I Macchiaioli: a Palazzo Zabarella capolavori dell’Italia che risorge

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GIOVANNI FATTORI L’Arno a Bellariva | 1875 circa | Olio su tela, cm. 37x101 | Collezione Angiolini, Livorno

“I Macchiaioli. Capolavori dell’Italia che risorge” a Padova: opere senza tempo cariche di emozione e di vita, dense di sentimento e colore saranno in mostra a Palazzo Zabarella dal 24 ottobre 2020 al 18 aprile 2021 in un percorso espositivo curato da Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca, con un contributo in catalogo di Silvio Balloni e Claudia Fulgheri.

I Macchiaioli, si legge in una presentazione della mostra, “incarnando lo spirito di un’Italia appena nata, carichi di speranze ed entusiasmo, liberi e spavaldi nella loro pittura di impegno sociale e civile si mettono in Mostra a Palazzo Zabarella proprio in un periodo che rispecchia quello in cui si trovarono a muoversi nell’800, un periodo in cui la forza e la reattività sono salienti e indispensabili per rimettere in moto il motore del nostro Paese”.

Originali e rivoluzionari. Solo alla fine degli anni settanta si cominciò a definirli idealisti allineati al proprio tempo; quel tempo che li vide impegnati “nella rappresentazione di una quotidianità cosi vitale e importante, nella rappresentazione di valori ed emozioni che legano da sempre l’umanità”. Le opere di Giovanni Fattori e Silvestro Lega definiti classici e reazionari insieme, di Telemaco Signorini così intenso e quotidiano, di Giovanni Boldini così fascinoso e ricco di dettagli nell’interpretazione delle figure maschili e femminili, si affiancano a quelle dei meno noti Adriano Cecioni, Odoardo Borrani, Raffaello Sernesi, Vincenzo Cabianca pittori da riscoprire insieme a Palazzo Zabarella.

VITTORIO CABIANCA  Al sole | 1866 | Olio su tela, cm. 75X90 | Collezione privata, Bologna
VITTORIO CABIANCA Al sole | 1866 | Olio su tela, cm. 75X90 | Collezione privata, Bologna

Rinaldo Cornielo, scultore di origine veneta trapiantato a Firenze, fu il primo collezionista dallo spirito genuino e interpretativo che li rivalutò sulla scena dell’arte proprio nel periodo in cui l’Italia si era aperta alle novità europee: periodo in cui furono esposte grandi opere di Pissarro e Manet nella mostra internazionale della Società Donatello. I Macchiaioli sperimentarono la pittura all’aria aperta per ottenere una rappresentazione diretta e naturale della realtà, ragionavano “di tocco, di impressione, di valore e di chiaroscuro” (Martelli 1895).

Assidui frequentatori del Caffè Michelangiolo a Firenze, luogo in cui si dilettavano nel racconto di strepitose avventure, spavaldi e pieni di voglia di vivere, le loro pennellate sono luminose e guizzanti: la rappresentazione della realtà contemporanea è forte di chiaroscuri e di macchie dense di luce e colore che vogliono esprimere l’emozione forte che in loro scatenava l’incontro con altri esseri umani o la vista di paesaggi e scene di vita vera che amavano dipingere e analizzare su tela.

SILVESTRO LEGA Le bambine che fanno le signore | 1872 | Olio su tela, cm. 60X100 | Istituto Matteucci, Viareggio
SILVESTRO LEGA Le bambine che fanno le signore | 1872 | Olio su tela, cm. 60X100 | Istituto Matteucci, Viareggio

La violenza dei contrasti cromatici e chiaroscurali è in stretto rapporto con la carica vitale e potente che questi artisti portavano dentro di sé. Le scene di accampamenti e bivacchi, di scaramucce e battaglie (molti di loro avevano preso parte alla guerra come volontari) permise loro di mettere alla prova l’originalità del loro stile nel confronto con la realtà. Signorini, Cabianca e Banti sorretti dal giovanile entusiasmo che li caratterizzava, in vacanza al mare, “si sfogarono a trattare gli effetti di sole, dipingendo delle donne portanti delle brocche di acqua in capo sotto l’ombra di un arco, di tono sul mare, sul davanti del quadro. Sperimentare è la loro parola d’ordine”.

“Il merciaio di La Spezia” o “una mattinata sull’Arno. Renaioli” sono esempi della potenza espressiva di Signorini in grado di declinare la macchia con straordinaria disinvoltura fino ad evocare con sorprendente attinenza il variare dei toni luminosi esaltati dai bianchi delle camicie e dei copricapo, dal colore intenso dell’Arno cui fanno da felice controcanto le nuvole ariose che solcano il cielo di un purissimo azzurro.

ODOARDO BORRANI Mietitura a San Marcello. La raccolta del grano sull’Appennino | 1861 | Olio su tela
ODOARDO BORRANI Mietitura a San Marcello. La raccolta del grano sull’Appennino | 1861 | Olio su tela

“La fatica del lavoro umile, la lirica bellezza dei paesaggi, le scene materne così intense e potenti, il disagio sociale reso con intensità e valore: tutto questo caratterizza i Macchiaioli, veri Eroi della loro epoca che con dignità e caparbietà diventarono veri protagonisti della scena artistica italiana. Il linguaggio macchiaiolo, distesamente articolato e comunicativo, affida alla naturalistica resa dei fenomeni luminosi i valori compositivi ed emozionali del dipinto”. Per Signorini l’Arte è espressione della sincerità individuale, eminentemente fondata sullo studio della natura nell’intento di cercare in essa quei momenti che esprimono un carattere e ispirano un sentimento speciale anche a scapito di non essere intesi dal pubblico (Signorini, lo Zibaldone).