Politica / Montagna | La riunione della Conferenza Unificata oggi ha evidenziato criticità nel decreto che definisce i criteri per la classificazione dei Comuni montani. L’Anci ha sollecitato un rinvio per approfondire il confronto con le Regioni, al fine di garantire una normativa più efficace e risorse adeguate a quei territori caratterizzati da fragilità e specificità orografiche.
Richiesta di rinvio e dialogo istituzionale | Durante l’incontro di oggi (18 dicembre), il vicepresidente di Anci, Roberto Pella, ha sottolineato la necessità di coinvolgere i Comuni nella definizione dei criteri per la classificazione montana. Come ha evidenziato, “Abbiamo chiesto il rinvio perché serve un confronto finalizzato a un miglioramento del testo, che deve garantire una piena finalizzazione delle risorse e della normativa agevolata in favore di quei tanti Comuni situati in aree montane e in condizioni di fragilità”. La richiesta si inserisce nella prospettiva di un dialogo costruttivo con i presidenti delle Regioni e con il ministro Calderoli, che – ha dichiarato – “con il consueto spirito di collaborazione, venga incontro alla nostra richiesta”. Il ministro Calderoli si è detto disponibile a proseguire gli approfondimenti, ponendo alcuni paletti (leggi: Ministro Calderoli apre al dialogo sui Comuni montani).
La nuova classificazione dei Comuni montani | Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, proposto dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, rappresenta il primo atto attuativo della Legge 12 settembre 2025, n. 131. Tale legge assegna un fondo annuale di circa 200 milioni di euro per sostenere lo sviluppo delle zone montane, contrastare lo spopolamento e assicurare servizi essenziali. Il provvedimento introduce una nuova definizione di “Comune Montano”, basata su parametri di altimetria e pendenza del territorio.
I criteri identificativi e le criticità | Per essere riconosciuto montano, un Comune deve soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti: almeno il 25% del territorio si trova oltre i 600 metri sul livello del mare e almeno il 30% presenta una pendenza superiore al 20%. Come misura di riequilibrio geografico, si considerano anche Comuni con altitudine media superiore ai 500 metri s.l.m. Tuttavia, questa soglia esclude alcuni Comuni di fondo valle, geograficamente inseriti in aree montane ma con altitudine inferiore. Per compensare tale limite, si prevede il riconoscimento di Comuni completamente circondati da territori montani, con altitudine media minima di 300 metri.
Impatto sulla classificazione e sul territorio | L’applicazione di questi criteri riduce il numero complessivo di Comuni montani da 4.062 a 2.844, secondo i dati ISTAT aggiornati al 31 ottobre 2025. In particolare, 1.218 Comuni perdono la qualifica di montano, con possibili ripercussioni sulle agevolazioni economiche, fiscali e sui servizi previsti dalla normativa. Tale riduzione solleva preoccupazioni circa l’effettiva rappresentatività dei criteri adottati rispetto alle condizioni reali di marginalità e isolamento che caratterizzano molte realtà montane.
Misure e incentivi previsti dalla legge | La legge di riferimento prevede un ampio ventaglio di interventi, che comprendono incentivi fiscali per i residenti e per chi lavora da remoto nei Comuni montani, crediti d’imposta per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa, nonché agevolazioni per affitto e acquisto rivolte ai nuovi residenti. Sul fronte dei servizi essenziali, vengono stanziati fondi per la telemedicina e incentivi per il personale sanitario operante in aree isolate, oltre a indennità per insegnanti nelle scuole di montagna. Il provvedimento contempla inoltre misure per la valorizzazione dell’ambiente, dell’agricoltura biologica, della silvicoltura sostenibile e per il mantenimento delle attività economiche e sociali tipiche delle zone montane.
Trattative in corso | La discussione in Conferenza Unificata riflette la complessità di una classificazione che deve contemperare esigenze geografiche, demografiche e socio-economiche. Come ha fatto presente il vicepresidente dell’Anci, è indispensabile un confronto approfondito che consenta di perfezionare i criteri e assicurare una distribuzione equa delle risorse, evitando di penalizzare Comuni che, pur non rispondendo pienamente ai parametri tecnici, affrontano quotidianamente le sfide tipiche dei territori montani. L’esito della prossima fase di negoziazione sarà determinante per il futuro di queste comunità. Il rinvio è stato accolto molto favorevolmente da Anci Liguria (dove sono a rischio taglio una sessantina di comuni) che chiedeva da tempo un tavolo Regioni-Anci regionali di confronto e decisione condivisa a livello locale (su questo leggi: Legge Montagna: Anci frena in Conferenza Unificata).
(effe / Red. Corsara)
