Su La Testa 2024 prima serata

di Alfredo Sgarlato – Inizia giovedì sera la sedicesima edizione di Su La Testa, presentata nuovamente da Chiara Buratti e Alberto Il Cala Calandriello, con un breve monologo di Gabriele Puggelli. Quindi apre le danze un talento locale, uno dei molti che il festival ingauno ha valorizzato, Roberta Monterosso, che già alla mattina si era esibita presso il negozio di dischi (che sono sempre meno in Italia ma ad Albenga ne abbiamo di nuovo uno grazie al coraggio di Matteo Pellissero) Musicology. Roberta si accompagna al piano e sono con lei due validi solisti, Antonio Di Salvo alla chitarra e Stefano Ancona alle percussioni. Ha una gran bella voce ed è tecnicamente molto preparata, nei testi si mette a nudo raccontando storie personali anche molto forti; benché sia ancora molto giovane mostra qualità notevoli e si rivela musicista che varrà la pena di seguire. Ha da poco pubblicato il primo LP, “Rosso”, arricchito dai dipinti di Roberta Camilloni.

Secondo set con un altro talento ligure, Edoardo Chiesa. Cantautore con basi blues, in versione elettrica da il meglio di sé. I brani, in gran parte tratti dal nuovo album “A quello che vedo non credo per niente”, hanno testi molto letterari, che esprimono la personalità di un musicista che rifiuta le mode per reinventarsi un mondo fatto di rock e film in bianco e nero, a cui acidi solo di chitarra fanno da ottimo contraltare.

Terzo set con un autentico fuoriclasse, Francesco Piu. Se lo ascoltassimo ad occhi chiusi crederemmo di avere sul palco un vecchio homeless di New Orleans e invece è italianissimo. Tortura la chitarra con la tecnica slide, usa senza strafare i campionamenti, e da vero bluesman suona anche armonica e asse da lavare (washboard). Ma la tecnica magistrale sullo strumento passa in secondo piano rispetto all’emozione che riesce a trasmettere con la sua totale immedesimazione nei Maestri della musica come Robert Johnson, che omaggia con passione. Spettacolare.

Gran finale con Cisco, che con gran parte del nucleo originale dei Modena City Ramblers festeggia il trentennale di “Riportando tutto a casa”, un disco che è diventato un classico e il pubblico presente conosce a memoria. Canzoni come Clan banlieu o I cento passi sono ancora molto attuali, (purtroppo bisogna dire, significa che c’è ancora bisogno di lottare per i diritti) la formazione è rodata e suona con gran ritmo, e vedere anche giovani che cantano e ballano Contessa e Bella Ciao fa sperare per il futuro.

In breve, chi era presente al Teatro Ambra si è divertito molto, e altrettanto al dopofestival dove i musicisti si sono mescolati tra loro offrendo ancora molta musica. E oggi si continua con un ricco programma già dal pomeriggio nelle piazze della città, non mancate.

*Foto di Roberto Ruaro e Valeria Barbera (foto di Francesco Piu)

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