Economia | La green economy italiana presenta risultati contrastanti: se da un lato la produzione elettrica da fonti rinnovabili cresce fino al 49%, dall’altro le emissioni di gas serra calano solo marginalmente e il consumo di suolo resta elevato. La mobilità elettrica fatica a decollare, mentre l’agricoltura biologica segna una significativa espansione. Il punto è stato fatto oggi agli Stati Generali della Green Economy 2025 che si svolgono a Rimini.
Emissioni e clima | Dal 1990 al 2024, l’Italia ha ridotto le emissioni di gas serra del 28%, ma il calo dell’ultimo anno non supera il 2%, meno di un quarto rispetto al 2023. Per rispettare l’impegno europeo di riduzione del 43% entro il 2030, il Paese dovrà intervenire con maggiore incisività nei prossimi sei anni. Il 2024 è stato l’anno più caldo nella storia nazionale, caratterizzato da oltre 3.600 eventi climatici estremi, più di quattro volte quelli del 2018.
Energia e rinnovabili | L’efficienza energetica ha fatto progressi, con un calo del 28% nei consumi per unità di PIL dal 2005, seppur inferiore alla media europea. L’Italia resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. Nel 2024 si registra un aumento dell’1,5% nei consumi finali, principalmente nei settori degli edifici e dei trasporti, individuati come i più difficili da decarbonizzare. La produzione elettrica da fonti rinnovabili ha raggiunto il 49%, una quota significativa ma ancora distante dall’obiettivo del 70% previsto dal PNIEC per il 2030. Il primo semestre del 2025 mostra un rallentamento delle nuove installazioni di solare ed eolico, in calo del 17% rispetto al 2024, attribuibile alla conclusione degli incentivi fiscali e a scelte regionali.
Economia circolare | L’Italia mantiene una posizione di rilievo in Europa per la circolarità, con un incremento della produttività delle risorse del 32% tra il 2020 e il 2024. Il tasso di riciclo complessivo supera l’86% e quello degli imballaggi arriva al 75,6%. La dipendenza da materie prime importate resta alta, al 46,6%. La crisi del mercato delle materie plastiche riciclate rappresenta un punto critico che potrebbe compromettere la sostenibilità delle raccolte differenziate.
Mobilità elettrica | Nonostante il parco auto italiano raggiunga il primato europeo con 701 veicoli ogni 1.000 abitanti, la produzione nazionale di automobili è ai minimi storici, con una quota del 2,1% sul mercato europeo. Il segmento delle auto elettriche ha registrato una contrazione del 13% nel 2024, con una quota di mercato al 7,6%, ben al di sotto della media europea del 22,7%. La maggioranza del parco circolante è ancora alimentata a benzina o diesel, e l’età media delle vetture supera i 12 anni, un dato che evidenzia il ritardo nell’adozione di nuovi modelli più sostenibili.
Agricoltura biologica e adattamento climatico | L’agricoltura italiana ha subito danni per 135 miliardi di euro dal 1980 a oggi a causa di eventi atmosferici estremi, un primato europeo. La produzione biologica continua a espandersi, con una superficie certificata e in conversione che ha superato i 2,5 milioni di ettari nel 2024, registrando un aumento dell’81% rispetto al 2014. Sicilia, Puglia e Toscana rappresentano le regioni con le maggiori estensioni. L’agricoltura rimane una componente essenziale per le strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.
Consumo di suolo e urbanizzazione | Tra il 2022 e il 2023 sono stati consumati circa 64,4 km² di suolo, equivalenti a 17,6 ettari al giorno, uno dei tassi più alti dal 2012. L’espansione urbana provoca impermeabilizzazione del suolo, accentuando il rischio di allagamenti e danni causati da eventi estremi. Tra le principali città metropolitane, Napoli e Milano presentano le percentuali più elevate di suolo impermeabilizzato, rispettivamente 34,7% e 31,8%, mentre Messina, Reggio Calabria e Palermo si attestano su valori inferiori al 6%.
Le città e la transizione ecologica | Le aree urbane italiane sono particolarmente vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale, con il 90,6% della popolazione cittadina esposta a temperature superiori ai 40°C durante l’estate 2024. L’adesione a iniziative europee e i finanziamenti del PNRR hanno favorito interventi per migliorare la resilienza e la sostenibilità, quali il potenziamento del trasporto pubblico, l’espansione delle piste ciclabili, il rinnovo delle flotte di autobus e la gestione innovativa dei rifiuti. Tuttavia, con la conclusione dei fondi PNRR nel 2026, si renderà necessario individuare nuove modalità di finanziamento per mantenere il ritmo delle trasformazioni urbane.
Prospettive e leadership italiana | Come ha evidenziato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, “conviene o meno all’Italia tornare indietro nella transizione ad una green economy decarbonizzata, circolare e che tutela il capitale naturale?” La sua risposta è negativa, sottolineando l’impatto positivo del PNRR sul PIL e sull’equilibrio dei conti pubblici. Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha dichiarato che l’Italia “ha le carte in regola per essere nel gruppo di testa di un’Europa che guardi alla transizione in modo realistico e pragmatico”, auspicando investimenti in innovazione, crescita sostenibile e sicurezza energetica.
(Red. Corsara)
