Occupazione Liguria, nel 2019 aumentati i contratti a tempo indeterminato

Tra gli avviati di tutte le tipologia contrattuali la maggior parte (80,1%) sono nel settore terziario, all'interno del quale spicca il comparto del turismo (27,7%) seguito da quello del commercio (13,4%)

REception in un luogo di lavoro

Savona / Genova | Nel 2019, in tutta la Liguria, 16.273 lavoratori a tempo determinato hanno visto il loro contratto trasformato in tempo indeterminato. Nel 2018 le trasformazioni erano state 11.061: l’incremento (47,1%) è dunque considerevole. Diminuiscono anche i rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati (5.202 in meno, il 13,2%).

RobertoMichels

Sono questi i dati forniti dalla Regione, desunti dalle prime analisi delle CO, le comunicazioni obbligatorie di avviamento e cessazione dei rapporti di lavoro nel 2019, raccolte ed elaborate dall’Osservatorio sul mercato del lavoro di Alfa (l’Agenzia regionale per il lavoro, la formazione e l’accreditamento). Tra gli avviati di tutte le tipologia contrattuali la maggior parte (80,1%) sono nel settore terziario, all’interno del quale spicca il comparto del turismo (27,7%) seguito da quello del commercio (13,4%). L’industria assorbe il 15,8% degli avviati complessivi, la maggior parte (il 35,5%) nel comparto delle costruzioni. Gli avviati sono al 48,4% a tempo determinato, 20,4% lavoro flessibile, 18,7% tempo indeterminato, apprendistato 6,0%, tirocinio 5,1%, altre 1,5%.

“L’aumento dei tempi indeterminati conferma il dato già evidenziato l’anno scorso dall’Istat di una maggiore crescita percentuale dell’occupazione in Liguria rispetto al resto del paese – commenta il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – ed evidenzia anche un miglioramento nella qualità del lavoro. Le aziende in Liguria investono di più, rispetto a qualche anno fa, sulle loro risorse migliori e sulla presenza nel territorio”. “Al netto degli incentivi e dei disincentivi che in questo periodo spingono le aziende alle trasformazioni da determinato a indeterminato – commenta l’assessore al lavoro Gianni Berrino – questi numeri mostrano una buona tendenza al consolidamento di risorse già acquisite e formate. Sono dunque rapporti di lavoro che hanno già superato le fasi più critiche: se le aziende di appartenenza li “sposano” vuol dire che le condizioni di mercato consentono di farlo ed è dunque un segno di ripresa e una buona notizia per tutti i lavoratori della nostra regione, anche per quelli più deboli, ancora da formare o avviare”.

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