Politica / Economia | La Federazione genovese e ligure del Partito Comunista Italiano ha ribadito con fermezza il proprio sostegno alla mobilitazione dei lavoratori siderurgici ex-Ilva, sottolineando che “i lavoratori dell’acciaio non possono essere lasciati soli a difendere il loro posto di lavoro e l’attività produttiva”. Il PCI denuncia il fallimento del governo Meloni, definito subalterno agli interessi delle multinazionali e delle grandi finanziarie, accusate di voler “socializzare le perdite e privatizzare i profitti”, a danno della classe lavoratrice e del sistema industriale nazionale.
Il partito invita le istituzioni locali, Comune di Genova e Regione Liguria, a non restare spettatori ma ad attivarsi “immediatamente presso il governo per evitare l’ennesima perdita di posti di lavoro e di attività industriali strategiche”. Il PCI definisce la crisi dell’acciaio non come una fatalità, ma come il risultato di politiche neoliberiste che hanno favorito chiusure industriali e privatizzazioni, in linea con le direttive europee “assoggettate agli interessi di grandi multinazionali e gruppi finanziari”.
Il PCI esorta a costruire un fronte comune che coinvolga lavoratori, comitati, cittadini, sindacati, partiti e istituzioni per bloccare la chiusura e lo smantellamento degli impianti siderurgici. Il partito chiede di “basta bugie dal governo e dalle forze politiche” e propone come unica soluzione “nazionalizzare l’attività siderurgica, investire in nuovi impianti e in una vera decarbonizzazione”, rifiutando chiusure e cassa integrazione. Lucio Ottino della segreteria regionale PCI conclude che questa è “l’unica soluzione seria e percorribile” per tutelare il lavoro e contrastare le multinazionali, gli speculatori finanziari e gli affaristi che mettono a rischio il futuro industriale del paese.
(Red. Corsara)
