Agricoltura, Commisione boccia richiesta di Regione Liguria per rimodulare i fondi del Psr

"Pare che nei prossimi giorni debba uscire un nuovo regolamento europeo e allora potremo capire quali interventi ci sarà possibile mette in campo"

Stefano Mai

Genova | È stata rifiutata dalla Commissione europea la richiesta di Regione Liguria di consentire variazioni d’uso sui restanti fondi del Programma di sviluppo rurale da impiegare per le imprese liguri dei comparti agricolo e zootecnico.

Profonda insoddisfazione da parte dell’assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Mai: “Nelle scorse settimane abbiamo inviato la richiesta alla Commissione europea per rimodulare i fondi del Psr in modo da aiutare le nostre imprese – afferma l’assessore Mai -. In sostanza avremmo potuto prendere i fondi non ancora utilizzati e destinarli ai bandi più efficaci per contrastare la crisi Coronavirus. Purtroppo di quella elasticità che doveva essere garantita da Bruxelles, per ora non vi è traccia. Mi risulta abbastanza singolare un rifiuto simile in una fase emergenziale come questa. Sono rimasti totalmente sordi al grido di aiuto delle nostre aziende. Una cosa inaccettabile”.

“In modo particolare, come anche concordato con le associazioni di categoria, attraverso i miei uffici ho chiesto elasticità sulla sottomisura 5.2. Si tratta di una misura che garantisce il ristoro dei danni in caso di calamità, ma che a oggi presenta vincoli molto stringenti. Infatti interviene per il ristoro delle strutture ma non delle produzioni. Con un’adeguata elasticità saremo stati in grado di aprire un bando ad hoc per aiutare le imprese che hanno avuto importanti perdite di fatturato e che non sono riuscite a collocare le loro produzioni, ma è arrivata la doccia fredda”.

“Ci stiamo muovendo in ogni direzione per riuscire a dare risposte alle nostre imprese ma troviamo ancora troppi muri di gomma. Pare che nei prossimi giorni debba uscire un nuovo regolamento europeo e allora potremo capire quali interventi ci sarà possibile mette in campo. Trovo però assurdo che in un momento come questo i burocrati europei si attacchino a cavilli e tecnicismi per impedirci di aiutare le nostre imprese. È un’ulteriore dimostrazione della cecità dell’Unione”.