PCI Federazione della Liguria contro Toti, il Pd, le ordinanze e la campagna elettorale

"È nostro obbligo ripensare ad una riapertura graduale delle attività in base all’andamento dei contagi che però non può prescindere dal giudizio del Comitato tecnico scientifico istituito per l’emergenza e dell’Istituto Superiore di Sanità"

Bandiera PCI

Genova | A detta della Federazione della Liguria del Partito Comunista Italiano “Un unico comune intento li lega: far campagna elettorale sulla pelle dei cittadini liguri”. La regione Liguria, si legge in una lunga nota della segreteria regionale del Pci, «è in una situazione davvero inquietante: da una parte amministrazioni e giunta regionale di centrodestra che continuano a dimostrare di non essere minimamente in grado di gestire l’emergenza tra mancato isolamento di reparti dedicati al covid-19, perdita dei tamponi, disastro delle RSA, mancata trasparenza nei dati trasmessi, problemi e ritardi nel distribuire mascherine e buoni spesa; dall’altra opposizioni composte da un PD che cerca di far emergere una nuova, finta “verginità” dopo i disastri passati che hanno dato il via alla situazione paradossale di cui sopra, da un M5S e da liste civiche di contorno impalpabili e caratterizzate dalle solite ambiguità. Un unico comune intento li lega: far campagna elettorale sulla pelle dei cittadini liguri».

«In quella direzione – prosegue la Federazione della Liguria – vanno il decreto del 13 Aprile e l’ordinanza del giorno successivo emessi da Toti; dei veri e propri atti d’incoscienza nel tentativo di portare avanti una becera propaganda (esempio lampante la riapertura degli stabilimenti balneari subito pubblicizzata sulle pagine di “Cambiamo con Toti Presidente“) che rischiano di abbassare il livello di guardia in una regione dove i dati relativi al contagio, seppur migliorati, sono ancora molto preoccupanti. In una regione dove il tasso di mortalità in rapporto ai ricoverati è tra i più alti in Italia sembra assurdo assistere, anziché a ristrettezze, ad un aumento di autorizzazioni rispetto al Dpcm del Governo che vanno in contraddizione con dichiarazioni e scelte di alcuni sindaci liguri, anche di centrodestra come Toti. Nello specifico, il tornare ad attività di giardinaggio e di cura degli orti (la confusione sul tema è stata totale visto il cambio di posizione da un giorno all’altro che ha messo a disagio molti cittadini), la riapertura di cantieri navali e di piccoli cantieri legati a stabilimenti balneari ed edilizia privata, in un periodo di emergenza conclamata dove i controlli sarebbero ulteriormente limitati (lo sono già in condizioni normali, in particolare in certi settori), portano inevitabilmente ad un aumento della mobilità anche tramite mezzi pubblici e ad un ovvio aumento del rischio di comportamenti contrari al rispetto della distanza sociale, ancor più gravi se in mancanza di strumenti necessari alla sicurezza come avviene in molte situazioni».

Secondo i militanti del Pci, «Se vogliamo uscire da questa situazione e non rendere vane tutte le limitazioni intraprese in questi ultimi 40/45 giorni, servono ancora cautele e comportamenti responsabili ispirati al diradamento sociale così come ribadito, anche negli ultimi giorni, dal commissario per l’emergenza Covid-19 della Protezione Civile, Domenico Arcuri. Riaprire “oggi” per rischiare di chiudere nuovamente “domani” non ha alcun senso se non per lo “sciacallo” Toti che ha visto bene di approfittarsi del momento richiedendo addirittura le elezioni regionali già a luglio provando a capitalizzare sulla disgrazia del momento ricercando consensi con passerelle e post ridicoli a cui ci ha ormai abituato da tempo. È nostro obbligo ripensare ad una riapertura graduale delle attività in base all’andamento dei contagi che però non può prescindere dal giudizio del Comitato tecnico scientifico istituito per l’emergenza e dell’Istituto Superiore di Sanità che attualmente porta ancora a riflettere sulle priorità del momento legate alle tragiche condizioni (già indicate all’inizio del presente documento) della sanità ligure tra privatizzazioni e totale inefficacia di Alisa ed alla situazione di molti lavoratori costretti a lavorare nei margini consentiti già dal penultimo decreto del Governo in condizioni di scarsa sicurezza in aziende che antepongono il profitto alla loro salute. Entrambe sono situazioni da noi più volte denunciate che continuano a mettere in serio pericolo un diritto fondamentale per i cittadini, il diritto alla salute».

«Dopo anni di tagli (37 miliardi a livello nazionale negli ultimi anni tra governi di centrodestra e centrosinistra) speriamo queste settimane siano state occasione di riflessione per gli Italiani che finora sul tema hanno dimostrato fin troppa superficialità. Sulla gravità di questa situazione, a differenza di chi adesso se ne fa forza, ci eravamo già espressi ben prima dell’emergenza legata al coronavirus e rilanceremo la nostra campagna per una sanità pubblica gratuita e di qualità che risponda alle esigenze della popolazione offrendo strumenti diffusi e maggiormente efficaci per la tutela delle fasce più deboli. La smetta certa classe politica di ostinarsi ad operare senza il benché minimo senso di responsabilità nell’interesse personale e del profitto rendendo la popolazione succube di politiche neoliberiste e di stampo capitalista che hanno trascinato la nostra regione ed il nostro Paese in un oblio» conclude la nota della Federazione Liguria del Pci.