A Loano è stata posata una pietra d’inciampo in memoria di Giovanni Minchiotti, finanziere deportato nel campo di concentramento di Dachau durante la Seconda Guerra Mondiale, sopravvissuto alla prigionia. La cerimonia si è svolta martedì 3 giugno alla presenza del sindaco di Loano, Luca Lettieri, dei rappresentanti dell’amministrazione comunale, del comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Aldo Noceti, dei familiari di Minchiotti, oltre a autorità civili, militari e associazioni d’Arma.
Giovanni Minchiotti nacque il 1° dicembre 1917 a San Giorgio di Lomellina, in provincia di Pavia. Nel 1937 si arruolò volontario nella Guardia di Finanza. Dopo aver frequentato la Scuola Allievi di Predazzo, svolse il suo servizio in diverse regioni del Nord Italia, tra cui Alto Adige, Trentino e Friuli Venezia Giulia. L’8 settembre 1943, in servizio a Trieste, rifiutò di arrendersi alle truppe tedesche, rispettando il giuramento di fedeltà prestato. Per questo fu arrestato e rinchiuso nel carcere del Coroneo a Trieste. Il 13 giugno 1944 fu deportato nel campo di concentramento di Dachau.
Durante la prigionia, Minchiotti rischiò la vita, ma fu salvato dall’intervento di un maresciallo della Wehrmacht che lo trattò con umanità. La motivazione sembra legata al fatto che il figlio del militare, morto nella Battaglia di Stalingrado, era nato lo stesso giorno, mese e anno di Minchiotti. Poco prima di essere mandato a morire, il maresciallo riuscì a portare Minchiotti e un altro prigioniero francese in una fattoria nella foresta, nascondendoli su una vecchia camionetta. Il maresciallo si tolse poi la vita nel bosco vicino. Al termine della guerra, la famiglia dei fattori informò la Croce Rossa, che si occupò di Minchiotti fino al suo rientro in Italia, avvenuto il 27 luglio 1945.
Reintegrato nella Guardia di Finanza il 26 agosto 1945, Minchiotti rimase a Milano per alcuni mesi prima di trasferirsi in Liguria nel febbraio 1947 per motivi di salute. Nel novembre dello stesso anno sposò Francesca Provera e si stabilì a Loano, dove visse fino alla sua morte, avvenuta il 27 ottobre 1990. Giovanni Minchiotti e la moglie sono sepolti nel cimitero di Loano.
La pietra d’inciampo è stata collocata in corso Europa 26, davanti all’istituto comprensivo Loano-Boissano, per ricordare la sua storia di resistenza. Nel suo intervento, il sindaco Lettieri ha sottolineato che “non è casuale il luogo scelto: questa casa si affaccia proprio sulle scuole elementari Valerga, un punto centrale della nostra città, attraversato ogni giorno da centinaia di cittadini e scolari. E’ qui che abbiamo voluto lasciare un segno tangibile della memoria. Un piccolo segno, ma duraturo, che ci ricorda quanto sia importante non dimenticare”.
Lettieri ha poi aggiunto che Minchiotti “fu un uomo dello Stato, un militare fedele al giuramento e ai valori della Costituzione ancor prima che questa esistesse. Dopo l’8 settembre 1943, come migliaia di militari italiani, rifiutò di collaborare con il nazifascismo. Per questo venne deportato nel campo di concentramento di Dachau. Scelse la dignità, scelse la libertà. E pagò con mesi di sofferenze, umiliazioni e privazioni”. Nel 2023 la Repubblica Italiana ha conferito a Minchiotti la Medaglia d’Oro d’Onore per i Militari Internati e Deportati e la Croce di Guerra. Il sindaco ha evidenziato anche il ruolo della figlia, Pinuccia Minchiotti, che con “amore e senso del dovere civile, ha voluto restituire al padre un posto nella storia di questa città”, riuscendo a ottenere il sostegno della Guardia di Finanza e del Comune.
Riguardo alle pietre d’inciampo, Lettieri ha precisato che “non sono monumenti. Sono frammenti di storia quotidiana, posti sul nostro cammino per farci riflettere. Per farci ‘inciampare’ con la coscienza e ricordarci che ogni giorno siamo chiamati a scegliere da che parte stare”. Ha invitato infine i presenti, in particolare i giovani, a leggere quella pietra e a chiedersi “Chi era quest’uomo?”, perché “nel conoscere lui, conoscerete anche un pezzo della libertà che oggi viviamo”. Il sindaco ha ringraziato nuovamente Pinuccia Minchiotti, la Guardia di Finanza, le scuole, l’ufficio tecnico comunale, la sua segreteria e tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa, concludendo con “Che questa pietra sia memoria, esempio e impegno per il futuro”.




















