Idee e letture. Per una sociologia dell’umanità: cultura, cooperazione e conflitto

Bruggeman analizza evoluzione sociale umana tra cultura, cooperazione e conflitto in 300.000 anni con approccio interdisciplinare.

effe — In un’epoca di polverizzazione della conoscenza e iperspecialismi accademici ai limiti del buonsenso e dalla vista un po’ corta, uno studio coraggioso e molto ambizioso, tanto che — la testimonianza è dello stesso autore all’inizio della pagina dei ringraziamenti — “Una proposta per questo libro è stata respinta da tre enti finanziatori con l’argomento che un progetto di questa portata non fosse fattibile, ma ho dimostrato che si sbagliavano”. Già solo per questo nonostante le difficoltà tecniche che presenta merita di essere letto e conosciuto almeno nelle sue linee portanti anche fuori dai circuiti accademici ai quali principalmente si rivolge.

Jeroen Bruggeman è Professore Associato di Sociologia presso l’Università di Amsterdam, e il suo libro A Sociology of Humankind. How We Are Formed by Culture, Cooperation, and Conflict (Routledge, 2024), rappresenta un approccio innovativo e interdisciplinare volto a fornire una teoria coerente e analitica dell’evoluzione sociale umana attraverso tre fenomeni fondamentali: cultura, cooperazione e conflitto, estesi su un arco temporale di circa 300.000 anni. Bruggeman adotta una prospettiva di lungo periodo che integra dati archeologici, storici, sperimentali e modelli computazionali di rete per spiegare la formazione delle società umane e le dinamiche che ne governano la complessità.

Il nucleo teorico del libro è la concezione della cultura come un sistema evolutivo basato su tre principi fondamentali: combinazione, trasmissione e selezione. La cultura è definita come l’insieme di elementi appresi e condivisi, che si combinano per generare innovazioni, si diffondono attraverso reti sociali e vengono selezionati in base all’utilità nei contesti sociali e ambientali. Questo modello spiega l’accumulo progressivo di conoscenza culturale e la sua diffusione in reti complesse, analogamente alla struttura ramificata dell’evoluzione biologica, ma caratterizzata da una velocità e plasticità molto superiori.

La cooperazione, elemento essenziale per la sopravvivenza e il progresso umano, è analizzata attraverso il prisma della teoria dei giochi e delle reti sociali. Bruggeman illustra come la cooperazione si fondi su un pacchetto integrato di meccanismi, denominato “5r-package”: «Gli individui nelle relazioni sociali (re)agiscono sulla base di regole, reputazioni e rettitudine (come abbreviazione di una psicologia molto più ricca), per le quali si aspettano che le ricompense superino i costi, almeno a lungo termine.» (p. 38). In dinamiche più complesse si inserisce la variante leadership: «Per rimanere in linea con le cinque R, possiamo aggiungere la guida dei governanti come sesto principio, ottenendo il pacchetto 6r. La leadership non ha sostituito nessuno dei principi precedenti, ma l’influenza dei leader è diventata un principio aggiuntivo, soprattutto negli ultimi 10.000 anni.» (p. 40). La struttura di rete, la diffusione di informazioni tramite il gossip e l’emergere di norme sociali giocano un ruolo cruciale nel mantenimento della cooperazione anche in grandi gruppi, superando problemi come il free-riding. Modelli come l’Ising vengono impiegati per simulare la dinamica sociale che conduce all’emergere e al mantenimento della cooperazione o, alternativamente, alla sua erosione.

Il conflitto è esaminato in termini di interazioni tra individui e gruppi, dove la percezione di vincoli e minacce reciproche genera tensioni che possono condurre alla polarizzazione e, quando superate determinate soglie critiche di agitazione e radicalizzazione, allo scoppio di violenza collettiva. Il libro integra teorie di equilibrio strutturale e modelli di reti per spiegare la formazione di coalizioni e antagonismi tra gruppi, sottolineando il ruolo della leadership, dell’ideologia e della dinamica delle emozioni nella trasformazione dei conflitti latenti in conflitti aperti e guerre su larga scala. L’autore propone inoltre un modello computazionale che, combinando i meccanismi culturali e sociali, permette di simulare e prevedere l’insorgenza e l’evoluzione dei conflitti.

Il passaggio dalle società di cacciatori-raccoglitori alle società agricole segna un punto di svolta nella storia umana, con l’emergere di forme di organizzazione sociale più complesse, la crescita delle disuguaglianze, e la nascita di istituzioni gerarchiche e religioni che legittimano e stabilizzano tali disuguaglianze. Bruggeman analizza la variazione delle strutture sociali e culturali in diverse regioni del mondo, evidenziando come le innovazioni tecnologiche e istituzionali abbiano influenzato la cooperazione e il conflitto, modificando profondamente l’ambiente sociale e naturale.

L’analisi prosegue con la rivoluzione industriale, che rappresenta una fase di transizione culturale caratterizzata da un’esplosione di innovazioni guidate non solo da individui geniali ma da un ampio network di scambi culturali e tecnici, che ha accelerato la crescita demografica, urbana e tecnologica con effetti devastanti sull’ambiente e sulla distribuzione della ricchezza. Le organizzazioni, dalla fabbrica all’impresa globale, sono descritte come sistemi complessi capaci di innovazione e adattamento, ma anche di riproduzione di disuguaglianze e tensioni sociali.

Il libro affronta infine la società digitale, in cui le reti sociali si estendono e si trasformano radicalmente grazie a internet e ai social media, accelerando la diffusione delle informazioni ma anche delle disinformazioni e delle polarizzazioni. Bruggeman sottolinea come la sovrabbondanza di informazioni e la presenza di algoritmi e bot abbiano rivoluzionato le dinamiche di cooperazione, conflitto e persino di percezione della realtà, contribuendo a fenomeni di radicalizzazione e di crisi delle istituzioni democratiche. Il libro evidenzia la necessità di sviluppare strumenti di analisi e modelli che tengano conto di questi nuovi fenomeni per comprendere la società contemporanea.

In breve, “A Sociology of Humankind” propone una sintesi organica, articolata e sofisticata dei processi che hanno modellato la società umana, unendo teorie di rete, modelli evolutivi e analisi storiche per fornire una visione integrata della cultura, della cooperazione e del conflitto. Il libro invita a una riflessione critica sulle sfide attuali, soprattutto in termini di disuguaglianza e sostenibilità ambientale, mostrando come la comprensione dei meccanismi evolutivi sociali sia fondamentale per immaginare un futuro più equilibrato e cooperativo. Ma per cogliere ancora meglio lo spirito che anima questo studio forse valgono più di tutto alcune parole dello stesso Jeroen Bruggeman scritte nella prefazione: «In questo libro discuto cultura, cooperazione e conflitto in oltre 300.000 anni di storia umana, oltre alle loro relazioni con altri fenomeni importanti come la dinamica di gruppo, il potere e l’ineguaglianza sociale. Questo ampio arco temporale consente agli studiosi di riconoscere modelli che sfuggono agli studi sulla società attuale. Punto a pochi principi generali, a una maggiore coerenza rispetto a quella che le scienze sociali hanno attualmente e a un maggior scambio di idee tra diversi ambiti, ma senza la gabbia di un unico paradigma per tutti i fenomeni sociali. Di conseguenza, non ho tracciato confini tra sociologia e altre discipline; ogni intuizione (insight) è benvenuta. I cardini di questo impegno sono i concetti, che sono in corsivo nel testo e definiti nel glossario o direttamente nel contesto.» (p. 2).

*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025

IL LIBRO. Jeroen Bruggeman. A Sociology of Humankind. How We Are Formed by Culture, Cooperation, and Conflict. London ; New York : Routledge, 2024.

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