Andora respinge il parco eolico Monte Chiappa per impatti ambientali ed economici

Andora contesta il parco eolico Monte Chiappa per impatti ambientali, paesaggistici, economici e rischi per biodiversità e olivicoltura.

Comune di Andora -
Nella foto; il palazzo comunale di Andora

Il Comune di Andora ha presentato alla Regione una dettagliata relazione contenente osservazioni e contributi istruttori contrari alla concessione del permesso di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per il progetto eolico denominato “Monte Chiappa”. Il progetto, proposto dalla Tozzi Green S.p.a., prevede l’installazione di sette aerogeneratori nei territori di Andora (SV), San Bartolomeo al Mare (IM) e Villa Faraldi (IM).

Il documento, redatto dal dirigente Paolo Ghione, si estende per 18 pagine accompagnate da allegati tecnici, e affronta vari aspetti normativi, paesaggistici, ambientali e urbanistici connessi all’intervento. Viene evidenziato l’impatto significativo del parco eolico durante tutte le fasi, dalla realizzazione alla gestione, fino alla dismissione e allo smaltimento delle componenti. Vengono inoltre sollevate molteplici contestazioni tecniche e sottolineati i contrasti con normative vigenti a livello regionale e nazionale.

Tra i punti principali, il Comune sottolinea il rischio concreto per un patrimonio ambientale ed economico considerato prezioso. L’installazione prevede aerogeneratori alti 186 metri con fondazioni a platea di circa 20-22 metri di diametro e piazzole di circa 3.000 metri quadrati ciascuna. Questi interventi comportano importanti opere di sbancamento, consolidamento e modifiche alla viabilità esistente, con possibili conseguenze negative sull’economia locale. Secondo la relazione, il volume di terreno scavato per la viabilità è stimato in circa 67.000 metri cubi, mentre il materiale di riporto previsto è di circa 58.600 metri cubi. Per la realizzazione delle piazzole e delle fondazioni degli aerogeneratori si prevede uno scavo di circa 91.200 metri cubi, con operazioni di rinterro per circa 122.500 metri cubi. Complessivamente, il bilancio dei materiali escavati e riutilizzati ammonta a circa 366.700 metri cubi.

Per la realizzazione fuori terra della stazione elettrica Terna e della sotto stazione elettrica, che comprenderà una cabina di consegna, locali tecnici, uffici e magazzini, lo scavo previsto per le fondazioni è di circa 2.400 metri cubi. La costruzione dei cavidotti comporterà ulteriori scavi per circa 12.500 metri cubi, con un riutilizzo stimato di circa 3.700 metri cubi nel sito di escavazione.

Il sindaco Mauro Demichelis ha sottolineato che “tali opere determineranno certamente uno stravolgimento della morfologia del territorio, incompatibile con gli assetti pianificatori e vincolistici sulle aree di intervento”. Inoltre, il progetto comporterebbe la distruzione di migliaia di piante e fiori protetti, oltre a creare conflitti con la fauna locale, inclusi volatili e altri animali.

Demichelis ha inoltre evidenziato che “l’impatto delle pale medesime sul volo degli uccelli, le modificazioni del territorio necessarie a garantire l’accesso agli impianti, le vie d’accesso ma anche altre infrastrutture come il cavidotto e la nuova centrale posta sul Comune di Andora” rappresentano elementi critici. Il sindaco ha richiamato anche l’attenzione sulla fase di dismissione degli impianti, che hanno una durata stimata di circa 10 anni. Sebbene le turbine eoliche siano in gran parte realizzate con materiali riciclabili, “non le pale. Attualmente non esiste ancora una tecnologia capace di separare i materiali con cui sono realizzate e nemmeno un impianto di riciclo apposito”. In assenza di alternative, molte pale eoliche dismesse finiscono in discarica.

Le osservazioni concludono che, dopo aver causato impatti significativi su paesaggio, ambiente, biodiversità ed economia durante le fasi di costruzione e gestione, si aggiungerebbe un ulteriore problema legato allo smaltimento finale dei componenti. La relazione critica anche la mancanza, da parte della Tozzi Green, di soluzioni per lo smaltimento o azioni per mitigare l’impatto ambientale, sottolineando che “è totalmente assente uno studio attendibile dei costi-benefici rapportato all’entità reale dell’opera, che possa essere la base per una valutazione concreta della fattibilità del progetto e sulla sua comparazione con gli interessi generali contrapposti, così da poterlo conseguentemente dichiarare sostenibile per l’ambiente”.

Inoltre, la stazione elettrica Terna e la sotto stazione elettrica previste nell’area denominata “Pian di Basole” interferirebbero con lo sviluppo di una zona destinata a insediamenti produttivi e si trovano in prossimità di due pozzi gestiti da Rivieracqua Scpa, senza che sia stato condotto uno studio sulle possibili interferenze con la falda acquifera. La viabilità di collegamento tra gli aerogeneratori, inoltre, si sviluppa in adiacenza al tracciato interrato del metanodotto SNAM, ricadendo nella relativa fascia di rispetto.

Una parte consistente delle osservazioni riguarda il danno alla macchia mediterranea spontanea protetta e alla coltivazione dell’olivo “cultivar taggiasca”, elemento distintivo e valorizzante del Ponente Ligure. Il documento sottolinea che “l’olivo è una specie ANEMOFILA: ciò significa che il polline viene trasportato dal vento per raggiungere gli stigmi e fecondare le ovocellule. Gli impianti eolici creano ovviamente turbolenze e distorsioni nelle correnti d’aria che interferiscono con il trasporto del polline e comprometterebbero questa economia preziosa e caratteristica del ponente ligure”.

L’amministrazione comunale intende così evitare che nel Ponente ligure si ripetano situazioni simili ad altre zone, dove “progetti che lusingano di poter essere sostenibili, ma che, in realtà, sono studiati solo per conseguire finanziamenti e/o solo per speculare sul mercato dell’energia rinnovabile”, come evidenziato nella relazione.

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