Nuova Giunta Liguria, acceso dibattito in Consiglio regionale

Il presidente Bucci difende l’aumento degli assessori previsto dalla legge

Oggi il Consiglio regionale della Liguria ha affrontato un acceso dibattito sulla nuova composizione della Giunta, presentata dal presidente Marco Bucci nella seduta di martedì scorso. La discussione ha messo in evidenza tensioni tra maggioranza e opposizione, con critiche e difese che riflettono le diverse visioni sul futuro politico e amministrativo della regione.

Il dibattito sul nuovo assetto della Giunta regionale è stato aperto da Stefano Giordano (Mov5Stelle), che ha detto: «Questa Giunta ha aggiunto una stanza a una casa che non ha un assetto stabile» ha sottolineato: «In una regione che ha molti problemi, la Giunta dovrebbe concentrarsi sul lavoro da fare, non aumentare le spese per ampliare l’esecutivo». Selena Candia (Alleanza Verdi e Sinistra) ha detto che la maggioranza scricchiola ed è da sempre preoccupata di creare nuove poltrone: «Ora abbiamo un esecutivo sbilanciato rispetto al Consiglio». Anche Gianni Pastorino (Andrea Orlando Presidente) ha criticato l’incoerenza tra l’aumento degli assessori eil mantenimento dello stesso numero di consiglieri. Davide Natale (Pd) ha sottolineato: «Il silenzio della maggioranza è un segno di grande imbarazzo e di debolezza. Questa è una manovra prettamente partitica che non ha nessun impatto migliorativo sui cittadini».

Per la maggioranza è intervenuto Federico Bogliolo (Vince Liguria) affermando: «Le liste civiche non hanno niente di meno rispetto ai partiti, rappresentano il territorio e hanno il compito di rispondere concretamente ai cittadini». Jan Casella (Alleanza Verdi e Sinistra) ha denunciato «la mancanza di linea e di visione». Secondo Armando Sanna (Pd) «la morte del civismo è la sintesi di ciò che è accaduto in aula. Bucci, che ha sempre detto di essere libero dai partiti, è stato smentito. Ma il vero dato è l’immobilismo di questa Regione».

Angelo Vaccarezza (Forza Italia Berlusconi) ha sottolineato: «Il numero di assessori non è termometro di buon governo, come hanno dimostrato le elezioni regionali passate» e ha difeso il ruolo fiduciario dell’assessore Morich e la recente riforma della sanità varata dalla Giunta Bucci. Sara Foscolo (Lega Liguria-Salvini) ha precisato: «Il lavoro che sta cercando di fare questa amministrazione è positivo, perché è composta da persone competenti. La Liguria è una regione difficile e, dunque, è giusto avere più assessori che potranno così affrontare al meglio i problemi del territorio». Carlo Bagnasco (Forza Italia Berlusconi) ha dichiarato: «Sono molto orgoglioso di rappresentare un partitoche ha saputo fare sintesi. Voglio ringraziare la squadra di governo. Le polemiche sul numero di assessori sono sterili».
Rocco Invernizzi (FdI) ha sottolineato che la riorganizzazione «è un passaggio strategico che rafforza la squadra di governo, accelera le riforme e risolve i problemi del territorio. Sottoscriviamo queste scelte con orgoglio e senso di responsabilità».

Andrea Orlando (Pd) ha criticato la riorganizzazione della Giunta: «È una scelta non necessaria ed è stata fatta, soprattutto, per rispondere a esigenze di carattere politico». Secondo il consigliere «il fatto che questo governo regionale sia diventato della Lega, tradisce l’apporto civico con cui era stato eletto». Marco Frascatore (Orgoglio Liguria) ha ribadito la bontà delle scelte del presidente Bucci: «La nostra scelta è legittima e l’opposizione critica senza avere ancora dato il tempo alla Giunta di lavorare» e ha aggiunto: «Il civismo non è affatto morto, è ben rappresentato in Consiglio regionale».

Al termine del dibattito è intervenuto il presidente Marco Bucci: «Sono molto deluso dagli interventi della minoranza perché ho sentito discorsi non adeguati. L’aumento degli assessori – ha precisato – deriva da una legge dello Stato, tuttavia sono d’accordo sul fatto che andrebbero aumentati anche i consiglieri. In ogni caso la spesa complessiva non aumenta». Rispetto alle osservazioni di alcuni consiglieri di minoranza sulle liste civiche, il presidente ha puntualizzato: «Nel marzo 2017 abbiamo fatto liste civiche per Genova che hanno avuto grandissimo successo, perché il civismo è offrire servizi per i cittadini senza essere condizionati dai partiti. Questo non vuol dire – ha aggiunto – che i partiti hanno torto, ma essere civici significa avere la libertà di fare ciò che i cittadini chiedono senza essere assoggettati alle logiche dei partiti». Secondo Bucci, «la scelta di aumentare gli assessori era necessaria perché è un’opportunità data dal Parlamento di fare un lavoro migliore».

L’intervento del presidente Bucci in assemblea

“Il numero dei consiglieri non lo decide il presidente, lo stabilisce la legge dello Stato, e io mi sono limitato ad applicarla. Oggi la normativa consente di fermarsi a nove: avrei preferito tornare a undici, ma ci atteniamo a quanto prevede la legge in attesa dell’aumento del numero dei consiglieri previsti a partire dalle prossime elezioni. Voglio essere chiaro, in Liguria la spesa complessiva non aumenta”. Queste le parole del presidente della Regione Liguria Marco Bucci, intervenuto oggi nel corso del consiglio regionale in merito alla nuova Giunta regionale.

“Rivendico inoltre con forza la scelta del civismo – prosegue Bucci – che mi appartiene dal 2017, dalla prima esperienza da sindaco di Genova. Civismo significa servizio ai cittadini e non spartizione di incarichi. Questo non vuol dire non dialogare con i partiti, significa non esserne condizionati, come invece sta accadendo al Partito Democratico. Il nostro è un modo di lavorare diverso dal loro, è più concreto e più vicino ai cittadini. Per questo motivo respingo una lettura meramente politica della scelta sugli assessori perché è una questione di metodo e risultati. Noi non applichiamo il manuale Cencelli, né tantomeno versioni ‘al quadrato’. Una situazione ben diversa da quella della Puglia, dove si è scelto di governare con logiche di pura spartizione arrivando ad assegnare super consulenze a ex governatori che non hanno avuto un incarico in giunta. Questo non è il nostro modello. Quando parlo di territorio, infatti, non parlo di provenienza geografica degli assessori, ma della capacità di dare risposte concrete. Le esigenze del territorio sono quelle che arrivano dai cittadini, non certo quelle che servono a tenere in piedi equilibri politici”. 

​Aggiunge il presidente Bucci: “A chi pensa che l’obiettivo sia semplicemente produrre atti amministrativi, rispondo che l’atto è un mezzo, non il fine. Il fine è fare le cose, ottenere risultati concreti, perché i cittadini non vivono di delibere ma di soluzioni. Chi sostiene che in questi anni non sia cambiato nulla, evidentemente non guarda ciò che accade. Penso alla sanità: i miglioramenti ci sono stati, ed è scorretto non riconoscerli. C’è una differenza enorme tra un disavanzo causato da inefficienze e un disavanzo dovuto a investimenti strategici. Sul tema dei rifiuti, poi, sento lezioni da un Partito Democratico che a Roma realizza i termovalorizzatori e qui non riesce nemmeno a esprimere una posizione unitaria; da una parte dice no, dall’altra dice sì. Noi invece ​proseguiamo confrontandoci con chi vive i territori, per chiudere il ciclo dei rifiuti. Concludo con un dato politico chiaro: i voti della maggioranza erano e restano 18. È una maggioranza con una forte identità, anche civica, che ha una visione chiara e che lo ha dimostrato lavorando, rimboccandosi le maniche. Alle critiche rispondiamo come abbiamo sempre fatto: andiamo avanti​ con ancora maggiore determinazione​”. 

Le dichiarazioni dei gruppi di minoranza a margine del Consiglio; Giunta, Opposizioni in Regione Liguria: “Civismo ridimensionato”

“Dopo questo nuovo assetto della Giunta – dichiara il consigliere regionale PD Andrea Orlando intervenuto in aula – si tradisce, di fatto, l’apporto civico di questa maggioranza, che aveva rappresentato un elemento distintivo e decisivo, e che oggi risulta chiaramente ridimensionato. Con questo nuovo assetto si obbedisce a indicazioni politiche nazionali e si compie una scommessa precisa: Bucci affida la Regione Liguria a San Edoardo Rixi. È una scelta che segna un passaggio politico netto e che ha conseguenze evidenti. La Liguria sarà meno autonoma e sempre più normalizzata dentro il quadro politico nazionale. È un dato politico evidente: non si negozia con chi viene dato per scontato. Bucci, con questo nuovo assetto, è oggi molto più ‘scontato’, perché verrà considerato a tutti gli effetti un presidente di area Lega. In una campagna elettorale costruita quasi esclusivamente sul tema delle infrastrutture, se guardiamo oggi allo stato delle opere liguri, non possiamo registrare alcun progresso concreto. Non c’è nulla di nuovo. Al contrario, emergono punti interrogativi accanto a lavori che venivano dati per scontato: il tunnel subportuale, quello della Val Fontanabuona, l’aumento dei costi della Diga. Il quadro delle prospettive della Regione non è più solido, ed è assai lontano dalle promesse fatte. Serve inoltre una maggiore chiarezza sul disavanzo della sanità, tema che non può più essere eluso. Non sottolineiamo questi elementi con alcuna soddisfazione. Al contrario, ciò che ci preoccupa è che il cambiamento dell’assetto politico determini una sudditanza nei confronti del Governo nazionale, proprio nel momento in cui la Regione dovrebbe avere maggiore forza e capacità di incidere. L’impressione è che a Genova si urli e a Roma si bisbigli, in modo remissivo. Qui ognuno ha rinunciato alle proprie opinioni in nome della sudditanza ai partiti”.

“L’allargamento della Giunta regionale non è un progetto per la Liguria, ma una manovra di sopravvivenza politica del centrodestra – dichiara il capogruppo del Partito Democratico in Regione Armando Sanna -. Bucci parla di rafforzamento e competenze, ma i fatti raccontano altro: una maggioranza in tensione, un Consiglio sospeso, riunioni convocate d’urgenza e consiglieri che prendono pubblicamente le distanze. Questa Giunta non nasce per affrontare i problemi dei liguri, nasce per contenere le fratture interne alla coalizione di governo. La scelta di presentare come ‘tecnica’ una figura che viene immediatamente ricondotta dentro gli equilibri di partito dimostra che non c’è alcuna apertura alla società civile: il nuovo dura lo spazio di una conferenza stampa, poi rientra nei ranghi. Nessuna discontinuità, nessuna visione, solo nomi già visti e già inseriti nei precedenti assetti di potere. Il paradosso è evidente: mentre la Liguria affronta crisi pesantissime su sanità, trasporti, servizi e conti pubblici, il presidente sceglie di aumentare le poltrone. Non per governare meglio, ma per guadagnare tempo. Non per dare risposte, ma per tenere insieme una maggioranza sempre più debole. Questa non è una Giunta che guarda al futuro della Liguria: è una Giunta che si guarda le spalle, mentre fuori dal Palazzo i cittadini continuano ad aspettare risposte concrete.”

“Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Questa maggioranza ha subito e avallato scelte che non migliorano in alcun modo la qualità della vita dei cittadini liguri. Bucci ha distribuito deleghe solo per tentare di chetare le acque, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: sono nati nuovi gruppi consiliari non per una scelta istituzionale, ma per prendere le distanze da quelle decisioni. Questa è una manovra prettamente partitica, priva di visione e di qualsiasi lungimiranza, che nulla ha a che fare con l’interesse generale. Dopo quanto è accaduto, siete ancora più responsabili di fronte ai liguri. Le risorse pubbliche devono essere spese per rispondere alle reali esigenze delle persone, non per equilibri interni alla maggioranza. Da oggi parte la nostra battaglia: una battaglia politica e civile per rimettere al centro i cittadini, i loro bisogni e il futuro della Liguria”, Consigliere Davide Natale segretario PD Regione Liguria intervenendo in consiglio regionale sulla Giunta.

“Questa manovra di palazzo conferma, a livello ligure, la crisi del sistema democratico in Italia. Bucci va avanti a colpi di delibere e incarichi, ma a pagare il conto sono i cittadini, perché le nuove poltrone, create dall’inizio della legislatura, costano un milione e mezzo di euro l’anno. La maggioranza è sempre più litigiosa ed è tenuta insieme solo con le poltrone, non da un progetto di Liguria. Il presidente della Regione continua ad accentrare i poteri e a controllare l’apparato tecnico e amministrativo, invece che impegnarsi per farlo funzionare. Invece che investire risorse nel funzionamento della struttura, si spendono soldi pubblici per premiare persone di fiducia del presidente. Questo avviene dopo avere indebolito il ruolo del segretario generale, fondamentale per l’equilibrio tra giunta e consiglio regionale, che è stato messo all’angolo, per lasciare posto ai fedelissimi di Bucci, tra cui due capi di gabinetto, uno dei quali ha uno stipendio di oltre 209 mila euro l’anno. Il centrodestra in Liguria pensa solo a sistemare gli amici, invece di risolvere i problemi socio-economici della nostra regione. Pensiamo alla riforma sanitaria, fatta in fretta e furia ma partita già con la retromarcia. Pensiamo alla mancanza di attenzione per la terza età, nella regione più anziana d’Italia. Pensiamo ai tanti giovani che emigrano: nel 2024, sono aumentati del 23% i liguri tra i 18 e i 39 anni che sono andati a vivere fuori regione. Pensiamo all’emergenza abitativa, con la conclamata insufficienza di case per i residenti a prezzi accessibili. Pensiamo alla mancanza di un piano per lo sviluppo economico, per una transizione industriale che possa combattere la disoccupazione. Purtroppo a Bucci non interessa minimamente affrontare questi temi”, attacca Selena Candia, capogruppo regionale di AVS.

“Se dopo dodici mesi si sente il bisogno di rimettere mano alla macchina di governo, significa che qualcosa non ha funzionato nel centrodestra – dichiara il Consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Orlando e rappresentante di Linea Condivisa – L’aumento del numero degli assessori non è di per sé un problema tecnico. Il punto vero è politico: se si rafforza l’esecutivo senza rafforzare allo stesso tempo la rappresentanza e il controllo del Consiglio, si crea uno squilibrio che indebolisce la democrazia regionale. Non basta aumentare il numero degli assessori: ciò che conta é se questa scelta produrrà davvero un salto di qualità nei servizi, la risposta è no. Non migliorerà l’efficienza amministrativa, le risposte ai territori che chiedono investimenti su sanità e trasporti. Preoccupa in particolare la gestione sanitaria da parte del presidente Bucci. In pochi mesi si è ribaltato un assetto costruito in anni, sostituendolo con un sistema che parte con deroghe, incertezze organizzative e un impianto informatico ancora fragile. Una riforma sanitaria fatta di fretta su una materia che riguarda l’80% del bilancio regionale, senza una visione complessiva e senza mettere davvero al centro la sanità territoriale, il ruolo delle professioniste e professionisti, rischia di produrre più problemi di quanti ne risolva”.

“La riorganizzazione della Giunta regionale non è un atto tecnico né neutro, ma una scelta politica che arriva nel momento sbagliato e in un contesto profondamente fragile. La Liguria oggi è come una casa con problemi strutturali: sanità in affanno, conti incerti, liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso sotto pressione e sempre più persone costrette a rinunciare alle cure. A tutto questo si aggiungono lavoro debole e precario, crescita della povertà e dell’abbandono scolastico, un territorio esposto al dissesto idrogeologico e gestito troppo spesso solo in emergenza. In una situazione del genere, anziché mettere in sicurezza le fondamenta, la destra sceglie di aggiungere una stanza, allargando la Giunta: una decisione che appare più legata agli equilibri politici interni che a un vero progetto di rilancio e di risposte concrete ai liguri. In questo quadro il Bilancio è il cuore delle scelte, perché concentra risorse, fondi europei, programmazione e controlli: proprio per questo servirebbero massima trasparenza e una netta separazione tra funzioni tecniche e politiche. Ecco perché il passaggio diretto di Claudia Morich da un ruolo dirigenziale apicale dell’amministrazione regionale alla carica di assessora impone una riflessione di opportunità istituzionale. Attenzione, però: non si sollevano dubbi sulle competenze professionali né si muovono contestazioni personali, ma si chiede di tutelare le istituzioni e la fiducia dei cittadini. Il Consiglio ha il dovere di chiedere quali presìdi di separazione dei ruoli siano stati previsti, quali garanzie di trasparenza e quali meccanismi di astensione siano stati adottati. Il rischio non è l’illegalità formale, ma l’indebolimento della credibilità istituzionale in una Regione già attraversata da fragilità profonde e che avrebbe bisogno, prima di tutto, di rimettere in sicurezza le proprie fondamenta”. Così, il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano.

[ULTIMO AGGIORNAMENTO: 28/1/2026]

Annuncio affiliato