Parità retributiva in Europa: sfide e impegni

Per una equità retributiva concreta e duratura

Giornata europea della parità retributiva | Nel 2025, la data simbolica dell’Equal Pay Day in Europa è fissata al 17 novembre, indicando che in media le donne lavorano gratuitamente per quasi un mese e mezzo rispetto agli uomini. In una dichiarazione congiunta, ieri la Vicepresidente esecutiva della Commissione europea Roxana Mînzatu e la Commissaria europea per la parità Hadja Lahbib hanno messo a fuoco alcuni nodi che restano da sciogliere. La Commissione Europea rilancia l’impegno a ridurre il divario salariale di genere, richiamando l’attenzione su trasparenza retributiva, conciliazione vita-lavoro e rappresentanza femminile nelle posizioni apicali.

La data simbolica e il divario salariale | L’Equal Pay Day europeo cade quest’anno oggi, lunedì 17 novembre, segnalando che le donne guadagnano mediamente il 12% in meno all’ora rispetto ai colleghi uomini. Il giorno rappresenta idealmente il periodo in cui, a partire dal primo gennaio, le donne iniziano a lavorare “gratis” fino a fine anno. Come ha evidenziato la Commissione, questa riduzione di due giorni rispetto al 2024 e di una settimana rispetto al 2020 indica progressi lenti ma concreti nel contenimento del gap. Gli obiettivi raggiungibili, e da raggiungere, sono ancora però lontani.

Normative e strumenti per la trasparenza | Dal 1957 il principio di parità salariale è sancito a livello europeo, ma la sua applicazione resta ancora disomogenea. Secondo quanto afferma la Commissione, l’attuazione della Direttiva sulla trasparenza retributiva rappresenta un passo cruciale per garantire ai lavoratori l’accesso a informazioni chiare e misure efficaci contro le discriminazioni salariali. La scadenza per l’adozione parte degli Stati membri è fissata al 7 giugno 2026.

Ostacoli persistenti al raggiungimento della parità | Le cause del divario non si esauriscono nella sola retribuzione. La disparità nelle responsabilità di cura rimane un fattore determinante: le donne sostengono ancora la maggior parte del lavoro domestico e assistenziale non retribuito. La Direttiva sull’equilibrio tra vita professionale e privata tenta di equilibrare questo carico, mentre la Strategia europea per l’assistenza sociale raccomanda investimenti in servizi di cura accessibili ed economicamente sostenibili.

Segmentazione del mercato del lavoro e conseguenze economiche | La concentrazione femminile in settori a bassa retribuzione e in impieghi part-time si accompagna alla sottovalutazione sistematica di professioni prevalentemente femminili. Questo fenomeno contribuisce a un rischio più elevato di povertà per le donne, che si riflette anche in un divario pensionistico del 24,5%. In risposta, sono in preparazione la Strategia anti-povertà e il Piano per lavori di qualità, volti a rafforzare le tutele economiche.

Rappresentanza femminile e leadership | La limitata presenza delle donne nelle posizioni di vertice accentua il divario retributivo, escludendo dal processo decisionale economico una quota rilevante di talenti. La Direttiva sulla parità di genere nei consigli di amministrazione, in vigore dal 2022, mira a correggere questa asimmetria. Come hanno ricordato Minzatu e Lahbib, è essenziale un’implementazione completa e tempestiva della normativa per consolidare i risultati ottenuti e favorire ulteriori progressi.

Prospettive future e impegni istituzionali | La Commissione ha presentato quest’anno la Roadmap for Women’s Rights, delineando le tappe per una società più equa. Il prossimo Gender Equality Strategy 2026-2030 si propone di rafforzare ulteriormente le iniziative in materia di parità retributiva e diritti economici delle donne. “Il nostro impegno è chiaro”, hanno dichiarato Minzatu e Lahbib, “ogni donna ha il diritto di essere economicamente indipendente e deve essere garantita la parità di retribuzione per pari lavoro o per lavoro di pari valore”.

(effe / Red. Corsara)

Annuncio affiliato