Attualità / Anniversari | Il 14 dicembre 2025 segna un anniversario cruciale per l’Europa: trent’anni fa veniva firmato l’Accordo di Dayton, l’intesa che mise fine alla guerra in Bosnia-Erzegovina, uno dei conflitti etnici più violenti scoppiati il secolo scorso nel continente dopo il 1945. Una guerra iniziata nel 1992, con il collasso della Jugoslavia, che per quasi quattro anni devastò il Paese, provocando oltre centomila morti, milioni di sfollati e tragedie che hanno segnato la coscienza europea, dall’assedio di Sarajevo al massacro di Srebrenica.
Fu solo nel novembre del 1995, dopo un conflitto sanguinoso e una crescente pressione internazionale, che i negoziati condotti nella base militare di Dayton, negli Stati Uniti, portarono a un accordo capace di fermare le armi. La firma formale arrivò il 14 dicembre a Parigi. Da allora, Dayton è diventato il simbolo di una pace difficile, costruita più per fermare la guerra che per risolverne tutte le cause.
Nel clima di un’Europa oggi segnata dalla devastante guerra Russia-Ucraina, nel trentesimo anniversario del protocollo di Parigi l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas e il commissario europeo Marta Kos hanno voluto ricordare quel passaggio storico con una dichiarazione congiunta che guarda al passato senza perdere di vista il presente. L’Accordo di Dayton, scrivono, «mise fine a uno dei capitoli più oscuri d’Europa» e garantì «una pace che dura ancora oggi» .
Una pace che ha resistito, ma che non ha cancellato tutte le ferite. «Trent’anni dopo, restano sfide irrisolte del passato in Bosnia-Erzegovina», riconoscono Kallas e Kos, ricordando come il Paese continui a fare i conti con un sistema istituzionale complesso e con tensioni politiche che affondano le radici proprio negli equilibri nati a Dayton .
Nel messaggio diffuso ieri da Bruxelles c’è però anche un elemento di riconoscimento: nonostante «le difficoltà politiche affrontate nel corso di quest’anno», la Bosnia-Erzegovina «ha dimostrato resilienza», riuscendo a mantenere la stabilità e a evitare nuove escalation .
Lo sguardo dell’Unione europea è rivolto soprattutto al futuro. Per Kallas e Kos, «restare sul percorso verso l’adesione all’Unione europea», come «Paese unito e sovrano, inserito in una regione stabile e sicura», deve rimanere «l’obiettivo ultimo» . Un obiettivo che, però, richiede un cambio di passo interno: «tutti i leader politici dovrebbero concentrarsi sulle riforme necessarie per andare avanti», è l’invito rivolto alla classe dirigente bosniaca.
L’impegno europeo, assicurano i due rappresentanti, non viene meno. «L’Unione europea è pronta a garantire pace e stabilità in Bosnia-Erzegovina», ribadiscono, sottolineando come la missione militare EUFOR Althea resti «indispensabile» per il mantenimento della sicurezza sul terreno .
A trent’anni dalla fine della guerra, il richiamo finale è netto: «la Bosnia-Erzegovina deve cogliere l’opportunità di plasmare il proprio futuro europeo» . Dayton resta una pietra miliare della storia europea recente, l’accordo che fermò un conflitto brutale. Ma oggi, ricordano da Bruxelles, la vera sfida è andare oltre quella tregua armata e trasformare una pace nata dall’emergenza in un progetto politico stabile, capace di guardare finalmente avanti.
(effe / Red. Corsara)
