effe — La memoria oggi è un’antica vela issata tra le creuze, che il vento del mare muta senza posa: ogni soffio dissolve un ricamo, ogni onda riporta un’orma che si perde nel selciato di pietra. Come i limoni appesi ai rami di un giardino nascosto, il ricordo si sfalda in profumi che sfuggono, lasciando il palato vuoto di sapori ormai ignoti. Nel silenzio delle torri di avvistamento, dove il mare abbraccia l’orizzonte e il tempo si assottiglia, la dimenticanza danza leggera, tessendo un velo sottile sopra le storie che furono, e che forse furono per un attimo soltanto.
La memoria, come un tessuto prezioso, si intreccia con la realtà viva del territorio: le pietre antiche dei vicoli, i profumi salmastri che si mescolano all’aria, il suono lontano delle onde che si infrangono sulle scogliere. Ogni elemento diventa custode di un passato che non vuole essere dimenticato, ma che si trasforma continuamente sotto il peso del presente. In questo mutamento costante, la storia si fa racconto e il racconto si fa anima.
Nel cuore di questo gioco di metafore pulsa la Liguria: le sue strette vie lastricate, le terrazze che si aprono su abissi d’azzurro, le antiche torri di avvistamento che scrutano il mare come custodi di fragili memorie. La vela che muta è l’anima del porto di Genova, instabile eppure tenace; i limoni, simbolo di un’abbondanza minuta e delicata, sono l’essenza di un passato che si dissolve nei sensi; le torri sono il confine tra il presente e l’oblio, fra ciò che resta e ciò che si perde.
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
