Cinque modi imbarazzanti di fare gli auguri a Natale

Dalla chat di gruppo al messaggio vocale non richiesto.

Cinque modi imbarazzanti di fare gli auguri a Natale - effe
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effe — Fare gli auguri a Natale sembra semplice. In realtà è un terreno minato.
Basta poco per scivolare nell’eccesso, nel ritardo, nella goffaggine involontaria. Eppure continuiamo a farlo, ogni anno, con una costanza quasi commovente.

Perché gli auguri non servono solo a dire qualcosa di bello: servono a ribadire che un legame esiste ancora, anche se è sottile, sfilacciato o tenuto insieme da una chat silenziata.

Ecco allora cinque modi imbarazzanti di fare gli auguri a Natale. Imbarazzanti, sì. Ma profondamente umani.

1. Il messaggio copia-incolla

Stesso testo.
Stesso tono.
Stesso entusiasmo standardizzato.

Arriva puntuale, spesso accompagnato da una pioggia di emoji. Non è personale, ma è democratico.
Il messaggio copia-incolla dice: non ho tempo di scriverti davvero, ma non voglio ignorarti. Ed è già una forma di rispetto minimo sindacale.

2. L’audio troppo lungo

Parte con un allegro “Ehi!”.
Finisce cinque minuti dopo, senza un vero finale.

Dentro c’è di tutto: auguri, ricordi in comune, digressioni, rumori di fondo, forse anche una riflessione esistenziale.
L’audio natalizio è un regalo impegnativo: chi lo manda si espone, chi lo riceve deve trovare il momento giusto per ascoltarlo. Spesso non arriva mai.

3. Gli auguri in ritardo

Arrivano il 27, il 28, a volte il 30 dicembre.
Sono preceduti da una giustificazione implicita o dichiarata: so che è tardi, ma…

Gli auguri in ritardo sono i più sinceri e i più colpevoli. Ti ricordano che qualcuno ti ha pensato, ma non abbastanza da farlo in tempo.
Eppure fanno effetto lo stesso. Forse proprio perché non erano obbligati.

4. Gli auguri “per dovere”

Li mandi perché si deve.
Perché non scrivere sarebbe più imbarazzante che scrivere.

Non aggiungono nulla, non aprono conversazioni, non promettono sviluppi. Servono solo a mantenere il livello minimo di civiltà relazionale.
Sono il saluto educato del mondo digitale. Freddo, ma funzionale.

5. Gli auguri che sembrano l’inizio di qualcosa (ma non lo sono)

“Dobbiamo vederci.”
“Magari ci sentiamo con calma.”
“Dai, dopo le feste.”

Frasi che suonano come aperture e invece sono chiusure gentili.
Non sono bugie vere e proprie: sono possibilità lasciate sospese, che nessuno ha davvero intenzione di raccogliere. Ma dirle fa sentire tutti un po’ meglio.


In fondo, anche gli auguri imbarazzanti fanno il loro lavoro. Tengono in vita relazioni minime, ponti sottili, fili invisibili.
Non scaldano il cuore, forse, ma impediscono che si raffreddi del tutto.

E a Natale, spesso, è già abbastanza.

*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025

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