Ottima la prima per l’Albenga Jazz Festival

Successo per la prima giornata della manifestazione

di Alfredo Sgarlato – È iniziata ieri sera la nuova edizione dell’Albenga Jazz Festival, organizzata da Le Rapalline in Jazz col Comune di Albenga, e la direzione artistica del Maestro Alessandro Collina. Anticipazione nel pomeriggio alla Cattedrale di San Michele, dove il Maestro Roberto Grasso ha eseguito all’organo Serassi alcuni brani di epoca barocca, toccate di Frescobaldi, Diruta, Pachelbel e una fantasia di Scarlatti, composizioni nate all’epoca come improvvisazioni: contrariamente a quello che molti pensano, l’improvvisazione non è una pratica contemporanea, ma era usanza comune in epoca barocca e classica: da Bach a Mozart tutti improvvisavano (“Paganini non replica!”) ed è solo con Mendelssohn che inizia la tradizione del “repertorio”.

Quindi in Piazza Trincheri il trio formato da Danilo Raimondo, Marco Fossati e Thomas J. Milner alle percussioni. Raimondo, oltre che percussionista e ricercatore è un artigiano che costruisce i propri strumenti: il trio suona fiati e percussioni da tutto il mondo, come kalimba e berimbau, oltre a tamburi di tutti i tipi, strumenti ricavati da zucche, fiati ancestrali, secchi d’acqua usati come effetti sonori. Ne esce una miscela davvero affascinante, arcana, che coinvolge il pubblico che ha afffollato la piazza e si è fatto cullare da melodie e ritmi esotici.

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Esotismo e contaminazione tra generi e popoli anche per Motus Laevus, evento della serata. Il gruppo è composto da Tina Omerzo, voce e tastiere, Edmondo Romano, fiati, Luca Falomi, chitarre, e ospite Olmo Manzano, percussioni. Il repertorio comprende sia brani tradizionali, come una preghiera turca ascoltata da una vecchia cassetta che Romano ha trasposto per sax soprano, sia brani originali, scritti da tutti i tre membri. Tina Omerzo compone su testi propri o della poetessa Mojca Maljevac, notevoli 3 days ago e A call for the wind, con ottimi solo di Edmondo al clarinetto, in cui sviscera tutte le sonorità dello strumento, dai bassi agli acuti. Romano è autore della trascinante Shanfara, che chiude il concerto, suoni mediorientali e ritmi complessi; più intimisti, e altrettanto belli, i temi composti da Falomi, chitarrista sensibile e raffinato, come Sal e Novembre.

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Quando ero ragazzo e gli amanti del jazz erano molto puristi, un concerto come questo avrebbe diviso il pubblico tra chi l’avrebbe trovato troppo poco ortodosso, e chi avrebbe apprezzato le ardite contaminazioni. Oggi fortunatamente gli amanti della musica non sono più così ideologizzati (purtroppo il resto del mondo si è radicalizzato nel senso peggiore) e tutti sanno apprezzare riuscite commistioni come quella proposta dai Motus Laevus, dove di stampo jazzistico sono le improvvisazioni dei solisti, in cui la pur strepitosa tecnica non prende mai il sopravvento sul feeling, e il ritmo incessante, anche in tempi dispari; ma lo stesso ritmo come le melodie arrivano dalle tradizioni di tutto il Mediterraneo, mentre di stampo avanguardistico sono gli ostinati all’unisono che aprono alcuni brani. Un concerto davvero bello che ha aperto le tre serate nel migliore dei modi.

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Oggi seconda giornata con le chitarre del lutaio ingauno Santo Vruna suonate da Manuel Merlo alle 18 in Piazza Trincheri, e stasera in Piazza Tortora una variazione al programma: accanto al grande sassofonista Rosario Giuliani non ci sarà Enrico Pieranunzi, indisposto (a lui i nostri auguri di pronta guarigione), ma lo strepitoso fisarmonicista Luciano Biondini, in un omaggio a Morricone e Rota.

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*Foto di Cinzia Vola


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