Dopo quasi due anni di assenza, la peste suina africana (PSA) torna a manifestarsi con nuovi focolai nel nostro Paese. La presenza del virus è stata confermata grazie alle attività di monitoraggio e sorveglianza portate avanti dai servizi veterinari, che non hanno mai smesso di operare, nemmeno nei periodi in cui il rischio sembrava essersi ridotto.
La PSA è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce suini domestici e selvatici, causando conseguenze rilevanti sul piano economico e sanitario. Sebbene non rappresenti alcun pericolo per l’uomo, l’impatto sulla filiera agricola e sull’ecosistema è significativo. La tempestiva individuazione dei nuovi casi ha permesso di attivare immediatamente le misure di contenimento previste dalla normativa vigente, sia a livello nazionale che europeo.
Le autorità sanitarie hanno già stabilito una serie di interventi mirati per arginare la diffusione della malattia. Tra questi figurano la “delimitazione di una zona infetta con relativo perimetro di sorveglianza”, il rafforzamento dei controlli nei suini domestici e “l’intensificazione della ricerca attiva di carcasse di cinghiali infetti”.
Le attività di monitoraggio sono condotte in collaborazione con ASL2, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, il Servizio Veterinario Regionale, la Vigilanza Faunistica Regionale e gli enti locali. Questi enti stanno raccogliendo tutti i dati epidemiologici necessari per comprendere l’estensione del contagio. La definizione precisa delle aree interessate è essenziale per circoscrivere la malattia e proteggere le zone ancora indenni.
Il coordinamento tra le istituzioni coinvolte è continuo. Le autorità locali lavorano a stretto contatto con la Regione Liguria, la Struttura Commissariale Nazionale e il Ministero della Salute per definire strategie efficaci per il contenimento del virus. L’obiettivo comune è armonizzare gli interventi sul territorio e ottimizzare l’uso delle risorse tecniche e operative disponibili.
Un appello è stato rivolto anche ai cittadini, soprattutto a chi vive o frequenta aree rurali e boschive. Si chiede di segnalare tempestivamente la presenza di carcasse di cinghiali ai servizi veterinari competenti o al numero 112. È importante ricordare che “la rimozione o l’interramento non autorizzato di carcasse di cinghiali è un reato perseguibile penalmente”, poiché ostacola le operazioni sanitarie e può favorire la diffusione del virus.
