Consiglio Regione Liguria: caso ex Ilva e filiera dell’acciaio in Italia

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, che impegna la giunta a intervenire presso il Governo per assicurare il mantenimento della filiera dell’acciaio in Italia

Il Palazzo di Regione Liguria in Piazza De Ferrari a Genova

Genova | Si è tenuta oggi una seduta monotematica del Consiglio regionale per discutere del caso ex Ilva e della produzione italiana dell’acciaio. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, che impegna la giunta a intervenire presso il Governo per assicurare il mantenimento della filiera dell’acciaio in Italia, compresa la lavorazione a caldo presso lo stabilimento di Taranto, elemento fondamentale per la difesa della capacità produttiva e industriale del Paese; a considerare una forma di tutela legale e penale in una nuova formulazione valida erga omnes per non offrire alcun pretesto di natura giuridica ad Arcelor ittal per giustificare il recesso; a chiedere ad Arcelor Mittal il rispetto di tutte le intese siglate col Governo e le organizzazioni sindacali, a partire dalla piena applicazione del piano ambientale e dal conseguimento degli obbiettivi produzione previsti dal Piano industriale e dalle garanzie per il mantenimento dei posti di lavoro e dei livelli retributivi.

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Nell’ordine del giorno la giunta viene impegnata, inoltre, ad assicurare, alla luce della legittima azione della magistratura di Milano, che gli alto-forni di Taranto non vengano spenti, qualunque sia l’esito delle trattative in atto; a garantire per quanto riguarda lo stabilimento di Genova-Cornigliano la piena applicazione dell’accordo di programma in particolare per quanto riguarda il mantenimento dei livelli occupazionali e le garanzie sui livelli retributivi, incluse le forme di integrazione al reddito che quell’Accordo presupponeva. Con questo ordine del giorno, infine, il Consiglio ha chiesto alla giunta di intervenire, sempre presso il governo, per garantire il mantenimento e lo sviluppo dell’unità produttiva di Genova e di attivare un’azione concreta e monitorata affinché vengano assunte tutte le iniziative più opportune per l’attuazione della bonifica della ex centrale termica dell’ex Ilva di Genova-Cornigliano.

Prima dell’avvio del dibattito il presidente del Consiglio regionale Alessandro Piana ha sospeso la seduta per permettere ai rappresentanti sindacali dei lavoratori dell’area siderurgica genovese di intervenire in aula. Fabio Ceraudo della Uilm ha illustrato la storia della siderurgia italiana negli ultimi decenni, che ha portato ad una progressiva situazione di stagnamento fino alla vendita del gruppo ad Arcelor Mittal e ha sottolineato il drastico calo occupazionale del settore negli ultimi decenni. Ceraudo ha ribadito la necessità di nuova occupazione e che la lavorazione dell’acciaio venga mantenuta in Italia pur nel rispetto dell’ambiente. Il sindacalista ha ribadito la necessità di rispettare l’accordo di programma firmato nel 2005 per l’impianto di Cornigliano.

Rocco Genco della Film Cisl ha ricordato che, a Genova, la siderurgia dal 2005 a oggi ha perso 1500 posti di lavoro, oltre a quelli dell’indotto. Secondo Genco è stato un errore da parte del Governo togliere lo scudo penale perché, in questo modo, avrebbe offerto alla società franco-indiana l’occasione per recedere dal contratto. Il sindacalista ha chiesto tempi rapidi per la ripartenza dell’impianti, che l’Italia non perda la lavorazione siderurgica integrale e che sia tutelato il polo genovese. Armando Palombo della Fiom Cgil ha ringraziato il Consiglio per avere organizzato la seduta monotematica sulla crisi aziendale e ha ribadito che l’acciaio è ancora necessario, per esempio, per l’industria automobilistica e che l’Italia deve mantenere il circuito integrale della lavorazione. Palombo ha ricordato, inoltre, che il polo genovese produce la banda stagnata, indispensabile per le confezioni dei prodotti alimentari, e ha denunciato le conseguenze occupazionali della crisi dello stabilimento pugliese, che potrebbero coinvolgere anche l’impianto di Genova. Palombo ha sottolineato che stabilimenti in Europa, analoghi a quello di Taranto, lavorano a pieno regime nel ciclo integrale.

Subito dopo la ripresa dei lavori Angelo Vaccarezza (FI) ha proposto di elaborare un ordine del giorno condiviso rispetto ai quattro documenti proposti sull’argomento da diversi gruppi consiliari: «Auspico la possibilità di trovare un accordo del Consiglio che preveda la necessità di aprire un tavolo con tutte le parti coinvolte». Il consigliere ha sottolineato anche l’importanza della tutela ambientale del sito di Taranto e di salvaguardare l’occupazione dello stabilimento genovese. La proposta è stata accolta dall’Assemblea che ha elaborato il documento unitario poi approvato all’unanimità.

IL DIBATTITO IN AULA

Franco Senarega (Lega Nord Liguria- Salvini) ha dichiarato: «Nasce una forte preoccupazione, dopo le notizie sulla cancellazione dello scudo penale da parte del Governo per i gestori dell’impianto di Taranto, per le consegue che questo atto ha prodotto con la scelta della società di non proseguire nell’affitto dell’impianto». Secondo il consigliere «la produzione dell’acciaio è fondamentale per la nostra industria, l’Italia non deve dipendere da altri Stati e deve difendere l’eccellenza della sua produzione. L’impianto a caldo – ha aggiunto – va mantenuto nel rispetto della salute dei lavoratori tuttavia, per risanare l’ambiente, la manutenzione degli impianti passa attraverso la continuità produttiva perché troppo spesso fabbriche chiuse sono diventate bombe ecologiche. Occorre, inoltre, mantenere l’occupazione attuale e il rispetto dell’Accordo di programma per l’impianto di Genova. Auspico – ha concluso – che dall’aula esca un documento condiviso che impegni il Governo a trovare una soluzione per mantenere la produzione dell’acciaio in Italia e per salvaguardare l’occupazione nell’impianto di Genova e nella nostra regione».

 Alice Salvatore (Mov5Stelle), che aveva presentato una mozione relativa alla bonifica di una parte del sito genovese di Cornigliano, ha dichiarato: «Occorre un’azione di bonifica dell’area ex Ilva, perché questo è un tema importante sia per la salute sia dei cittadini che dei lavoratori. La ex centrale termica dell’Ilva è in condizioni di alto degrado è c’è la preoccupazione che, nel caso dovesse rovinare la parte della struttura che è costruita in eternit, si possano verificare problematiche di tipo sanitario e ambientale. Occorre – ha concluso – dunque portare al più presto a termine le bonifiche».

Giovanni Lunardon (Pd) ha spiegato: «Oggi abbiamo la responsabilità di assumere una posizione unanime, lo dobbiamo ai lavoratori dell’impianto genovese di Cornigliano. Dobbiamo salvaguardare la filiera dell’acciaio in Italia, compresa la lavorazione a caldo dell’impianto di Taranto perché da quella filiera dipende la tenuta dell’intero sistema industriale del nostro Paese e il governo deve intervenire con determinazione». Lunardon ha aggiunto: «Credo sia stato un errore, peraltro commesso anche da precedenti governi, rimuovere lo scudo penale, ma occorre una riforma sulla tutela penale che sia valida per tutti i casi affinché chi adotta un piano industriale legittimato possa avere una sorta di tutela per i danni prodotti prima del suo intervento». Secondo il consigliere gli altoforni dell’impianto di Taranto non vanno chiusi e ha ribadito la necessità, per quanto riguarda l’impianto genovese di Cornigliano, di difendere l’Accordo di Programma e di fare un ulteriore salto di qualità nella produzione genovese di banda stagnata.

Gianni Pastorino (Linea condivisa) ha ribadito la complessità della situazione: «Occorre mantenere la produzione dello stabilimento di Taranto da cui dipende anche il polo genovese – ha aggiunto – altrimenti si scatenerebbe una crisi molto pesante». Rispetto alla decisione dell’attuale governo di rimuovere lo scudo penale, il consigliere ha aggiunto: «L’azienda gioca su questa decisione, ma occorre dimostrare ad Arcelor Mittal che questo non è possibile e che la società deve rispettare l’accordo firmato perché gli impegni sono congiunti: difesa del reddito, ma senza inquinare il territorio. Occorre –ha concluso – sinergia fra politica, apparati produttivi e enti locali. Non ci sono elementi contrapposti e questa è la scommessa e c’è un elemento straordinario rappresentato dallo scudo penale».

Juri Michelucci (Italia Viva) ha dichiarato: «Se si crede che la produzione di acciaio sia un bene per il paese, è importante che questo Consiglio dia un impulso unitario. Noi vogliamo che prosegua la produzione e si inserisca in una dinamica di tutela ambientale». Secondo il consigliere Taranto «deve tornare vivere di lavoro, ma, quando si interviene per bonificare i siti, è chiaro che una normativa giusta possa prevedere che chi interviene non deve pagare per colpe che non sono sue». Anche Michelucci ha ribadito la necessità di una riforma complessiva su questo aspetto.

Il presidente della giunta Giovanni Toti è intervenuto nel dibattito: «Auspico che si arrivi ad una sintesi degli ordini del giorno in un documento unitario il più possibile». Il presidente ha ricordato di avere chiesto, insieme al sindaco di Genova Marco Bucci, un incontro al ministro per lo sviluppo economico Stefano Patuanelli, fissato per domani. «E’ evidente che ci siamo infilati in una situazione complessa. Arcelor Mittal ha giocato in qualche modo sulla debolezza della politica italiana, ma questo non mi stupisce né mi indigna perché – ha aggiunto – sapevamo fin dall’inizio che l’Italia sarebbe stata un quadrante nel vastissimo scacchiere su cui giocano le politiche di Arcelor Mittal». Occorre dunque, secondo Toti, far sì che l’Italia sia più accogliente e conveniente di altre realtà perché la società resterà in Italia solo se le è più conveniente e occorre evitare – ha detto – soluzioni di imperio. «La società – ha spiegato – indubbiamente ha più frecce al suo arco e più possibilità di scelta politica» rispetto all’Italia. Secondo il presidente, inoltre: «La specificità dell’accordo di Programma di Cornigliano, con il prezzo pagato da Genova in termini occupazionali, può essere un esempio e questa specificità deve stare sul tavolo della trattativa e, se il Consiglio regionale ci dà oggi una mano, avremo fatto un viaggio a Roma più utile ai lavoratori».

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