Douglas Italia verso la chiusura di 128 punti vendita entro il 2022

I sindacati hanno ribadito la ferma contrarietà alle chiusure paventate e hanno dichiarato di aver sollecitato la convocazione del tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo Economico. Il confronto è stato aggiornato al 16 marzo

Porta interrogativa

È proseguito in videoconferenza il confronto sul piano di riorganizzazione annunciato da Douglas Italia con la chiusura di 128 punti vendita entro il 2022. La direzione della catena di profumerie ha palesato ai sindacati di categoria Fisascat Cisl, Filcams Cgil, e UIltucs la lista degli ulteriori 22 negozi che si aggiungerebbero ai 77 già individuati dall’analisi aziendale nelle scorse settimane; i lavoratori coinvolti dalle chiusure, allo stato, sembrerebbero essere 346.

Il management ha dichiarato che, l’individuazione degli store oggetto della decisione unilaterale è dato dall’analisi comparativa dell’andamento dell’ultimo biennio di ciascun punto vendita, accentuata dall’emergenza Covid 19. La direzione ha poi posto l’accento sul tema degli approvvigionamenti, sulla necessità di una maggiore liquidità per favorire l’e-commerce nonchè sull’impatto dei canoni di locazione sulle scelte del Gruppo in Italia. Douglas Italia ha dichiarato di voler mettere in campo soluzioni che vadano incontro alle richieste sindacali di mantenimento occupazionale, evidenziando che ha già sottoscritto accordi di riservatezza con 6 diversi operatori del settore che hanno manifestato interesse a subentrare in alcuni spazi dove oggi opera il brand tedesco.

I sindacati hanno ribadito la ferma contrarietà alle chiusure paventate e hanno dichiarato di aver sollecitato la convocazione del tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo Economico. Il confronto è stato aggiornato al 16 marzo; entro tale data Douglas si è impegnata a presentare un piano commerciale e a comunicare l’intero perimetro della annunciata ristrutturazione, palesando i criteri di individuazione utilizzati. «Abbiamo chiesto di sviluppare e illustrare un piano industriale di ampio respiro e serio che dia valore al capitale umano, che è il vero valore aggiunto a maggior ragione per un’azienda che offre prodotti e servizi per la cura della persona, postulato sulla salvaguardia occupazionale» ha dichiarato la segretaria nazionale della Fisascat Cisl Aurora Blanca auspicando «che le istanze presentate dalle confederazioni in merito al blocco dei licenziamenti trovino rapidamente un positivo riscontro».

La Fisascat Cisl ha poi chiesto alla direzione Douglas di predisporre un quadro sinottico volto a comprendere eventuali posizioni vacanti e la lista dei siti dove l’azienda ha già comunicato alle diverse proprietà l’indisponibilità alla rinegoziazione dei canoni di locazione. «L’azione congiunta che dovrà esser portata avanti anche con le competenti autorità territoriali – ha sottolineato Balnca – dovrà servire a rendere più cogenti le clausole di salvaguardia occupazionale vigenti». Per la sindacalista «il concetto di “bellezza” è tangibilmente perseguibile se si individuano strade di lungo periodo alternative alle chiusure, volte a migliorare l’esperienza di vendita e di cura della persona, rinegoziando i contratti di locazione, favorendo chi vorrebbe esser coadiuvato in un percorso di accompagnamento alla pensione e/o di riqualificazione professionale, avendo un ‘idea chiara del posizionamento del brand sul mercato che, per sua vocazione, non può che esser di prossimità alla clientela». «L’e-commerce – ha concluso – può supportare tale esperienza ma non può sostituirla».


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