In Liguria, la superficie agricola utilizzata ha subito un forte calo negli ultimi trent’anni, con una perdita di oltre la metà delle terre coltivate. Nel 1990, l’estensione delle superfici agricole era di circa 92.500 ettari; oggi si aggira attorno ai 41.000 ettari, segnando una riduzione superiore al 55%. Questo dato, evidenziato da Coldiretti Liguria in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, riflette una tendenza che riguarda non solo l’agricoltura, ma anche l’ambiente, il paesaggio e la sicurezza idrogeologica della regione.
La Liguria, caratterizzata da un territorio particolarmente fragile e soggetto a dissesti, vede nell’abbandono delle campagne e nell’espansione incontrollata dei boschi un fattore che aumenta il rischio di frane, incendi e degrado. Secondo Gianluca Boeri, Presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale, “le aziende agricole, soprattutto nelle aree collinari e montane, sono presidi fondamentali per la manutenzione del territorio e la salvaguardia dell’ambiente”.
Negli ultimi anni, il calo delle superfici coltivate in Liguria è stato più marcato rispetto alla media nazionale, con una diminuzione diffusa in tutte le province. La provincia di Genova ha registrato un decremento particolarmente significativo, mentre in alcune zone come quella di Imperia si è osservata una lieve crescita. Gran parte delle superfici agricole liguri è destinata a prati e pascoli; inoltre, una quota rilevante è occupata da colture legnose, tra cui l’olivicoltura, settore di rilievo per l’economia agricola regionale. Questo conferma il legame tra agricoltura, allevamento e territorio.
Boeri e Rivarossa sottolineano che “senza terra coltivata diminuisce la produzione locale, aumenta la dipendenza dall’estero e si perde un pezzo di identità ligure, fatta di olivi, orti, vigneti e coltivazioni di eccellenza”. Il fenomeno dell’abbandono agricolo non rappresenta solo una questione ambientale, ma anche sociale, poiché comporta l’impoverimento delle aree interne, la perdita di posti di lavoro e la scomparsa di competenze tradizionali. Per questo motivo, Coldiretti Liguria ritiene necessario “restituire dignità economica e valore sociale all’attività agricola, riconoscendola come strumento di tutela ambientale”.
Tra le misure urgenti indicate dall’organizzazione vi sono l’incentivazione del recupero delle terre incolte, il sostegno al ricambio generazionale nel settore primario, la valorizzazione dell’agricoltura nelle aree marginali, collinari e montane, l’approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo, e investimenti nella manutenzione del territorio e nella prevenzione del dissesto. Queste iniziative dovrebbero essere supportate dalla politica regionale, chiamata a riconoscere la fragilità del territorio ligure e a promuovere investimenti mirati per il futuro.
Nel loro intervento, Boeri e Rivarossa concludono che “oggi, più che mai, coltivare la terra in Liguria è un atto ambientale. Difendere l’agricoltura significa proteggere l’ambiente, garantire cibo sano e locale, mantenere vive le nostre comunità e le nostre tradizioni”.
