Albenga Jazz Festival, coinvolgente omaggio a Michel Petrucciani

di Alfredo Sgarlato Seconda serata per l’Albenga Jazz Festival 2019, con Philippe Petrucciani and On Air Trio. Il quartetto, molto affiatato da una lunga collaborazione, rende omaggio al grande Michel Petrucciani, fratello di Philippe, nel ventennale della morte, avvenuta a soli 36 anni. Michel fu uno dei personaggi più incredibili nella storia del jazz, coi suoi terribili handicap fisici compensati da intelligenza e talento artistico straordinari. Figlio di un chitarrista, scelse il pianoforte, mentre Philippe suona la chitarra come il padre (un terzo fratello, Louis, è contrabbassista).



La serata ha un inizio fuori dagli schemi, con un duetto tra il bassista Marc Peillon e il batterista Rodolfo Cervetto, che introduce il primo dei brani dedicati da Philippe a Michel, che il quartetto, completato dall’ottimo pianista ingauno Alessandro Collina, direttore artistico del festival, eseguirà nella serata. Petrucciani è un chitarrista molto classico, tipo Barney Kessel o Jim Hall, che suona senza effetti, e con fraseggi lineari. Come molti chitarristi ama anche la musica brasiliana, passione di famiglia visto che un bellissimo tema scritto dal fratello Michel ed eseguito dal quartetto con grande passione si intitola Brazilian like, e nel finale si lancia anche in un solo più rockeggiante, molto applaudito dal pubblico, anche ieri sera foltissimo, mentre la ritmica si fa funky.



La maggioranza dei brani eseguiti sono composizioni dei fratelli Petrucciani, tranne un paio di standard, tra cui Old folks, che fu l’ultimo brano che i tre fratelli suonarono insieme. Il gruppo ha un fortissimo interplay e nessuno prevarica gli altri tre. Notevoli le invenzioni ritmiche di Cervetto che sottolinea i soli dei tre compagni con finezza, durante un solo di contrabbasso per esempio usa un sacchetto della spazzatura come strumento. Collina è un pianista di grande gusto, sia quando introduce le ballads creando l’atmosfera giusta, sia nei solo, molto eleganti. Peillon è molto presente sia nella costruzione ritmica che facendosi spalla dei solisti, sia come solista lui stesso, e si esibisce anche nel canto scat.

Una serata molto diversa dalla precedente, più cerebrale il Carlo Atti 4et, più cool On Air, ma è doveroso che un festival proponga artisti molto differenti tra loro, essendo il jazz un universo molto vario. E in ambedue le serate il pubblico che ha gremito Piazza San Michele, scenario ideale per i concerti, si è divertito ed ha apprezzato la bellezza della musica. Stasera ci aspetta ancora qualcosa di totalmente diverso con Louis Sclavis, uno dei più bravi clarinettisti al mondo.



*Foto di Serena Latella

Ultima revisione articolo: