I parlamentari liguri PD chiedono il voto fuori sede per il referendum di marzo

Il Partito Democratico propone emendamenti per permettere il voto fuori sede nel referendum costituzionale del 22-23 marzo.

Politica | Il Partito Democratico della Liguria sollecita il governo affinché garantisca il diritto di voto ai cittadini fuori sede in occasione del referendum costituzionale previsto per il 22 e 23 marzo. La questione riguarda milioni di persone che studiano o lavorano lontano dal proprio Comune di residenza e che, secondo i parlamentari del PD ligure, rischiano di trovarsi di fronte a una scelta difficile: rinunciare al diritto di voto o sostenere oneri economici e logistici problematici.

Il senatore Lorenzo Basso e i deputati Alberto Pandolfo, Valentina Ghio e Luca Pastorino hanno espresso in conferenza stampa a Montecitorio la necessità di modificare il decreto che regola il referendum per includere una modalità di voto che permetta agli elettori fuori sede di esprimersi nel luogo in cui si trovano temporaneamente. Questa proposta si basa su precedenti esperienze di voto “fuori sede” già sperimentate con esito positivo.

Si tratta di un tema che il PD ligure ha portato all’attenzione del Parlamento fin dal 2014, con una proposta specifica per consentire agli studenti fuori sede di votare nel domicilio effettivo. La questione, spiegano i parlamentari, riguarda il principio di uguaglianza tra cittadini e la piena attuazione del diritto elettorale.

Negli ultimi anni, la richiesta si è rafforzata anche attraverso iniziative civiche, come il comitato “Voglio votare fuorisede”, che ha presentato un disegno di legge mirato a stabilire regole chiare e permanenti. Parallelamente, a Genova è in corso un contenzioso giudiziario che riguarda proprio il diritto di voto degli elettori fuori sede nelle elezioni del 2018 e 2019; la Corte d’Appello ha concluso l’udienza e attende di decidere se sottoporre la questione alla Corte Costituzionale.

I parlamentari PD sottolineano come la mancata inclusione del voto fuori sede nel prossimo referendum costituzionale risulti anomala rispetto alle precedenti sperimentazioni e “incomprensibile” proprio in un momento in cui la partecipazione elettorale è centrale per la legittimazione democratica. Basso, Pandolfo, Ghio e Pastorino chiedono quindi alla maggioranza di riconsiderare il decreto, evidenziando che “non c’è nessuna ragione tecnica che possa giustificare un passo indietro”.

Il voto fuori sede, concludono, non deve essere considerato una concessione, ma un diritto fondamentale per chi vive lontano dalla propria città per motivi di studio, lavoro o salute. Gli esponenti del PD sollecitano l’approvazione degli emendamenti presentati e l’avvio di un percorso che porti a una soluzione strutturale, garantendo così un accesso più equo al voto.

(Red. Corsara)

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