effe — La pietra del promontorio si piega al vento come un racconto antico, e ogni onda che infrange la scogliera è un eco di mani che plasmarono la terra prima della memoria. Nel silenzio fra gli ulivi, il tempo si svela come un filo di mare che intreccia il presente con radici sommerse: un grembo di sussurri primordiali custoditi nel cuore della Riviera di Ponente.
Qui, dove la roccia è parola e il mare un respiro profondo, il gesto primitivo non è mera sopravvivenza ma una danza antica di creazione e appartenenza. La Liguria, con il suo abbraccio di pietre e correnti, diventa la culla dove si inscrive la trama umana, un intreccio di origini che sfugge alla storia per ritrovare l’essenza, quella tessitura invisibile che lega ogni individuo alla terra e al tempo.
In questo paesaggio, la memoria primitiva si fa eco di un canto senza tempo, dove l’uomo e la natura si rispecchiano come volti scolpiti nella roccia, testimoni di un dialogo eterno che risuona oltre confini e lingue, nel muto silenzio delle radici comuni.
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
