Grondacci (ilBuonsenso): “Liguria: 70% sono spiagge private. La Regione dove era fino ad oggi?”

“La Liguria vanta il record della percentuale maggiore di costa sabbiosa occupata: è il 69,8 per cento che risulta concessa a stabilimenti balneari (1175), campeggi (273), circoli sportivi e complessi turistici. Altro record negativo è quello del comune di Alassio"

Spiaggia navi

Genova / Alassio | Secondo Marco Grondacci (ilBuonsenso) in Liguria “occorre avviare da subito una indagine puntuale sullo stato e l’utilizzo dei contributi regionali per l gestione e conservazione delle spiagge libere, sullo stato di attuazione dei Progetti di utilizzo Comunali e sullo stato  e il numero delle concessioni rilasciate anche nei Comuni che non rispettano le soglie di legge per le spiagge libere”.

“La Liguria – afferma Grondacci – vanta il record della percentuale maggiore di costa sabbiosa occupata: è il 69,8 per cento che risulta concessa a stabilimenti balneari (1175), campeggi (273), circoli sportivi e complessi turistici. Altro record negativo è quello del comune di Alassio che è tra i comuni costieri con la maggiore occupazione di spiagge in concessione: su 7 km di costa sono presenti 95 stabilimenti balneari con un’occupazione della costa pari all’88,2 per cento. I dati emergono dal rapporto di Legambiente: la legge regionale stabilisce che la giunta debba incentivare il mantenimento delle spiagge libere. In che modo la Regione ha applicato questo impegno?”

Inoltre i comuni, nella formazione del PUD, sono tenuti ad identificare e motivare tale estensione, in rapporto alla morfologia della costa nonché alla qualità, dimensione e posizione degli arenili complessivamente presenti nel territorio comunale. Per Grondacci “emerge quindi una grave responsabilità dei comuni che non hanno seguito la legislazione esistente. Su questo aspetto bisogna fare chiarezza. Il sospetto è che la Regione non abbia applicato quanto previsto dalle leggi  regionali vigenti in particolare i  contributi di conservazione e riqualificazione delle spiagge libere e o comunque non li abbia indirizzate correttamente. In particolare sarebbe interessante capire se i contributi siano stati dati anche ai Comuni sprovvisti di Progetto di Utilizzo Comunale”.

“Il Progetto di utilizzo, esteso a tutte le aree demaniali marittime, deve garantire una percentuale minima di aree balneabili libere e libere attrezzate pari al 40 per cento del fronte totale delle aree balneabili di cui almeno la metà libere. Qualora la percentuale delle spiagge libere e libere attrezzate sia, allo stato, superiore alla percentuale del 40 per cento, il Progetto può prevederne una parziale riduzione al fine di migliorare la fruizione complessiva del litorale balneabile; qualora la suddetta percentuale minima non sia raggiungibile in quanto sussistono concessioni demaniali già rilasciate, il Comune non può rilasciare nuove concessioni demaniali marittime in tutto il territorio comunale”.

“Queste sono norme chiare ed evidenti ma la realtà propone, come confermano i dati di Legambiente, una situazione ben diversa dalla norma e dalle linee guida vigenti. Le spiagge devono essere libere, mantenute sane e pulite. La Liguria – conclude Grondacci – deve essere un luogo di turismo che non deve essere relegato al solo pagamento di privati, la natura è di tutti e le spiagge libere devono essere sempre di più”.