effe — Arriva sempre un momento, soprattutto a Natale, in cui qualcuno scrive un articolo che comincia così:
“Cinque ragioni per…”,
“Dieci cose che…”,
“Nove motivi per cui…”.
Potrebbe parlare di tutto: sentimenti, cibo, relazioni, abitudini, persino di articoli che parlano di articoli.
È una forma così diffusa che ormai non la notiamo più. Eppure continuiamo a usarla. Anche quando sappiamo benissimo cosa stiamo facendo.
Ecco allora – dubitavate? – cinque ragioni per cui scriviamo articoli tipo “Cinque ragioni per…”, pur sapendo che sì, lo sappiamo anche noi.
1. Perché il numero rassicura
Cinque è una promessa.
Non troppe, non poche. Finibili.
Il lettore sa cosa lo aspetta: un percorso breve, ordinato, senza sorprese traumatiche.
In un mondo confuso, l’elenco numerato è una forma primitiva di ordine. Dice: tranquillo, non durerà all’infinito.
2. Perché fingiamo di avere il controllo
Scrivere “cinque cose” dà l’illusione che il tema sia sotto controllo.
Che sia stato misurato, pesato, selezionato.
Anche quando parliamo di emozioni, relazioni o contraddizioni umane, l’elenco ci fa sembrare competenti.
È un modo elegante per dire: non so tutto, ma almeno ho contato fino a cinque.
3. Perché è un patto onesto con il lettore
Non promette profondità assolute.
Non millanta rivelazioni definitive.
Dice semplicemente: ecco qualche osservazione, prendila per quello che è.
E in tempi di titoli urlati e verità definitive, questa modestia strutturale è quasi una virtù.
4. Perché ci permette di parlare di cose serie senza prenderci troppo sul serio
L’elenco è una scappatoia stilistica.
Ti consente di dire cose vere, anche scomode, senza doverle sostenere fino in fondo.
Se una non convince, ce ne sono altre quattro.
Se una è discutibile, fa parte del gioco.
È una forma di scrittura che accetta il dubbio come metodo.
5. Perché, alla fine, funziona
Funziona perché si legge.
Funziona perché si condivide.
Funziona perché assomiglia al modo in cui pensiamo: per frammenti, appunti, intuizioni successive.
E funziona anche quando parliamo di quanto funziona troppo.
In fondo, eccoci arrivati, gli articoli “Cinque cose che…” sono come il Natale:
ripetitivi, riconoscibili, pieni di rituali, eppure ancora capaci di dire qualcosa di vero se usati con un minimo di onestà.
E se li abbiamo usati anche qui, fino in fondo, è per una ragione molto semplice:
a volte i contenitori prevedibili servono proprio a far passare contenuti un po’ meno scontati.
Fine della lista.
Davvero.
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
