Finale Ligure, riconoscimento della definizione di antisemitismo nello Statuto comunale

La richiesta arriva dai gruppi consiliari di minoranza in vista del prossimo Consiglio comunale: “Potremmo essere il primo Comune in Italia”

Iscrizione ebraica alla base del pulpito della Basilica di San Biagio a Finalborgo
Nella foto: una iscrizione in ebraico che si trova alla base del pulpito della Basilica di San Biagio a Finalborgo (sul lato sinistro 'onora tuo padre", mentre sul lato destro "io sono il tuo Dio")

Finale Ligure | L’introduzione di un comma 11 all’art.1 dello Statuto comunale per il riconoscimento della definizione di antisemitismo sancita nel documento ufficiale 26 maggio 2016 dell’IHRA – International Holocaust Remembrance Alliance. È la richiesta che arriva dai gruppi consiliari di minoranza in vista del prossimo Consiglio comunale.

RobertoMichels

“Il Comune si riconosce nella definizione di antisemitismo sancita nel documento ufficiale 26 maggio 2016 dell’IHRA – International Holocaust Remembrance Alliance – per cui l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree o non ebree, i loro beni, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto”.

Nel documento delle minoranze finalesi(“Le Persone al centro”, “Per Finale”. “Finale in Movimento”) è chiesto al Comune di impegnarsi a:

  1. rifuggire, respingere, condannare e contrastare, in qualsiasi forma espressa o manifestata, ogni atto, dichiarazione, atteggiamento, individuale o collettivo, ogni forma di pregiudizio, ogni movimento, propaganda, iniziativa e comunque ogni condotta, attiva od omissiva, individuale o collettiva che esprima, comporti, denoti o abbia come conseguenza diretta o indiretta l’ostilità, l’avversione, la denigrazione, la discriminazione, la lotta o la violenza contro gli ebrei, i loro beni e pertinenze, anche religiosi o culturali;
  2. rifuggire, respingere, condannare e contrastare l’uso, in qualsiasi forma, di segni, simboli, oggetti, immagini, riproduzioni che esprimano, direttamente o indirettamente, pregiudizio, odio, avversione, ostilità, lotta, discriminazione o violenza contro gli Ebrei o negazione della Shoah;
  3. rifuggire, respingere, condannare e contrastare, in qualsiasi forma espressa o manifestata, la negazione del fatto, dello scopo, dei meccanismi, delle conseguenze della Shoah e di ogni altra violenza, discriminazione o persecuzione abbia avuto, nella storia, destinatari o vittime gli ebrei”.

L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della definizione operativa di antisemitismo, formulata dall’International Holocaust Remembrance, costituisce un momento di svolta che allinea l’Italia ad altri Paesi Europei.

L’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) è un’organizzazione intergovernativa – fondata nel 1998 e composta da 31 Stati membri, tra i quali l’Italia, 10 Stati osservatori e 7 Sostenitori internazionali permanenti – che ha come  scopo quello di rafforzare, far progredire e promuovere l’educazione, la memoria e la ricerca sull’Olocausto in tutto il mondo. Secondo l’IHRA: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto”.

La Regione Liguria è stata la prima in Italia ad aver approvato tale definizione, mantenendo “alta l’attenzione verso i costanti rigurgiti di antisemitismo, spesso accompagnati dall’assurdo negazionismo della tragedia dell’Olocausto, purtroppo confermata dal recente rapporto Eurispes, con un 15,6% degli italiani che nega la Shoah ed un’analoga percentuale che ritiene come l’Olocausto non possa aver interessato un così rilevante numero di vittime. Sei milioni di ragioni, cioè l’incredibile numero degli ebrei sterminati dalla follia antisemita, richiedono di intraprendere ogni possibile azione, affinché la memoria costituisca l’imperituro monito ad evitare ogni genere di discriminazione, in particolare fondata sulla professione di una fede diversa dalla propria. Nessuna altra formulazione potrà mai spiegare con maggiore efficacia perché la condanna di ogni discriminazione debba porsi alla base di una pacifica convivenza e di quali efferate conseguenze possa invece avere la violazione dell’universalità di questo fondamentale principio. Contrastare ogni possibile forma di antisemitismo o negazione della Shoah non può che costituire l’esemplare condanna di tutte le possibili ed inaccettabili discriminazioni e che con le parole di Primo Levi potrebbe così descriversi: ‘Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli.’ Non si perda occasione perché sia ripetuto a tutte le generazioni”.

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