Il Consiglio regionale della Liguria celebra il Giorno del Ricordo

Seduta solenne a Genova con la partecipazione di autorità, studenti e lo storico Stefano Pilotto

Attualità | Il Consiglio regionale della Liguria ha dedicato una seduta solenne al Giorno del Ricordo, commemorazione istituita per mantenere viva la memoria delle vittime italiane delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, avvenuti nel secondo dopoguerra. La cerimonia, tenutasi nell’Aula Sandro Pertini a Genova, ha visto la partecipazione di autorità, studenti e rappresentanti istituzionali, tra cui il presidente dell’Assemblea legislativa Stefano Balleari e lo storico Stefano Pilotto, che ha pronunciato l’orazione ufficiale.

La ricorrenza intende richiamare l’attenzione sulle persecuzioni subite dagli italiani di Istria, Dalmazia e Fiume a seguito della caduta del regime fascista e dell’avanzata delle forze jugoslave. Questi episodi, segnati da violenze e rappresaglie contro la popolazione italiana, si tradussero in un massiccio esodo che modificò profondamente la composizione demografica di quelle aree.

Nel suo intervento, Balleari ha definito il Giorno del Ricordo come «un dovere di verità, dovuto alla storia e all’identità stessa della nostra Nazione». Ha richiamato l’attenzione sulle foibe, descritte come «nere gole del Carso» simbolo di «una violenza cieca», e sull’esodo che ne seguì, «senza precedenti nella storia italiana». Il presidente ha inoltre denunciato gli atti vandalici subiti da una targa commemorativa a Genova, sottolineando come «la storia è fatta di passi avanti nella condivisione della memoria» e ammonendo contro «la violenza e l’ignoranza».

L’intervento di Pilotto ha collocato questi avvenimenti in un quadro storico più ampio. Ha illustrato le radici dei legami culturali e linguistici degli italiani con le coste orientali del Mar Adriatico, sviluppatisi fin dall’epoca romana, e ha analizzato le tensioni generate dai movimenti irredentisti e dalle politiche italiane di italianizzazione durante il fascismo. Ha evidenziato che le violenze della Seconda guerra mondiale coinvolsero più parti, con atrocità commesse sia da forze tedesche e italiane sia da gruppi jugoslavi. Pilotto ha inoltre ricordato la difficile accoglienza riservata agli esuli in Italia, spesso stigmatizzati come fascisti, posizione che definisce errata.

Nel corso della seduta è stata anche premiata la XXIV edizione del concorso regionale riservato agli studenti delle scuole superiori liguri, intitolato «Il sacrificio degli italiani della Venezia Giulia e Dalmazia». L’iniziativa, prevista dalla legge regionale n. 29 del 2004, coinvolge giovani provenienti da diverse località della Liguria e si propone di promuovere la conoscenza e la riflessione su questa pagina della storia italiana. I vincitori parteciperanno a un viaggio nei luoghi originari dell’esodo tra il 23 e il 27 marzo.

L’ORAZIONE UFFICIALE DI STEFANO PILOTTO

Lo storico ha ricostruito le vicende storiche che, a partire dalla espansione dell’Impero Romano, spinsero molti abitanti della penisola italiana a radicarsi in alcune aree della penisola balcanica entrando, così, a rappresentare il tessuto sia culturale che linguistico di buona parte delle coste orientali del Mar Adriatico. Alla luce di questo passato, Stefano Pilotto ha spiegato le motivazioni che alimentarono i movimenti irredentisti, sia nella seconda metà del ‘800 che durante la Prima Grande Mondiale, in quelle regioni che erano ancora sotto il dominio dell’impero asburgico.

«Nel 1922 il fascismo – ha aggiunto – tentò di legittimare la sovranità su quei territori cercando di favorire lo sviluppo della cultura italiana e della lingua italiana, ma ci furono misure che urtarono le popolazioni di ceppo slavo, che vivevano in quei territori e non avrebbero amato la italianizzazione dei cognomi o l’imposizione dell’uso della lingua italiana». Lo storico ha poi ricostruito le fasi alterne della Resistenza slava contro l’occupazione tedesca fino alla caduta del fascismo: «Ci sono state certamente le violenze da parte dei tedeschi e degli italiani in Jugoslavia, ma ci sono state anche atrocità compiute dagli jugoslavi nei confronti italiani».

E, a questo proposito, Pilotto ha ricordato la tragedia delle foibe, i 300 mila esuli italiani e l’ostilità e la diffidenza con cui la Repubblica, nata dalle ceneri della guerra, accolse gli esuli «sulla base di stereotipi secondo i quali quelli che erano andati via da quelle terre erano sicuramente fascisti e, come tali, dovevano essere trattati da una repubblica democratica e antifascista, mentre quelli rimasti là erano comunisti. Niente di più sbagliato». Pilotto ha sottolineato che lo stesso Pietro Nenni, capo del Partito Socialista Italiano, mentre era Ministro degli esteri del Governo provvisorio italiano nel 1947 aveva chiesto di rivedere le condizioni del trattato di pace, che escludevano Istria Quarnaro e Dalmazia dall’Italia, perché “urtano la coscienza nazionale” e ha ricordato la commozione del ministro della difesa Paolo Emilio Taviani quando, nel 1954, Trieste venne definitivamente restituita all’Italia.

Secondo lo storico l’ultimo, positivo punto di svolta è del 2004 quando la legge del senatore Roberto Menia «ha permesso all’Italia di fare mente locale su quegli eventi, di capire quanto tutto ciò rappresentava per noi, per la nostra storia, per la nostra coscienza di italiani, per la nostra conoscenza storica. E – ha concluso – la seduta di oggi e, nei prossimi giorni, le ore nelle scuole saranno preziose per capire meglio una pagina tragica della storia del nostro Paese e per guardare con maggiore serenità al futuro».

(Red. Corsara)

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