Indagine UE su Google per presunte pratiche scorrette nel motore di ricerca

La Commissione Europea verifica il rispetto del Digital Markets Act per garantire equità e trasparenza negli accessi ai contenuti editoriali

DMA e Google | La Commissione Europea ha avviato un’indagine formale su Google per verificare se la società stia rispettando le disposizioni del Digital Markets Act (DMA) riguardanti il trattamento equo e non discriminatorio dei contenuti editoriali nei risultati di ricerca. L’attenzione è rivolta in particolare alla politica di Google che penalizzerebbe siti di editori che ospitano contenuti commerciali di terzi.

Avvio dell’indagine su Google e motivazioni | Oggi (13 novembre) la Commissione Europea ha annunciato l’apertura di una procedura volta a esaminare se Google applichi condizioni eque e trasparenti nell’accesso ai siti degli editori tramite il suo motore di ricerca. L’attenzione si concentra sulla cosiddetta “site reputation abuse policy”, che sembra penalizzare i siti dei media e degli editori che includono contenuti provenienti da partner commerciali. Google sostiene che questa politica mira a contrastare pratiche che potrebbero manipolare il posizionamento nei risultati di ricerca.

Implicazioni per gli editori e il mercato digitale | L’indagine si propone di valutare se le penalizzazioni operate da Alphabet, la società madre di Google, limitino la libertà degli editori di condurre attività commerciali legittime, innovare e collaborare con fornitori di contenuti terzi. La questione assume rilievo in un momento in cui i ricavi delle testate giornalistiche sono particolarmente sotto pressione. Come ha evidenziato Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per la Transizione Pulita, Giusta e Competitiva, l’obiettivo è garantire che i gatekeeper digitali non ostacolino ingiustamente le imprese che dipendono dalle loro piattaforme. Ha aggiunto che si vuole accertare che “gli editori di notizie non perdano importanti entrate in un momento difficile per il settore”.

Obblighi di Google secondo il Digital Markets Act | Il DMA, entrato in vigore per Google Search il 7 marzo 2024, impone a grandi piattaforme digitali di assicurare condizioni di accesso non discriminatorie e trasparenti per i fornitori di contenuti. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, ha sottolineato come l’indagine sia mirata a tutelare “il finanziamento degli editori, la loro libertà di fare impresa e, in ultima analisi, il pluralismo dei media e la democrazia”. La Commissione intende verificare se Google abbia rispettato gli articoli 6(5) e 6(12) del DMA, che regolano il ranking e le condizioni di accesso ai servizi.

Procedura e possibili conseguenze | L’avvio dell’indagine non implica un giudizio definitivo di infrazione, ma indica l’intenzione della Commissione di approfondire la questione. Se emergeranno elementi di non conformità, Alphabet sarà informata delle risultanze preliminari e delle misure ritenute necessarie per correggere la situazione. La Commissione si prefigge di completare l’analisi entro dodici mesi dalla data di apertura. Le sanzioni previste in caso di violazioni possono arrivare fino al 10% del fatturato mondiale dell’azienda, con un aumento fino al 20% in caso di recidiva. Oltre alle multe, sono possibili obblighi di cessione di attività o restrizioni su acquisizioni future.

Ruolo del Digital Markets Act nel settore digitale europeo | Il DMA rappresenta uno strumento normativo essenziale per garantire mercati digitali più competitivi e accessibili, regolando le piattaforme che fungono da “gatekeeper” tra utenti e imprese. La designazione di Google Search come servizio “core platform” ha posto l’azienda sotto il vincolo di rigorosi obblighi di conformità. La presente indagine testimonia l’impegno delle istituzioni europee nel monitorare la correttezza delle pratiche adottate da tali grandi operatori.

(effe / Red. Corsara)

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