Liguria investe 68 milioni per ridurre le liste d’attesa

Potenziamento sanitario per curare i cittadini vicino a casa e contrastare la mobilità passiva

Politica / Sanità | La Regione Liguria ha stanziato 68 milioni di euro per potenziare l’offerta sanitaria e ridurre le liste d’attesa, con l’obiettivo di contrastare la mobilità passiva, cioè il fenomeno che porta molti cittadini a rivolgersi ad altre regioni per cure e prestazioni. Il piano prevede investimenti crescenti, con oltre 24 milioni nel 2025 che saliranno a più di 44 milioni annui dal 2026, e un incremento dell’attività chirurgica in ortopedia, cardiologia e cardiochirurgia, sia nelle strutture pubbliche che in quelle private accreditate, attualmente responsabili di solo il 6,7% delle prestazioni ospedaliere.

L’assessore alla Sanità Massimo Nicolò ha sottolineato che “ridurre la mobilità passiva significa permettere ai pazienti di curarsi vicino a casa, senza spostamenti gravosi e valorizzare le professionalità e le strutture liguri”. Il piano mira a una riorganizzazione delle liste d’attesa e a una presa in carico più proattiva dei pazienti, garantendo trasparenza attraverso un monitoraggio costante delle attività.

Paolo Bordon, direttore generale di Area salute e servizi sociali, ha evidenziato che “la Liguria ha un indice di vecchiaia tra i più alti in Italia”, il che comporta una domanda crescente di prestazioni sanitarie. Inoltre, la regione soffre di un alto tasso di occupazione nei reparti di ortopedia e di una carenza di anestesisti, calati del 15% negli ultimi cinque anni. Per migliorare la situazione, il piano prevede anche la proroga e la stipula di accordi con altre regioni, come Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia e Piemonte, per ridurre la mobilità sanitaria non programmata.

I dati indicano che la mobilità passiva ospedaliera in Liguria genera un saldo negativo di circa 79 milioni di euro, con le principali “aree di fuga” in ortopedia (44%), cardiologia (12,8%) e malattie del sistema nervoso (8%). La mobilità attiva, ovvero i pazienti che arrivano in Liguria per cure, si concentra nelle stesse aree, ma con percentuali inferiori.

(Red. Corsara)

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