Tutela agricola e sostenibilità nel raddoppio ferroviario

Le richieste della CIA Savona per proteggere le aziende e il territorio durante i lavori sulla linea Andora–Finale Ligure

Economia e Politica | La Confederazione Italiana Agricoltori di Savona ha trasmesso le proprie osservazioni sul progetto di raddoppio e spostamento a monte della linea ferroviaria Andora–Finale Ligure. L’associazione solleva questioni riguardanti la tutela delle aziende agricole, il recupero delle superfici coltivabili e le misure compensative economiche, puntando a limitare l’impatto sui territori interessati.

Osservazioni tecniche e richieste di flessibilità sugli espropri | Le critiche di CIA Savona, espresse dal presidente Sandro Gagliolo e dal direttore Gianluigi Nario, non mettono in discussione la strategicità del raddoppio ferroviario, ma chiedono una maggiore elasticità sulle modalità di esproprio temporaneo dei terreni. Come hanno evidenziato, l’obiettivo è ridurre al minimo l’area occupata dai cantieri per contenere i disagi alle aziende agricole coinvolte, molte delle quali operano con colture intensive e rischiano gravi compromissioni delle superfici coltivabili e delle infrastrutture aziendali.

Tutela del territorio e monitoraggio ambientale | L’associazione ha sottolineato la necessità di salvaguardare le falde acquifere e la qualità delle produzioni orticole, olivicole, frutticole e vitivinicole della piana di Albenga. È stata chiesta a RFI un’attività di monitoraggio costante dei parametri ambientali, quali qualità dell’acqua, aria e polveri sottili, lungo tutte le fasi di realizzazione dell’opera. Inoltre, è stata ribadita l’importanza di mantenere l’equilibrio idrogeologico, assicurare l’utilizzo delle acque irrigue e favorire un corretto deflusso delle acque piovane per mitigare i rischi alluvionali.

Recupero delle superfici agricole e vincoli di destinazione d’uso | Secondo quanto afferma CIA Savona, la compensazione per le aziende espropriate dovrebbe prevedere il ricollocamento su nuove aree agricole, preferibilmente situate nelle zone collinari settentrionali della piana di Albenga e Villanova d’Albenga, così come nelle aree orientali fra Albenga e Ceriale. Questi territori, caratterizzati da praterie o boschi a basso fusto di scarso pregio, potrebbero essere convertiti in terreni coltivabili per evitare la chiusura definitiva delle imprese e la perdita di posti di lavoro. L’associazione ha inoltre richiesto il superamento dei vincoli di destinazione d’uso sui terreni individuati, in linea con le istanze avanzate dal sindaco di Albenga, Riccardo Tomatis.

Valutazioni economiche e compensazioni | La CIA ha manifestato perplessità circa i valori stabiliti per il risarcimento delle serre e delle strutture agricole. Come ha fatto presente, il valore unitario di 350 euro al metro quadro risulta generico e non tiene conto delle diverse tipologie costruttive e delle condizioni delle strutture stesse. In particolare, ha sollecitato un aumento delle indennità per le aziende con attività commerciali o di garden all’interno di serre, dove la qualità delle strutture è superiore. È stato inoltre richiesto un approfondimento sulle motivazioni dei valori di risarcimento per i fabbricati coinvolti, al fine di garantire piena certezza economica per tutte le imprese agricole interessate dal progetto.

Impatto sociale e prospettive occupazionali | L’associazione ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze economiche e sociali per la comunità ingauna, soprattutto in relazione al modello di sviluppo fondato sull’agricoltura di precisione e di qualità, con mercati consolidati in Italia e all’estero. Come ha argomentato, il trasferimento forzato di titolari, famiglie e dipendenti delle aziende coinvolte potrebbe comportare l’abbandono del settore, rendendo necessarie misure di sostegno e ammortizzatori sociali adeguati.

(Red. Corsara)

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