Albenga Jazz Festival 2025, gran finale con Big Pulse e Nola French Quarter

di Alfredo Sgarlato – La giornata finale dell’Albenga Jazz Festival 2025 si apre con la presentazione del libro “Casa mia sono io” di Renato Collodoro. L’autore, conosciuto per aver gestito storici locali della Riviera come Rapsodia e Osteria Mezzaluna, intervistato da Alessandro Collina ripercorre la sua ricca esistenza con aneddoti commoventi e divertenti, mostrando ancora una volta come dialogo, memoria e solidarietà, oltre ovviamente all’amore per la musica, rendano la vita degna di essere vissuta. Doveroso ricordare che gli incassi del libro vengono totalmente investiti nella creazione di pozzi d’acqua potabile in Madagascar e altre iniziative solidali.

Divertentissimo intermezzo pomeridiano con Nola French Quarter, formazione francese dedita al repertorio jazz hot, quello di New Orleans per intenderci. I quattro musicisti, tre ottoni e banjo, tutti anche cantanti, danno vita ad una performance itinerante per le vie di Albenga entrando a sorpresa nei negozi, scherzando con gli avventori dei bar e inscenando gag da cinema muto. Oltre che brillanti entertainers sono anche ottimi solisti, e specialmente tromba e tuba, strumento che ha di per sé un forte impatto scenico, si cimentano in validi a solo, eseguendo classici della tradizione jazz ma anche della canzone francese e americana.

Alla sera si chiude con gli ottimi Bug Pulse, quartetto dedito a un jazz che potremmo definire classico, eppure suonato con originalità, cosa molto difficile per un genere che vanta oltre un secolo di storia. I musicisti del gruppo sono ancora piuttosto giovani, solo il contrabbassista Lorenzo Conte è abbastanza noto, ma sicuramente saranno tra i protagonisti degli anni a venire. Il pianista russo Ivan Farmakovsky ha dovuto abbandonare la terra di origine e ha scelto l’Italia come paese adottivo, pur girando il mondo: ha appena inciso un disco coi giganti della ritmica Jack De Johnnette e Christian McBride. È un pianista brillante, sia nei passaggi più melodici che in quelli più percussivi, dove il suo fraseggio risalta senza mai una nota di troppo. Il sassofonista Michele Polga è una vera rivelazione: si confronta con i maestri dello strumento come Wayne Shorter e Sam Rivers, di cui sono eseguiti temi perfetti come “Yes or no”, riuscendo però a risultare personale. Straordinario il batterista Pasquale Fiore, che accompagna con precisione e inventiva, senza mai strafare, ma lanciandosi in paio di pirotecnici solo in cui rischia di sfondare la cassa. Altrettanto affidabile nel comporre un ottima ritmica il bassista Conte, anche lui a suo agio nei solo. Il gruppo esegue una serie di composizioni originali di grandi del jazz e anche di solisti non notissimi come Frank Foster; è nei brani più ritmati che il gruppo da il meglio di sé, mostrando un perfetto interplay e il grande talento dei solisti, ma suona benissimo anche magnifiche ballads come “Chelsea Bridge” del divino Billy Strayhorn (quando verrà girato un film sulla sua vita?).

Il successo dell’Albenga Jazz Festival ha fatto sì che ci saranno ulteriori date autunnali: seguite i social e avrete sorprese. Un giusto riconoscimento al lavoro di Barbara Locci, Alessandro Collina, Andrea Anfossi, Dino Benzi, tutti i volontari, il fonico Alessandro Mazzitelli, l’artista Claudio Massucco che ha fornito i dipinti che hanno impreziosito i palchi, che rendono possibile questa realtà artistica che sempre più si dimostra fiore all’occhiello dell’estate di Albenga.




*Foto di Roberto Ruaro

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