di Alfredo Sgarlato – La dodicesima edizione dell’Albenga Jazz Festival inizia sfidando il diluvio: per l’anteprima di domenica 18 bisogna rifugiarsi al Teatro Ambra (per fortuna resiste, speriamo per sempre) e aspettare che gli appassionati di jazz sfidino la pioggia. I presenti, non pochi, sono ripagati da una bella esibizione della Banda Giuseppe Verdi di Albenga diretta dal Maestro Raffaele Esposto, con ospiti Gian Piero Lo Bello al flicorno, Paolo Maffi al sax, Edoardo Vruna al piano e Federico Fugassa al basso. Repertorio di classiconi, con omaggi ai giganti Ellington e Jobim, standard quali “Misty”, “Sweet Georgia Brown” “Fly me to the moon”, una sfavillante “Birdland”. Non è facile scrivere arrangiamenti per un gruppo di musicisti di queste dimensioni, la sfida viene vinta con versioni agili, in cui anche i pieni orchestrali non preponderano sui solisti, ottimi musicisti che improvvisano con stile, Lo Bello e Maffi sono fiatisti che hanno gusto, stile e cultura musicale. Grande la soddisfazione degli ascoltatori che hanno sfidato il maltempo e hanno fatto la scelta giusta.

Rivelazione il pomeriggio di lunedì 19: il Simone Magioncalda Trio, col leader alla chitarra, Andrea Amato al contrabbasso e Samuele Cavallone alla batteria, tutti e tre tra i 17 e i 21 anni. Il repertorio proposto è da far tremare i polsi: il quintetto elettrico di Miles Davis, eppure il trio lo esegue con perizia da musicista navigate. Sin dai primi accordi il vostro cronista pensa “questi o suonano da quando erano nel passeggino, o sono posseduti dagli spiriti dei maestri”. Tre musicisti tecnicamente formidabili, ma mai presi dalla tentazione del virtuosismo esagerato o fine a sé stesso; Magioncalda sfodera riff e soli tecnicamente arditi, Cavallone è un moto perpetuo ma senza mai strafare o sopraffare i compagni, Amato già perfetto come mestiere e tecnica. Incantevoli.

Serata con un’anteprima assoluta: un quintetto con la giovane spagnola Èlia Bastida violino e voce, il veterano Scott Hamilton al sax, al contrabbasso Joan Chamorro, insegnante, bandleader e talent scout tra i maggiori del jazz europeo, più Josep Traver alla chitarra e Arnau Julià batteria. Il quintetto parte un po’ sottotono, eseguendo alcuni swing piacevoli ma un po’ leggeri, per poi crescere quando il grande Scott prende il proscenio per eseguire due ballad formidabili, e trascina con sé tutto il gruppo in un gran finale tra swing, Spagna e melodie Klezmer. Intensissimo il bis in cui Bastida ci offre una coinvolgente versione di “Alfonsina y el mar”. Applausi a scena aperta da parte del folto pubblico presente che ha apprezzato molto i musicisti, e ci aspettano ancora due pomeriggi e serate di musica che ci regaleranno ancora soprese.

*Foto di Gian Paolo Grollero









