Regione Liguria: relazioni dei consiglieri sul Piano socio-sanitario regionale 2023/2025

Regione Liguria - Sede Palazzo De Ferrari

In Consiglio regionale Brunello Brunetto, presidente della II Commissione–Salute e sicurezza sociale, ha illustrato il Piano socio-sanitario regionale 2023/2025 nel dettaglio: «La finalità è la costruzione di un sistema integrato e strutturato di risposte al cittadino dove l’universalismo dei servizi possa trovare attuazione nella personalizzazione degli interventi sulla persona agendo sulle prestazioni, ma anche sul contesto. Il Piano – ha detto – è capace di incorporare gli interventi previsti nella Missione 6 del PNRR, in una ottica strategica di ridisegno della risposta socio sanitaria territoriale». Il presidente Brunetto ha sottolineato i valori del Piano: «Centralità della persona nei percorsi di cura e di presa in carico, valorizzazione del territorio, innovazione e digitalizzazione e sostenibilità. La centralità della persona nei percorsi di cura e di presa in carico – ha aggiunto – è il punto di partenza nel ripensare la riorganizzazione dell’assistenza in tutti i luoghi di cura. Il PNRR rafforza, infatti, il concetto della casa come primo luogo di cura e rappresenta il primo passo per migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie, l’Ospedale di Comunità e la Casa di Comunità rappresentano il pilastro di questa riorganizzazione». Brunello Brunetto ha sottolineato come «la correttezza dell’impostazione del Piano Socio-Sanitario sia ribadita anche nel parere del Ministro della Salute, che ha manifestato l’apprezzamento su alcuni aspetti come l’implementazione di un unico sistema di valutazione multidimensionale» e ha descritto le direttrici principali di sviluppo: «La ridefinizione della missione dell’ospedale e del territorio con i nuovi centri assistenziali, cioè Case di Comunità e Ospedali di Comunità; l’implementazione di processi già in atto e l’avvio di nuovi processi erogativi; la prossimità nella prevenzione, nella domanda, nella risposta e nella “cura”; l’integrazione sociosanitaria; la costituzione di una rete territoriale più vicina al cittadino; l’introduzione di nuovi profili per valorizzare le professioni sanitarie, come l’infermiere di comunità, e l’innovazione dei modelli assistenziali e organizzativi». Il presidente della II Commissione ha sottolineato che il Piano ha ottenuto i pareri favorevoli del Cal (Consiglio delle Autonomie locali), dell’Università di Genova e della Conferenza permanente per la programmazione sociosanitaria regionale e ha ricordato che nell’esame in Commissione è stato dedicato ampio spazio alle audizioni in ben 16 sedute e che sono stati esaminati alcuni emendamenti come quello per il riconoscimento del ruolo e della collaborazione delle associazioni di auto mutuo aiuto nella prevenzione e cura delle dipendenze; la valorizzazione del ruolo della medicina integrata; il riconoscimento dello sviluppo delle conoscenze e delle competenze in ambito sanitario a supporto della mission formativa dell’Università; l’inserimento, tra gli obiettivi di sviluppo delle case di comunità, dell’avvio, in futuro, di progetti sperimentali su nuovi modelli organizzativi.

Gianni Pastorino (Linea Condivisa) e vicepresidente della II Commissione ha illustrato la relazione di minoranza del gruppo e, dopo aver rilevato il ritardo nella sua presentazione anche dovuta al fatto della recente nomina di Angelo Gratarola ad assessore alla sanità al posto del presidente della giunta Giovanni Toti, ha aggiunto: «Il Piano socio sanitario è, insieme all’approvazione del bilancio, uno degli atti più significativi e importanti dell’Assemblea Legislativa, ma questo Piano non contiene nulla dal punto di vista sociale e richiederà un successivo atto di approvazione della “vision” sociale». Secondo Pastorino «la discussione su questo piano è stata contraddistinta da una continua mancanza di chiarezza, prima terminologica e poi di contenuti. Eppure la sanità – ha sottolineato – rappresenta circa l’80 per cento del bilancio della Regione ed è la materia che dovrebbe guardare allo stato della salute della comunità, la materia che più di altre guarda alla cura e alla sicurezza delle persone, quella con cui misurare il livello di attenzione verso la cittadinanza e definire politiche che limitino disuguaglianze e iniquità sociali». Pastorino ha rilevato, inoltre, ritardi nella digitalizzazione e informatizzazione del sistema sanitario ligure, nonostante otto anni di amministrazione guidata dal presidente Giovanni Toti sottolineando che questa carenza è stata manifestata da diversi operatori durante le audizioni nella II Commissione. Pastorino ha, dunque, denunciato la mancanza di un vero contrasto alle liste di attesa, attraverso il recupero delle prestazioni, e ha definito il piano «burocratico» e «monco», in quanto non affronta, fra l’altro, la carenza di personale sanitario. Il consigliere, infine, non ha escluso l’eventualità di impugnare, in accordo con altri consiglieri di minoranza, il Piano socio sanitario.

Luca Garibaldi (Pd-Articolo Uno) ha illustrato una delle relazioni di minoranza del gruppo e ha esordito definendo il Piano un «documento politico e non tecnico». «L’organizzazione sanitaria regionale non viene modificata con il Piano – ha aggiunto – ma con un insieme di delibere di Giunta che istituiscono, pian piano, nuove sovrastrutture». Il consigliere nella sua relazione ha aggiunto: «La scelta di separare il Piano sociosanitario dal Piano Sociale Integrato è una decisione miope perché i due strumenti vanno ad incidere sui bisogni delle persone e saranno approvati a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, ma non si parlano». «Il modello propone una dissoluzione della Asl3 – ha precisato – in mero gestore territoriale. Da un lato ci sarà il modello “genovese” dall’altro si uniscono di fatto le Asl nel ponente e nel levante, mantenendole in vita come bidoni vuoti, mentre le aree interne non hanno strumenti fattivi per migliorare l’accesso alla salute, tanto più che già in questo momento vi è difficoltà a reperire medici di base e a garantire la copertura dei trasporti sanitari». Rispetto alla medicina territoriale Luca Garibaldi ha sottolineato: «La proposta non è sostenuta da numeri, percorsi, iniziative di sostegno e formazione. Manca un quadro per capire di quanto personale hanno bisogno le Case di comunità, mancano iniziative per rafforzare i modelli di presa in carico e di “casa come primo luogo di cura”». Il consigliere, inoltre, ha lamentato l’assenza nel Piano della gestione delle liste di attesa e della mobilità passiva e le carenze relative alle politiche della prevenzione. «Nei fatti le Asl sono state chiuse, ma formalmente restano; la privatizzazione degli ospedali – ha concluso – è stata sostituita con un flusso sempre maggiore di acquisto di prestazioni dai privati, che hanno eroso spazio e ruolo ad un pubblico sempre più in difficoltà». Garibaldi ha annunciato la presentazione di una serie di emendamenti da parte del gruppo.

Fabio Tosi (Movimento5Stelle) ha illustrato la relazione di minoranza del gruppo

«La volontà sia a livello nazionale, sia regionale – ha esordito – è ormai chiara: disinvestire, disinvestire, disinvestire e il privato si mangia il pubblico con il benestare della politica». Il consigliere ha proseguito: «Oltre alla realizzazione dei due nuovi ospedali di Arma di Taggia a il Felettino, continuamente promessi ma ancora fermi alla prima pietra, il Piano prevede di costituire due macro-aree a Ponente e Levante scorporando, in maniera netta, la funzione di committenza delle Asl nei confronti delle due nuove aziende sspedaliere. Di fatto si tratterebbe di un accorpamento tra le due asl del Ponente (1 e 2) e del Levante (4 e5) con il conseguente accorpamento di servizi e spostamento di importanti funzioni dai territori. Come ha sottolineato il Cal, questo progetto sarebbe difficilmente perseguibile con effetti positivi nella nostra Regione affetta da importanti problematiche di viabilità nelle aree montane rispetto alle zone costiere». Fabio Tosi ha aggiunto: «Il Piano, anche nell’utilizzo dei fondi PNRR (case di comunità, ospedali di comunità) e in generale nella predisposizione di punti di primo intervento e pronti soccorso privilegia i territori di costa, dimenticandosi delle necessità delle aree interne». Sempre citando il parere del Cal il consigliere ha sottolineato: «Dal Piano non emerge un modello chiaro di attuazione che necessiterebbe di una declinazione del fabbisogno del personale sociale e sanitario che permetta ai servizi, principalmente Asl e Comuni, di realizzare un’integrazione sostenibile». Tosi ha poi rilevato: «Nelle diverse sedute in II Commissione l’assessore non è stato in grado di rispondere alla domanda su quanto personale sanitario ha bisogno la Liguria» e ha denunciato un altro problema della sanità ligure: «Più della metà dei liguri che oggi tentano di prenotare una prestazione sanitaria, si trovano costretti a rinunciarvi a causa delle attese troppo lunghe che continuano a crescere». Fabio Tosi ha poi denunciato alcune carenze relative alla Asl4: «Sull’ospedale di Rapallo la volontà politica è chiara e punta a tenere il penultimo, nuovo ospedale della Liguria e della sesta città più importante desolatamente vuoto perché questi spazi fanno gola al privato» e ha chiesto che sia restituito il Punto di Primo intervento per le 12 ore, chiuso nel 2020 per pandemia e poi destinato ad un centro vaccinale.

Sergio Rossetti (Gruppo misto-Azione) ha illustrato la relazione di minoranza della sua componente del Gruppo misto. «Il Piano è astratto, non affronta i temi emergenziali della sanità ligure: liste di attesa; intasamento dei Pronto Soccorso e la conseguente riduzione delle attività nei reparti; cronica carenza di specialisti, infermieri, oss, operatori della riabilitazione; la mancata erogazione di molti LEA, e la mancata presa in carico di moltissime malattie croniche». Il consigliere ha aggiunto: «Il Piano non è uno strumento di programmazione, ma un annuncio di decisioni non spiegate, senza una seria analisi delle esigenze di cura e senza dare risposte. Con un milione e mezzo di abitanti il Piano conferma ben tre strutture di Governo Centrale (Regione, Struttura di Missione per la riforma del sistema, Alisa), mantiene 9 aziende sul territorio e ben diciannove distretti sanitari». Il consigliere ha ribadito la necessità di chiudere o de-aziendalizzare Alisa e la chiusura della Struttura di Missione sulla sanità e ha precisato: «Sarebbe opportuno iniziare a discutere se tutte le aziende territoriali sono così necessarie e ridurre i distretti socio sanitari». Il consigliere ha affronta il tema della carenza di personale: «Il Piano non prevede nessuna strategia per coniugare le uscite per quiescenza, la scarsa disponibilità di medici specialisti, i servizi da erogare, gli impegni da assumere e far assumere all’Università per “produrre” i titoli di cui abbiamo bisogno». Rossetti ha proposto, in questo senso, di utilizzare per i settori dell’emergenza tutti gli istituti contrattuali possibili e di creare una task force pubblica – privata contro le liste d’attesa dei minori disabili e ha chiesto che sia riconosciuto e rafforzato il sistema sociale all’interno della rete sanitaria e ha lamentato l’assenza di una discussione sul processo di integrazione fra il Piano socio sanitario e il Piano regionale integrato dei servizi sociali, in particolare relativamente ai minori e agli anziani malati psichiatrici. Il consigliere ha concluso: «Il Piano, infine, non definisce gli strumenti e le risorse».

Roberto Arboscello (Pd-Articolo Uno) ha presentato un’altra relazione di minoranza del gruppo: «Devo esprimere profonde preoccupazioni riguardo a questo piano, denominato “2023-2025” a biennio ormai quasi concluso, in quanto è carente di contenuti e pervaso da ritardo cronico. Più che una visione di futuro, sembra una mera fotografia dell’esistente, priva di analisi approfondita dei dati e di una progettualità concreta, non risponde alle sfide e alle emergenze che il nostro territorio e i cittadini affrontano ogni giorno». Arboscello ha chiesto all’assessore alla sanità Gratarola «perché, nel corso di questi mesi, dalla presentazione del Piano in conferenza stampa, non è stato integrato con dati, numeri, osservazioni e soluzioni, provenienti anche dalle opposizioni, che hanno manifestato un proficuo interesse? ». Il consigliere ha ricordato le audizioni per oltre sei mesi, nelle commissioni, di centinaia di voci dal mondo sanitario, rappresentanze degli utenti, stakeholder e categorie: «Tutte – ha detto – hanno evidenziato lacune e avanzato osservazioni. Tuttavia, sembra che queste segnalazioni siano cadute nel vuoto, senza suscitare interesse da parte della Giunta». Il consigliere ha evidenziato, inoltre, che il Piano avrebbe separato in modo inadeguato gli aspetti sociali da quelli sanitari, e il metodo decisionale adottato è «senza confronto democratico con le opposizioni e senza ascolto delle istanze del territorio. Questo approccio poco partecipativo alimenta un clima di sfiducia e insoddisfazione tra i cittadini» e, a questo proposito ha citato la vicenda del “Punto nascite” di Pietra Ligure, annunciato più volte dalla giunta e non ancora aperto, e l’ospedale di Cairo Montenotte, che è un Ospedale di comunità ma non quello per acuti richiesto dalla cittadina.

Enrico Ioculano (Pd-Articolo Uno) ha illustrato un’altra relazione di minoranza del gruppo in cui ha premesso che il Piano non risponde alle esigenze sanitarie legate all’invecchiamento della popolazione, alle malattie croniche e ai problemi legati alla non autosufficienza presenti in Liguria anche perché non ha le risorse necessarie per soddisfare queste esigenze. «Il Piano – ha aggiunto – è un documento vuoto che non affronta i problemi del sistema sanitario ligure, si limita a recepire la normativa nazionale, si compone per lo più di intenti di massima, si concentra solo ed esclusivamente sull’offerta di produzione sanitaria e ignora la presa in carico della persona». Secondo il consigliere, inoltre, «il Piano non rispetta nemmeno il programma politico con quale il presidente Toti si è presentato agli elettori: case della salute sul territorio, potenziamento dell’assistenza territoriale per la continuità di cure ospedaliere sul territorio e sistema di centri territoriali per la salute, compresa la diagnostica “pesante”». Ioculano ha aggiunto: «Sono prospettate 32 Case di comunità senza sapere cosa dovranno produrre, quanto dovranno produrre e, soprattutto, chi andrà a lavorarci». «La nostra regione ha una conformazione del Servizio sanitario regionale – ha concluso – molto disomogenea dove, mentre nella parte centrale, il genovesato, si mantiene un buon livello di prestazioni sanitarie, nelle aree periferiche il sistema è particolarmente sotto pressione per la carenza di medici e personale. Le due periferie – ha precisato – coincidono anche con le aree che dal punto di vista economico e sociale sono più in sofferenza».

Ferruccio Sansa (Lista Ferruccio Sansa presidente) ha illustrato la seconda relazione di minoranza del gruppo: «Il bilancio della Regione vale quasi 7,5 miliardi di euro e, di questi, ben 4,14 miliardi vanno in sanità. Da come si deciderà come spendere questa somma dipenderà l’assunzione di personale, la costruzione di ospedali, l’acquisto di macchinari moderni, la prevenzione, le procedure per ridurre finalmente l’attesa per gli esami. Insomma – ha aggiunto – dipenderà come saranno curate 1,5 milioni di persone. In poche parole dipenderà la vita dei liguri». Il consigliere ha dichiarato: «Oggi si deciderà come saranno curati i liguri nei prossimi anni. Questo – ha aggiunto – dovrebbe farci sentire tutti responsabili». Sansa ha ribadito che «il Sistema Sanitario Nazionale è forse la più grande conquista della Repubblica dalla sua nascita, quella basata sull’universalismo che doveva garantire cure di qualità, gratuite e uguali per tutti, non esiste già più, ce lo dicono i fatti e le oltre 200 persone che abbiamo ascoltato nelle audizioni in II Commissione». Sansa ha aggiunto: «La sanità pubblica non esiste più perché, senza che ce ne accorgessimo, è stata smantellata pezzo per pezzo e la salute è diventata un diritto condizionato dagli interessi dei privati e non sarà uguale per tutti. E anche questo Piano socio sanitario regionale non garantisce i diritti di tutti e la sanità ligure – ha dichiarato – non è un’eccellenza ma un fanalino di coda in Italia». Nel merito Sansa ha dichiarato che il testo non è del tutto negativo e ha annunciato alcuni emendamenti rilevando, però, che il testo è volutamente troppo generico rispetto ad alcune iniziative, e ha citato fra gli altri, il progetto del “Gaslini Diffuso”. Secondo il consigliere, inoltre, la terminologia utilizzata è poco comprensibile.

Roberto Centi (Lista Ferruccio Sansa presidente) ha presentato la seconda relazione di minoranza del gruppo in cui ha espresso critiche sulla programmazione: «Paghiamo scelte politiche a livello nazionale, paghiamo una deriva che tende in modo scientifico al privato, una deriva assecondata e incoraggiata da scelte periferiche come quella di Regione Liguria». Secondo Roberto Centi «il provvedimento cavalca l’onda privatizzatrice e, invece di investire di più, si muove tra mobilità passiva in aumento, accentramento di progettualità e investimenti in personale e risorse solo su ospedali e istituti di ricerca genovesi, a discapito del resto di Città metropolitana e della Liguria, tra Case di comunità, progettate e individuate con grave trascuratezza a proposito della collocazione, delle specificità interne e della possibilità di dotarle del personale necessario per farle funzionare senza correre il rischio di affidarle al mercato, e quindi al privato, tra una mancata attenzione all’entroterra e allo squilibrio tra questo e la zona costiera, assolutamente favorita sul piano non solo demografico ma anche degli investimenti». Il consigliere ha aggiunto: «L’operazione Piano Socio Sanitario è stata, prima di tutto, segnata da un mancato confronto preventivo con tutte le parti interessate, dovuto a una precisa scelta di metodo, tanto da fare pensare che anche l’enorme lavoro compiuto dalla II Commissione, a partire dalla metà di maggio fino ad oggi, abbia avuto l’unico risultato di consentire di raccogliere doglianze e suggerimenti di decine di operatori di enti e di associazioni, senza che queste possano avere una ricaduta positiva sul piano o anche, minimamente, cambiarlo». Roberto Centi ha poi illustrato quelli che ritiene gli squilibri del Piano: «Il Piano è una trasposizione ligure del modello cosiddetto lombardo, con erogatori di prodotti/prestazioni (gli ospedali), acquirenti di prodotti (Asl) con tendenza alla centralizzazione su pochissimi ospedali e al Genova-centrismo, non peraltro in una Genova omogenea, ma a sua volta a macchia di leopardo, con zone periferiche e eccellenze privilegiate». Critiche, infine, sono state espresse sul progetto del “Gaslini diffuso” e del “San Martino diffuso” perché «non promuoveranno un mutuo scambio sinergico».

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