Politica e Pace | Il Presidente Sergio Mattarella ha partecipato a Roma, domenica scorsa, all’incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, dedicato al dialogo interreligioso e culturale per la pace. Il suo intervento ha messo in luce le sfide contemporanee alla convivenza internazionale, sottolineando la necessità di un impegno costante e coraggioso per superare le tensioni globali.
Il valore del dialogo interreligioso | Nel suo discorso, il Capo dello Stato ha evidenziato come l’iniziativa della Comunità di Sant’Egidio, e in particolare lo “spirito di Assisi” evocato da Giovanni Paolo II, rappresentino un richiamo significativo all’impegno collettivo per la pace. Ha rivolto un saluto alla regina Mathilde dei Belgi e alle autorità religiose presenti, sottolineando il ruolo che ritiene fondamentale delle comunità religiose come “facilitatori di pace”, capaci di promuovere solidarietà globale e mediazione. Il Presidente ha ricordato l’appello di Leone XIV a “disarmare gli animi e le parole” per favorire la riconciliazione.
Le tensioni internazionali e il ritorno della forza | Mattarella ha analizzato il mutamento dello scenario geopolitico attuale, segnalando come la fine della Guerra Fredda e l’interdipendenza globale avessero aperto una fase di pacificazione destinata a durare, ma oggi si assista a un ritorno dell’idea che la forza determini le relazioni tra Stati. In particolare, ha fatto presente che “le azioni di forza e i ‘fatti compiuti’ pretendono di assumere la natura di situazioni definitive”, pur essendo spesso la premessa di nuovi conflitti. Ha richiamato l’impegno dell’Unione Europea nel mantenere la pace tra i suoi membri, frutto di volontà democratica e non di imposizioni.
La responsabilità delle istituzioni e della società civile | L’intervento ha sottolineato il contributo essenziale di istituzioni, diplomatici e organizzazioni internazionali come l’ONU, così come dei movimenti popolari e delle comunità religiose, nel costruire ponti e sostenere percorsi di pace. Come ha ricordato il Presidente, “la pace va cercata, coltivata e osata”, richiedendo perseveranza e coraggio di fronte a “atteggiamenti che nelle relazioni internazionali pretendono di essere considerati fatti politici”, benché siano riprovevoli nelle società nazionali.
Le sfide specifiche dei conflitti attuali | Mattarella ha citato il Medio Oriente, l’Ucraina e il Sudan come esempi di contesti dove il ristabilimento di rapporti pacifici appare complesso e urgente. Le notizie recenti da Gaza, dopo gli accordi di Sharm El-Sheikh, sono state menzionate come segno di una possibile via verso la riconciliazione, seppure condizionata da pazienza e mediazione. Ha ripreso le parole del Rabbino Capo Goldschmidt secondo cui “è necessario cambiare e cercare insieme la pace”, ribadendo l’importanza di “innalzare lo stendardo della pace, anziché quello della vittoria”, citando il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayeb.
Il monito contro la guerra e l’importanza del rispetto del diritto internazionale | Il Presidente ha richiamato l’ammonimento di Pio XII del 1939: “Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra”. Ha evidenziato come, spesso, i costi umani dei conflitti siano sottovalutati dai belligeranti, e ha invitato a riflettere sul motivo per cui si impieghino ingenti risorse per la guerra anziché per la pace. Il richiamo ai principi di giustizia, equità e legalità internazionale è stato posto come fondamento imprescindibile, nel quale si riconosce la Repubblica Italiana.
La dimensione sociale della pace | Mattarella ha esteso la riflessione al di là dei conflitti armati, includendo le condizioni di povertà, le migrazioni e la disuguaglianza economica come elementi che incidono sulla stabilità globale. Ha fatto presente come la pace abbracci anche questi aspetti, richiedendo una responsabilità condivisa e un impegno collettivo per mitigare le sofferenze e promuovere una distribuzione più equa delle risorse.
Speranze e futuro | L’appello conclusivo del Presidente ha invitato a “continuare a osare la pace”, riconoscendo che essa non è un risultato acquisito ma un processo in divenire, che necessita del concorso di tutti. Ha sottolineato che la pace “conviene, è vita, è sviluppo” e che la sua costruzione si fonda su un ordine internazionale più giusto, in cui la dignità umana e la fratellanza siano principi ispiratori, come ricordato da Papa Francesco. L’incontro romano si è dunque configurato come un momento di riflessione e stimolo per un impegno rinnovato verso la coesistenza pacifica.
(effe / Red. Corsara)
