Politica / Economia | L’Unione europea e l’India hanno chiuso il negoziato su un accordo di libero scambio destinato a incidere in modo rilevante sugli scambi tra le due economie. L’intesa è stata definita a Nuova Delhi il 27 gennaio, al termine di un percorso negoziale iniziato nel 2007, interrotto per quasi un decennio e ripreso nel 2022. Ora il testo passa alle procedure di approvazione previste nei rispettivi ordinamenti, prima di poter entrare in vigore.
Il dato centrale riguarda l’ampiezza dell’apertura commerciale concordata. Secondo le stime della Commissione europea, l’accordo porterà all’eliminazione o alla riduzione dei dazi sul 96,6% delle esportazioni europee di beni verso l’India. In termini economici, Bruxelles calcola un risparmio complessivo di circa 4 miliardi di euro l’anno in diritti doganali per le imprese dell’UE e una possibile duplicazione delle esportazioni di merci verso il mercato indiano entro il 2032. Attualmente gli scambi di beni e servizi tra le due parti superano i 180 miliardi di euro annui e sono collegati, sul versante europeo, a circa 800 mila posti di lavoro.
Il contesto in cui l’accordo si inserisce è quello di un rafforzamento delle relazioni economiche con un paese che rappresenta la quarta economia mondiale per dimensione del PIL e il più popoloso al mondo, con circa 1,45 miliardi di abitanti. Nonostante questi numeri, le esportazioni europee in India restano inferiori rispetto ad altri mercati, in larga parte a causa di barriere tariffarie particolarmente elevate. Il negoziato ha avuto come obiettivo proprio la riduzione di questi ostacoli, insieme a una maggiore prevedibilità normativa.
Sul fronte industriale, l’intesa prevede una riduzione graduale dei dazi su alcuni comparti chiave. Le tariffe sulle automobili, oggi fissate al 110%, scenderanno progressivamente fino ad arrivare a livelli intorno al 10%, con un meccanismo contingentato, mentre i dazi sui componenti auto saranno eliminati nell’arco di cinque-dieci anni. Sono inoltre previste ampie liberalizzazioni per macchinari, prodotti chimici e farmaceutici, settori in cui dazi attuali possono raggiungere rispettivamente il 44%, il 22% e l’11%. Secondo la Commissione, si tratta delle concessioni più estese mai accordate dall’India a un partner commerciale.
Una parte rilevante dell’accordo riguarda anche il settore agroalimentare, storicamente penalizzato da imposte all’importazione in India molto elevate. I dazi medi, oggi superiori al 36%, saranno in larga misura ridotti o azzerati per diversi prodotti europei. È il caso, ad esempio, dei vini, che vedranno una riduzione iniziale dal 150% al 75%, con un’ulteriore discesa nel tempo, e dell’olio d’oliva, per il quale è prevista l’eliminazione completa dei dazi entro cinque anni. Al tempo stesso, Bruxelles ha escluso dalla liberalizzazione alcuni comparti considerati sensibili, come carne bovina, pollame, riso e zucchero. Le importazioni dall’India continueranno inoltre a essere soggette alle norme europee in materia di sicurezza alimentare e sanitaria.
L’accordo non si limita ai beni. Per la prima volta, l’India accetta impegni particolarmente estesi sull’accesso al proprio mercato dei servizi, in settori come quelli finanziari e del trasporto marittimo. La Commissione sottolinea che le concessioni in questo ambito superano quelle contenute in altri accordi firmati da Nuova Delhi. Sono previste anche disposizioni dettagliate sulla tutela della proprietà intellettuale, che rafforzano la protezione di marchi, diritti d’autore, disegni industriali e segreti commerciali, avvicinando i quadri normativi delle due parti.
Un capitolo specifico è dedicato alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di rendere più accessibili le informazioni sull’utilizzo dell’accordo e di ridurre gli oneri amministrativi. Sono previsti punti di contatto dedicati e procedure più trasparenti, pensate per facilitare l’ingresso delle aziende di dimensioni minori nei rispettivi mercati.
Dal punto di vista istituzionale, l’intesa include anche impegni in materia di sviluppo sostenibile. Le parti hanno concordato disposizioni su ambiente, clima, diritti dei lavoratori e parità di genere, accompagnate da meccanismi di consultazione e cooperazione. In parallelo, è prevista la firma di un memorandum per la creazione di una piattaforma UE-India sulla cooperazione climatica, con un possibile sostegno finanziario europeo fino a 500 milioni di euro nei prossimi due anni, subordinato alle regole di bilancio dell’Unione.
Sul piano politico, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di un accordo che «approfondisce la partnership tra le due maggiori democrazie del mondo» e che «crea una zona di libero scambio da due miliardi di persone», sottolineando l’importanza della cooperazione basata su regole condivise. Il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha messo l’accento sul lavoro negoziale di lungo periodo e sulla necessità, ora, di garantire che «le imprese possano ottenere benefici concreti nel più breve tempo possibile». Il valore geopolitico dell’accordo è evidente.
I prossimi passaggi sono di natura procedurale. I testi negoziati saranno pubblicati, sottoposti a revisione giuridica e tradotti in tutte le lingue ufficiali dell’UE. La Commissione presenterà quindi la proposta di firma e conclusione al Consiglio. Dopo la firma, serviranno il consenso del Parlamento europeo e la decisione finale del Consiglio, oltre alla ratifica da parte indiana. Solo al termine di questo iter l’accordo potrà produrre effetti giuridici.
(effe / Red. Corsara)
