effe — A Natale succede una cosa curiosa: la rubrica del telefono si trasforma in una mappa sentimentale confusa.
Ci sono nomi che non sentiamo da mesi, a volte da anni, e che improvvisamente reclamano un posto tra gli auguri. Non per un motivo preciso. Più per inerzia, per abitudine, per una vaga forma di correttezza emotiva.
Non sono auguri profondamente o immediatamente sentiti, ma nemmeno finti. Sono auguri in qualche modo residuali.
Ecco allora cinque persone a cui facciamo gli auguri senza sapere bene perché.
1. L’ex collega
Non lavorate più insieme da tempo.
Non vi scrivete mai durante l’anno.
Eppure, a dicembre, compare il suo nome.
Con l’ex collega condividi una memoria comune fatta di pause caffè, riunioni inutili, giornate identiche. Gli auguri servono a dire: quel pezzo di vita è esistito davvero.
Non aprono una conversazione, ma tengono in vita il ricordo.
2. L’ex amico
Qui il gesto è più delicato.
C’è stato qualcosa, poi non più. Nessuna rottura clamorosa, solo un allontanamento graduale.
Fare gli auguri all’ex amico è un modo elegante per dire: non porto rancore, anche se non so più dove collocarti.
È una carezza a distanza, che non chiede risposta.
3. La persona che “era brutto non scriverle”
Non è una persona centrale, ma neppure irrilevante.
Magari un parente lontano, un conoscente storico, qualcuno che “se non scrivo poi ci resto male io”.
Gli auguri qui non nascono da un affetto forte, ma da una forma di educazione emotiva. Servono a mantenere il decoro delle relazioni, come salutare entrando in un negozio.
4. Il contatto sospeso
Non sapresti dire cosa siete.
Vi seguite, vi scrivete ogni tanto, poi silenzio.
A Natale, però, il dubbio si scioglie in un messaggio breve.
Gli auguri al contatto sospeso sono una sonda: ci sei ancora?
Se arriva una risposta, bene. Se no, la storia resta dov’è, in equilibrio precario.
5. La persona che non vedi da anni, ma che associ al Natale
Un vicino di casa dell’infanzia.
Un vecchio insegnante.
Un’amica di famiglia.
Non fanno parte della tua quotidianità, ma abitano una stagione della memoria. Gli auguri non servono a riallacciare davvero un rapporto: servono a confermare che quel filo non si è spezzato del tutto.
In fondo, questi auguri “senza un vero perché” raccontano qualcosa di preciso: le relazioni non sono tutte uguali, e non tutte devono esserlo. Alcune restano sullo sfondo, ma continuano comunque a esistere.
A Natale non scriviamo solo per avvicinarci.
Scriviamo anche per non perdere del tutto ciò che siamo stati.
E a volte, è più che sufficiente.
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
