Savona e la crisi industriale, Astengo: “non basta la solidarietà ai lavoratori”

Comune di Savona

“Il ‘caso’ Mondomarine tornato in rilievo proprio in questi giorni si prefigura come emblematico della profondità della crisi industriale nella provincia di Savona e richiama a una necessità di elaborazione progettuale da parte delle forze politiche e sindacali che oltrepassi la fase della, pur doverosa, espressione di solidarietà e vicinanza verso i lavoratori” affermo Franco Astengo del Coordinamento “Il rosso non è il nero”.

Secondo Astengo “Ci sono almeno due questioni fondamentali sulle quali riflettere: 1) L’assoluta assenza di risultati derivanti dalla dichiarazione di area di crisi industriale complessa avvenuta nel 2016; 2) L’assenza del Comune di Savona dalla capacità di intervento: una assenza resa emblematica proprio dall’assenza del Comune Capoluogo proprio nell’area compresa nella stessa dichiarazione di crisi”.

“Il comparto industriale rimane settore decisivo per l’economia della nostra Provincia. Tutti abbiamo sotto gli occhi gli esiti nefasti dello scambio avvenuto, sin dagli anni’80, tra deindustrializzazione e speculazione edilizia. Pensare ed agire avendo in mente un’area più vasta della sola Città di Savona è la condizione necessaria per promuovere lo sviluppo economico del nostro territorio su basi nuove e durature. Muoversi progettualmente nel senso di una costruzione di riferimento di area vasta può permettere di perseguire importanti obiettivi, ed in primo luogo l’uscita dall’isolamento affrontando, attraverso una più ampia programmazione territoriale, il tema delle infrastrutture, dell’utilizzo delle aree industriali dismesse e della protezione dell’ambiente”.

“Possiamo poi individuare un diverso approccio al tema dell’area industriale di crisi complessa, rispetto alla quale deve essere sostituito il principio di fondo: dal “pensare alla crisi” al “pensare al progetto”, costruendo un soggetto di coordinamento capace di porsi in grado di intercettare i già più volte citati flussi di spesa. Un soggetto che potrebbe prendere forma di un “Patto di Alleanza Territoriale” tra gli Enti Locali del savonese e della Val Bormida inteso come soggetto di elaborazione per una comune azione programmatico – politica e di costruzione di una adeguata soggettività verso Regione e Governo, in una situazione nella quale muoversi in modo scoordinato risulta – come abbiamo visto – del tutto negativo”.

“In questo ragionamento debbono essere inseriti due punti assolutamente imprescindibili e decisivi: 1) quello del ritorno alla presenza di realtà produttive fortemente misurate sull’innovazione tecnologica (il tema dell’adeguamento tecnologico è fondamentale anche per il mantenimento delle attuali più importanti attività industriali presenti in provincia di Savona, come dimostrano le vicende dei passaggi di proprietà per Bombardier, Mondomarine e Piaggio) e quello di di una forte capacità di espressione di conoscenza e di sostenibilità sociale e ambientale. Rimane basilare anche la questione della bonifica delle aree industriali dismesse presenti in Val Bormida ma anche nel savonese: questione annosa e non risolta in modo particolare per due siti strategici di grande importanza come quello di Ferrania e dell’ACNA di Cengio. 2) Il completamento delle infrastrutture ferroviarie che deve avere come priorità il raccordo dalla piattaforma di Vado Ligure e la linea Savona/Ventimiglia/Genova/Torino e il raddoppio della ferrovia verso il Piemonte e la Lombardia, via Alessandria (che diventa urgente anche rispetto al raddoppio Finale – Andora) oltre al riguardo del traffico su gomma il collegamento (negato ormai da decenni) tra Carcare e Predosa. Insomma, per il savonese, rimane comunque fondamentale il rapporto con il Nord – Ovest del Paese e il Nord dell’Europa” conclude Franco Astengo del Coordinamento “Il rosso non è il nero”.


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