvvisa delle attività di AdI potrebbe aggravare la situazione occupazionale e danneggiare l’intera filiera industriale legata alla produzione dell’acciaio. Il prestito è stato definito proporzionato, limitato ai costi operativi previsti e con una durata massima di sei mesi. Successivamente, l’Italia dovrà presentare un piano di ristrutturazione, liquidazione o dimostrare il rimborso del prestito.

La Commissione ha inoltre sottolineato che né AdI né la sua precedente gestione, ILVA, hanno ricevuto aiuti di salvataggio o ristrutturazione negli ultimi dieci anni, elemento che contribuisce a escludere effetti distorsivi significativi sulla concorrenza. “Il prestito non incide in modo sproporzionato sulla concorrenza con altri produttori di acciaio e sul mercato interno europeo,” ha precisato l’esecutivo comunitario.

Parallelamente, resta aperta una procedura d’infrazione avviata nel 2013 nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva sulle emissioni industriali, in relazione alle condizioni operative dello stabilimento di Taranto. La Commissione ha chiarito che il prestito sarà utilizzato esclusivamente per coprire spese correnti come salari e forniture, senza influire sulle azioni in corso relative all’adeguamento ambientale. Inoltre, il governo italiano ha annunciato che il nuovo gestore dovrà impegnarsi nella decarbonizzazione dell’impianto, prevedendo la dismissione delle aree a carbone e l’installazione di forni elettrici per mantenere la capacità produttiva autorizzata.

La decisione della Commissione prevede che in futuro, per garantire parità di trattamento tra le imprese siderurgiche, si applichino criteri analoghi nell’analisi degli aiuti di salvataggio o ristrutturazione destinati a questo settore.

(effe / Red. Corsara)

Annuncio affiliato