Rilancio dell’olivicoltura savonese: innovazione e tradizione a sostegno della Taggiasca

CIA Savona, olivicoltura al bivio: “Rilancio con innovazione e processi di aggregazione tra aziende e produttori”

olive produttori

Interventi mirati sugli impianti di produzione negli uliveti, adattamento della meccanizzazione alle specificità territoriali per potatura e raccolta, miglioramento delle tecniche di irrigazione e utilizzo di prodotti innovativi per la difesa delle colture. A questo si aggiungono azioni legate al marketing, ai processi di trasformazione – come la lavorazione delle olive in salamoia – e alle fasi di confezionamento e commercializzazione, con l’obiettivo di concentrare e diversificare l’offerta. Sono queste alcune delle indicazioni emerse durante l’incontro organizzato dal Gruppo di Interesse Economico (GIE) di Cia Savona, incentrato sullo stato attuale e sulle prospettive future del settore olivicolo provinciale, con un focus particolare sulla cultivar Taggiasca.

Nel corso del confronto, è stato presentato anche uno studio dedicato alla gestione della fertilità dell’olivo, che analizza aspetti come impollinazione, fecondazione e allegagione alla luce dei cambiamenti climatici. L’obiettivo è salvaguardare la qualità e l’identità territoriale della produzione olivicola locale. A introdurre i temi dell’incontro sono stati Nicola Piccardo, referente del GIE, e Pasquale Restuccia, responsabile tecnico di Cipat Cia Imperia. Quest’ultimo ha sottolineato come “produzioni, flussi di scambio e consumi siano principalmente concentrati nell’area mediterranea, con Spagna, Tunisia, Italia e Grecia tra i principali attori. Negli ultimi vent’anni l’offerta mondiale è aumentata significativamente per rispondere a una domanda sempre più connessa alle tradizioni alimentari locali”.

Restuccia ha inoltre evidenziato che “nei Paesi produttori la domanda è sostanzialmente stabile, trattandosi di un prodotto maturo e tradizionale, mentre nei Paesi non produttori si registra una crescita costante”.

Durante l’incontro sono stati messi in luce anche i punti di forza del settore agricolo locale. Tra questi, la presenza di aree particolarmente vocate alla coltivazione per la produzione di olio di qualità, il potenziale di differenziazione delle produzioni, dal biologico alle certificazioni come Dop e Igp, e il valore ambientale, paesaggistico, storico e culturale che contribuisce alla reputazione delle produzioni territoriali. Tuttavia, non sono mancati riferimenti alle criticità del comparto. Secondo il report presentato, le principali debolezze restano “l’eccessiva frammentazione della struttura produttiva, le caratteristiche orografiche del territorio che ostacolano meccanizzazione e irrigazione, oltre alle difficoltà legate alla viabilità tra i siti di lavorazione”. A queste si aggiungono “forti oscillazioni nelle quantità prodotte e una scarsa concentrazione dell’offerta, accompagnata da una limitata differenziazione del prodotto”.

Tra le proposte per il rilancio della filiera olivicola, Restuccia ha indicato la necessità di “progettare e realizzare beni e servizi attraverso nuovi processi produttivi, al fine di ottenere prodotti diversificati che possano facilitare l’ingresso in nuovi mercati e consolidare quelli già esistenti”. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di valorizzare il legame tra aziende e flussi turistici, puntando su degustazioni, percorsi del gusto e iniziative legate alle eccellenze agroalimentari locali. “Il turismo enogastronomico – ha affermato – è ormai un fattore determinante nella scelta delle destinazioni turistiche e rappresenta un’opportunità per promuovere le produzioni del territorio”.

Infine, è emersa la necessità di costruire una rete strutturata a livello di filiera per superare le criticità legate alla frammentazione produttiva. “Scambiarsi informazioni e risorse è fondamentale per adattarsi alle condizioni ambientali e affrontare fenomeni che possono influire sull’intero comparto”, ha concluso Restuccia.

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