Economia, sindaci di Savona chiedono di togliere il divieto alle attività forestali

Inviata una richiesta al ministro dell’Economia e dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Agricoltura perché vengano presto inserite nell'elenco delle attività produttive lecite anche alcune attività silvoforestali importanti per il territorio

Palazzo Nervi

Savona / Roma | I sindaci della provincia di Savona hanno inviato ieri una formale richiesta al ministro dell’Economia e dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Agricoltura perché vengano presto inserite nell’elenco delle attività produttive lecite anche alcune attività silvoforestali importanti per il territorio, al momento escluse dal Dpcm del 22 marzo e dalle successive integrazioni.

Si tratta in particolare delle attività registrate con i codici ATECO 02 (“silvicoltura ed utilizzo di aree forestali”; compresa la produzione di legna da ardere 02.20.00), ATECO 16 (“fabbricazione di prodotti in legno”, compresa la conservazione, taglio e essiccazione del legname) e ATECO 46.12.02 (“commercio di combustibili solidi”, ovvero legna da ardere). Il documento (vedilo QUI in copia pdf), ricorda il presidente della Provincia di Savona Pierangelo Olivieri, “a seguito di incontri e di contatti susseguitisi da venerdì 27 marzo a ieri, l’iniziativa, che ha visto un primo interessamento delle Amministrazioni Valbormidesi e di poi dell’Entroterra tutto, è stata condivisa praticamente da tutti i Sindaci della Provincia, compresi in maggiori ad iniziare dalla Città Capoluogo”.

Nella richiesta al Governo si evidenzia che “Il settore silvocolturale nel Nostro Territorio rappresenta un importante e significato ambito di lavoro e produzione, per numero di aziende (per la pressoché totalità in forma di imprese individuali e piccole) e di soggetti coinvolti ed interessati sia direttamente che indirettamente, parte di una filiera che interessa come fruitori finali sia i singoli privati, sia i settori commerciali e produttivi sia agricoli, che artigianali, che edili, che industriali” e che dunque “la sospensione protratta di questo comparto porterebbe ricadute negative sia dirette che indirette sotto il profilo economico, ma anche in quello ambientale con riferimento alle aree di lavorazione ed intervento”.