Durante la seduta mattutina del Consiglio regionale si è discusso il Disegno di Legge 79, che modifica l’organizzazione amministrativa e la dirigenza della Regione Liguria. La maggioranza ha sottolineato il miglioramento dell’efficienza, mentre le opposizioni hanno criticato l’accentramento dei poteri sul presidente, la delegificazione e l’introduzione di ruoli fiduciari, minacciando la trasparenza e la continuità amministrativa. Il dibattito ha evidenziato tensioni tra esigenze politiche e principi di autonomia, con pareri fortemente contrastanti e preoccupazioni su costi e professionalità.
Nella seduta del mattino del Consiglio regionale è iniziato il dibattito sul Disegno di Legge 79 Modifiche alla legge regionale 6 aprile 2022, n. 4 “Disciplina dell’organizzazione amministrativa e della dirigenza della Regione Liguria”. Sono state presentate le relazioni di maggioranza e minoranza ed è iniziata la discussione generale.
Il presidente della I Commissione Affari Generali, istituzionali e Bilancio Alessandro Bozzano ha illustrato la relazione di maggioranza sul provvedimento sottolineando il percorso difficile e impegnativo del provvedimento. «Il disegno di legge, oggi sottoposto all’attenzione di questa Assemblea legislativa – ha esordito – reca una serie di modifiche alla normativa regionale concernente l’organizzazione amministrativa e la disciplina della dirigenza della Regione». Il presidente ha aggiunto: «L’intervento normativo si colloca nell’ottica di un complessivo miglioramento dell’assetto organizzativo delle strutture regionali, al fine di renderle maggiormente funzionali, assicurandone il buon andamento e l’efficienza nello svolgimento della missione istituzionale a supporto delle attività del Presidente della Giunta regionale e delle funzioni amministrative di rispettiva competenza». Bozzano, dopo aver sottolineato che il provvedimento comporta risorse già allocate, ha illustrato nel dettaglio le novità introdotte e ha auspicato il voto favorevole di tutta l’Assemblea sul disegno di legge.
Carola Baruzzo (Pd) ha illustrato la relazione del gruppo: «La ricorrente modifica dell’assetto istituzionale – ha dichiarato – produce un azzeramento delle competenze acquisite, una riscrittura continua della catena gerarchica e di comando, un rallentamento dei processi amministrativi e una dispersione della memoria istituzionale». Secondo la consigliera «il disegno di legge perpetua una condizione di transizione permanente dell’amministrazione regionale, in contrasto con il principio di certezza dei rapporti giuridici e con le esigenze di continuità dell’azione amministrativa. L’organizzazione della pubblica amministrazione – ha detto – non può essere oggetto di modifiche dettate da contingenze politiche, ma deve rispondere a criteri di razionalità, efficienza e rispetto dei principi dell’ordinamento». Secondo Carola Baruzzo il provvedimento rafforza il potere regolamentare dell’organo esecutivo ai danni del Consiglio regionale; moltiplica le figure apicali con una sovrapposizione di competenze e introduce ruoli di natura fiduciaria all’interno della struttura amministrativa permanente, «riducendo la dirigenza da garante dell’imparzialità a strumento di implementazione diretta dell’orientamento politico». Secondo la consigliera demandare ad atto regolamentare l’assetto organizzativo dell’amministrazione, e ha fatto riferimento, in particolatre, all’introduzione della figura del Capo di gabinetto, sarebbe in tensione con l’articolo 97 della Costituzione, che prescrive l’organizzazione dei pubblici uffici “secondo disposizioni di legge”: «Attraverso questa delegificazione, l’organo esecutivo – ha aggiunto – acquisisce la potestà di ridefinire organigramma, competenze e ruoli apicali senza sottoporre queste modifiche al vaglio dell’organo rappresentativo. Si configura, dunque, una forma di accentramento decisionale che riduce le prerogative del Consiglio, svuotandone la funzione legislativa».
Selena Candia (Avs) ha illustrato la relazione del gruppo.«Questo provvedimento accentua una progressiva delegificazione che sottrae competenze al Consiglio regionale, rafforzando la centralità del presidente e della Giunta a scapito del ruolo dell’Assemblea legislativa e della dirigenza amministrativa. Si tratta – ha detto – di un disegno che rischia di alterare gli equilibri istituzionali fondamentali tra indirizzo politico e gestione, compromettendo il principio di separazione che costituisce un presidio essenziale di buona amministrazione e di controllo democratico». Secondo la consigliera ci sarebbe, inoltre, una sovrapposizione di funzioni politiche e amministrative. «L’introduzione del Responsabile dell’attuazione del programma di governo è un’altra innovazione problematica – ha precisato – in quanto, purnon essendo dirigenziale, assume compiti di monitoraggio e coordinamento rispetto alle figure apicali della macchina amministrativa, creando una commistione tra livello politico e gestionale». Critiche sono state espresse anche sulla nuova figura del Direttore di coordinamento: «Può essere scelto anche tra soggetti esterni con incarico fiduciario e si tratta di una duplicazione di funzioni che si sovrappone in larga parte al ruolo del Segretario generale, che costituiva un interlocutore tecnico-istituzionale anche per il Consiglio e, dunque, viene svuotato di ruolo, privando l’Assemblea di un punto di riferimento neutrale e rafforzando il monopolio informativo e organizzativo dell’Esecutivo».
Gianni Pastorino (Andrea Orlando Presidente) ha illustrato la relazione del gruppo. «Il Disegno di legge – ha detto – reca una serie di problemi che, per certi versi, rende inemendabile il testo. I principi che stanno alla base di questo provvedimento sono fondamentalmente due: sottoporre il potere amministrativo della dirigenza a “imprimatur” politico, andando ben oltre la suddivisione della parte politica a quella della macchina amministrativa». Pastorino ha aggiunto: «Ciò che preoccupa è il ritorno ad una cultura passata, rispetto ai processi di delegificazione dei rapporti di pubblico impiego, compreso quello della dirigenza. Ne consegue che il Presidente della Regione, ispiratore del Disegno di legge, dà un pessimo giudizio della dirigenza e quindi interviene per lederne l’indipendenza». Secondo il consigliere, con il provvedimento «importanti incarichi di vertice possono essere affidati a persone esterne scelte direttamente dal Presidente, che determina il controllo della dirigenza e il progetto si definisce completo con la riorganizzazione dell’Organismo interno di valutazione (OIV), che dovrebbe essere indipendente, e, invece, potrà essere composto e presieduto da persone che abbiano esperienze politiche, non da tecnici che abbiano competenze amministrative». I fondi impegnati per finanziare le novità introdotte dal provvedimento, secondo Pastorino non miglioreranno l’efficienza della macchina amministrativa regionale. Il consigliere ha espresso, dunque, un parere fortemente critico sul provvedimento e ha annunciato voto contrario.
Stefano Giordano (Mov5Stelle) ha illustrato la relazione del gruppo: «Il disegno di legge ridefinisce ruoli apicali, attribuendo loro poteri e contratti di natura privatistica, prevede la possibilità di nominare soggetti esterni e amplia le funzioni degli uffici di diretta collaborazione del Presidente». Secondo Giordano «la logica è accentrare il potere amministrativo e gestionale nel presidente e del suo staff, riducendo gli spazi di controllo, di trasparenza e di equilibrio tra politica e dirigenza pubblica. L’introduzione del Responsabile per l’attuazione del programma di governo e il potenziamento del Capo di gabinetto e del Direttore generale di coordinamento – ha aggiunto – configurano una catena di comando, che risponde solo al presidente, svuotando le funzioni di indirizzo tecnico-amministrativo del Segretario generale e dei dirigenti di settore trasformando la macchina regionale in una struttura “di staff politico” piuttosto che tecnico-amministrativa». Il consigliere ha aggiunto: «La possibilità di conferire incarichi dirigenziali, compresi quelli di Segretario generale e Direttore generale, a soggetti esterni alla pubblica amministrazione, con contratti di diritto privato e retribuzioni elevate indebolisce la professionalità interna dei dirigenti regionali, già selezionati tramite concorsi pubblici, rischia di premiare la fedeltà politica rispetto al merito e alla competenza e contrasta con i principi di accesso pubblico e di trasparenza delle nomine». Giordano ha rilevato, infine, che il provvedimento comporta, a regime, oneri per circa 1,8 milioni di euro all’anno.
Federico Romeo (Pd) ha dichiarato: «Si tratta di una riforma regressiva che indebolisce la trasparenza e i criteri di responsabilità, a favore di un regolamento». Il consigliere ha rilevato che il provvedimento accentra il potere nelle mani del presidente della Giunta senza i necessari bilanciamenti e avrebbe anche profili di incostituzionalità.
Katia Piccardo (Pd) ha rilevato: «Siamo d fronte alla terza riforma in tre anni, ma la Regione non può cambiare a colpi di mano. L’assetto organizzativo – ha aggiunto – va oltre la durata di una singola giunta, quindi non può essere modificato con questi metodi e siamo di fronte ad un’ansia di controllo davvero preoccupante».
Matteo Campora (Vince Liguria Noi moderati) ha replicato ai consiglieri di minoranza: «Il vostro è un processo alle intenzioni e avete un approccio demagogico. Al contrario, con questo provvedimento viene messo in atto un sistema più efficiente, tutte le strutture avranno ruoli ben precisi e questo obbiettivo, naturalmente, andrà monitorato. E tutto questo – ha sottolineato – avviene senza costi aggiuntivi».
Enrico Ioculano (Pd) ha criticato la maggioranza e la giunta: «Avete intrapreso il percorso del sovranismo con un vero ibridismo costituzionale e la politica, con questo disegno di legge, entra nell’amministrazione». In particolare il consigliere ha criticato l’istituzione del direttore generale di coordinamento.
Simone d’Angelo (Pd) ha ricordato che questo provvedimento è la terza riorganizzazione negli ultimi quattro anni: «C’è una narrazione del buongoverno da parte della Giunta, in realtà la Regione vive in uno stato di instabilità e non si può parlare di buon andamento se non c’è continuità amministrativa. Questo è un atto politico in cui la Giunta assume più potere».
Andrea Orlando (Pd) ha dichiarato: «Il presidente della Giunta risponde alla crisi elettorale della politica e al progressivo calo dei votanti, con un accentramento di poteri» e ha aggiunto: «L’autorità si basa sulle regole, ma anche sulla autorevolezza». Secondo il consigliere alcune figure introdotte nel provvedimento rappresentano delle superfetazioni.
