(effe) — La propaganda (elettorale e ideologica) rappresenta da sempre un elemento cardine anche di ogni processo democratico, poiché costituisce il principale strumento attraverso il quale chi fa politica (i politici) comunica i propri programmi, valori, visioni del futuro, mette in mostra le proprie abilità – vere o presunte tali – e con cui cerca di ottenere i consensi necessari per raggiungere i posti di potere e realizzare quanto dice, o perlomeno provarci. Tuttavia, nel corso degli anni, le forme e le tecniche utilizzate per influenzare o ingannare l’opinione pubblica si sono evolute notevolmente, spesso suscitando dibattiti sull’etica e l’impatto che tali pratiche possono avere sulla qualità del dibattito democratico.
Sono problemi comuni perché, sebbene spesso nelle polemiche più banali lo si dimentichi, salvo alcune eccezioni e limitazioni ciò che qualifica positivamente le democrazie moderne rispetto ad altri regimi non è il semplice diritto di voto attivo (la possibilità di un cittadino di esprimere la propria preferenza durante le elezioni) ma il suo abbinamento con lo speculare diritto di voto passivo (la possibilità riconosciuta a tutti di candidarsi e di essere eletti a cariche pubbliche). Ogni cittadino in democrazia è potenzialmente, per così dire, popolo opinione pubblica e politico senza soluzione di continuità.
Con il diffondersi di tecniche sempre più sofisticate e invasive utilizzate nella propaganda politica, diventa dunque essenziale riflettere sull’importanza di stabilire regole chiare ed efficaci per garantire un processo elettorale equo e trasparente, se non altro nei limiti del possibile. Tra le misure proposte vi sono state la regolamentazione del finanziamento delle campagne, la trasparenza delle pubblicità politiche online e l’educazione degli elettori sui rischi della disinformazione e le trappole della cosiddetta “post-verità”.
Un altro aspetto cruciale è diventato la promozione e condivisione di un’etica della comunicazione politica che ponga al centro un maggior rispetto per la verità (anche se con la “v” minuscola), la dignità degli avversari e, soprattutto, il diritto dei cittadini a ricevere informazioni accurate, complete e a tutti facilmente accessibili. Solo attraverso un impegno comune in questa direzione è possibile preservare la qualità del dibattito democratico e la fiducia nelle istituzioni.
L’uso e abuso della menzogna in ambito politico, particolarmente durante le elezioni, rappresenta un tema non certo nuovo, ma sempre complesso e controverso, che solleva questioni etiche, sociali e culturali. A fini di potere, nel corso della storia e sotto ogni regime, i politici hanno spesso manipolato con disinvoltura la verità per ottenere il consenso popolare, utilizzando una varietà di tecniche retoriche e narrative che mirano a influenzare l’opinione pubblica. A molti, se non a tutti, sarà capitato di sentire durante un dibattito politico contestare qualche affermazione con la frase “non siamo – o non siamo più – in campagna elettorale”. Che è già tutto dire. Senza moralismi ingenui (vani, quando si tratta di questioni di potere) ricordiamo alcune delle più diffuse forme e tecniche della menzogna politica, il loro impatto sul processo elettorale e le implicazioni per la democrazia.
Forme della menzogna politica
La menzogna politica può assumere diverse forme, che vanno dalla semplice distorsione della verità alla sua completa negazione.
Una delle forme più comuni è la “menzogna per omissione”, quando i politici evitano deliberatamente di fornire informazioni rilevanti che potrebbero compromettere la loro immagine o le loro proposte. Ad esempio, un candidato potrebbe enfatizzare i successi di una politica economica senza menzionare i suoi effetti negativi su determinate fasce della popolazione.
Un’altra forma simile diffusa è la “mezza verità”, in cui fatti reali vengono presentati in modo distorto o decontestualizzato per creare una narrazione favorevole. Questo tipo di menzogna è particolarmente insidioso, poiché si basa su elementi di verità che rendono più difficile per il pubblico identificarla come tale.
Vi è poi la “falsa dichiarazione”, che consiste nell’affermare qualcosa di completamente falso. Questo tipo di menzogna è spesso utilizzato per screditare gli avversari politici o per promuovere promesse elettorali irrealizzabili. Un esempio emblematico è l’uso di statistiche false o manipolate per giustificare determinate politiche o per generare paura e insicurezza tra gli elettori.
Le tecniche della menzogna politica
Con maggiore o minore abilità, i politici utilizzano una serie di tecniche sofisticate per rendere le menzogne più credibili e per massimizzarne l’impatto. Una delle tecniche più efficaci è il “framing”, ovvero l’inquadramento di un problema o di un tema in un modo che favorisca una determinata interpretazione. Ad esempio, un politico potrebbe descrivere un aumento delle tasse come un “contributo necessario al bene comune”, distogliendo l’attenzione dalla questione del peso economico sui cittadini.
Un’altra tecnica ampiamente utilizzata è la “ripetizione”. Secondo studi psicologici, la ripetizione di una menzogna può portare le persone a crederle vere, un fenomeno noto come “effetto illusorio della verità”. Durante le campagne elettorali, i politici sfruttano questo principio ripetendo slogan e affermazioni in modo sistematico, spesso attraverso i media e i social network.
La “personalizzazione” è un’altra strategia comune. Qui, la menzogna viene associata a una narrativa personale o emotiva che rende il messaggio più coinvolgente e memorabile. Ad esempio, un candidato potrebbe raccontare una storia commovente (e falsa) sulla propria infanzia per suscitare empatia e rafforzare la propria immagine pubblica.
Sullo stesso meccanismo si regge l’abuso del “vittimismo” che consiste nel presentarsi come vittime di un sistema ostile, di ingiustizie o di attacchi strumentali da parte di avversari politici, media o istituzioni. Anche questa strategia serve a generare empatia e solidarietà da parte del pubblico, spostando l’attenzione dalle responsabilità proprie e creando un senso di appartenenza tra chi si identifica con la posizione vittimistica proposta.
Infine, l’uso sistematico della disinformazione e delle fake news è diventato sempre più prevalente e invasivo nell’era digitale. Grazie a internet e ai social media, le menzogne possono diffondersi rapidamente e raggiungere un vasto pubblico, spesso senza possibilità di verifica immediata. Questo fenomeno è amplificato dall’uso di bot e algoritmi che favoriscono la visibilità di determinati contenuti, creando un’eco che rafforza il messaggio menzognero.
L’impatto della menzogna sul processo elettorale
Le menzogne politiche hanno un impatto significativo sul processo elettorale e sulla qualità della democrazia.
Da un lato, possono distorcere il dibattito pubblico, impedendo agli elettori di prendere decisioni informate. Applicare anche agli elettori la saggia massima legislativa di Luigi Einaudi “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare” è diventata un’utopia nell’utopia. Quando la verità viene sacrificata sull’altare della convenienza politica, il risultato è una polarizzazione crescente e una perdita di fiducia nelle istituzioni. Inoltre, più il dibattito politico viene mantenuto artificiosamente contraddittorio e confuso, più si assottiglia il corpo elettorale perché aumentano a dismisura le difficoltà in termini di competenze e tempo richiesti agli elettori per venirne a capo. Questo può portare a una progressiva disaffezione verso la partecipazione politica e a indebolire la rappresentatività delle istituzioni.
Dall’altro lato, l’uso sistematico della menzogna erode anche la responsabilità politica. Se i politici possono mentire sempre più spudoratamente senza conseguenze alcune, il rapporto di fiducia tra governanti e governati viene compromesso irrimediabilmente, minando le fondamenta stesse della democrazia rappresentativa. La diffusione della disinformazione può portare a un clima di cinismo e apatia tra gli elettori, riducendo la partecipazione al voto e rafforzando dinamiche di potere inique.
Esistono soluzioni?
Nelle democrazie il verdetto delle urne è insufficiente a regolare da solo il fenomeno e tende spesso a non penalizzare in modo significativo i politici che fanno uso anche smodato di menzogne e dichiarazioni false o fuorvianti. La selezione qualitativa e le sanzioni interne ai partiti, se e quando ci sono, risultano altrettanto fittizie, subordinate alla sconfitta degli avversari e alla conquista del potere. Per contrastare e limitare l’uso della menzogna in politica, è comunque necessario adottare correttivi con un approccio multidimensionale.
In primo luogo, i media e le piattaforme digitali dovrebbero assumersi una maggiore responsabilità nella verifica dei fatti, nella segnalazione delle fake news, e non avallare falsità conclamate fatte circolare in dichiarazioni dai politici. Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere l’educazione civica e mediatica, affinché tutti i cittadini possano sviluppare competenze critiche sufficienti per riconoscere e contrastare più facilmente le menzogne.
In secondo luogo, si potrebbero rafforzare le normative contro la disinformazione e prevedere sanzioni per i politici che diffondono falsità intenzionali. Tuttavia, queste misure sono sempre molto problematiche e pericolose perché è estremamente difficile, in alcuni aspetti impossibile, trovare giusti bilanciamenti per evitare di limitare la libertà di espressione o di opinione, male ancora peggiore.
Infine, resta essenziale promuovere e incentivare una migliore cultura politica basata sull’etica (professionale) e sulla trasparenza. Questo può essere facilitato attraverso la pressione dell’opinione pubblica, che però dovrebbe esigere standard più elevati dai propri rappresentanti, punendo maggiormente con il (non) voto i comportamenti platealmente scorretti.
(In-)conclusione
L’uso della menzogna da parte di chi fa politica è una pratica che, sebbene non nuova, ha assunto nuove dimensioni e complessità nell’era contemporanea. Rappresenta una sfida significativa per la democrazia, ma con ostacoli non insormontabili. Attraverso un impegno comune che coinvolga cittadini, istituzioni, partiti e media, è possibile ridurre l’impatto delle menzogne politiche nel dibattito pubblico e promuovere un sistema elettorale più trasparente e responsabile.
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
